
Angelica Kauffmann e Mary Moser: le pittrici della Royal Academy of Arts di Londra
La fondazione della Royal Academy di Londra

Johann Zoffany, I ritratti degli accademici della Royal Academy, 1771-1772, olio su tela, The Royal Collection, Londra.
Nel 1768, a Londra, un gruppo di artisti e architetti propose la creazione di un’istituzione ufficiale per promuovere l’arte britannica, organizzare mostre e formare nuovi talenti. Il progetto fu sostenuto dal re Giorgio III e nacque così la Royal Academy of Arts. Tra i 36 membri fondatori vi furono solo due donne: Angelica Kauffmann e Mary Moser.
La loro presenza fu straordinaria per l’epoca: le donne erano generalmente escluse dalle accademie e dall’istruzione artistica formale. Anche se non parteciparono sempre attivamente alle decisioni amministrative, il loro inserimento tra i fondatori rappresentò un passo importante verso il riconoscimento del talento femminile nel mondo dell’arte
Angelica Kauffmann

Angelica Kauffmann, Autoritratto, olio su tela, 1770-1775, 73, 7 x 61, cm, National Gallery, London.
Angelica Kauffmann (1741–1807) fu una pittrice neoclassica di origine svizzera che costruì una carriera internazionale tra Italia, Inghilterra e Roma. Arrivò a Londra nel 1766, dove ottenne rapidamente grande successo grazie alla sua cultura classica, alle relazioni con l’aristocrazia e alla qualità delle sue opere, in particolare nei generi della pittura storica e del ritratto.
Nel 1768 fu nominata membro fondatore della Royal Academy, insieme a Mary Moser, diventando una delle pochissime donne ammesse in un’istituzione ufficiale dell’epoca. La sua specializzazione nella pittura di storia — considerata il genere più elevato nella gerarchia accademica — contribuì ad accrescere il prestigio dell’Accademia e a dimostrare che le donne potevano eccellere anche nei campi artistici ritenuti più “nobili”.
Durante il suo soggiorno londinese, Kauffmann espose opere ispirate alla letteratura classica e alla mitologia, influenzando la nascente pittura storica britannica. Le sue composizioni, spesso tratte da Omero, Virgilio e Tasso, univano eleganza formale e sensibilità emotiva, rendendola una figura centrale del neoclassicismo europeo.
Nonostante il riconoscimento ufficiale, le restrizioni sociali limitarono la sua partecipazione ad alcune attività accademiche: per esempio, nelle lezioni di disegno dal vero con modelli nudi — considerate inappropriate per le donne — Kauffmann non poteva essere presente fisicamente. Questo è visibile anche nel celebre dipinto di gruppo di Johan Zoffany, in cui lei e Mary Moser sono rappresentate solo tramite ritratti appesi al muro, a indicare la loro esclusione da tali sessioni.
La formazione, tra la Svizzera e l'Italia

Angelica Kauffman, Penelope al telaio, 1764, olio su tela, 169 × 118 cm, Brighton Museum and Art Gallery, East Sussex.
La Kauffmann nacque il 30 settembre 1741 a Coira, nel cantone dei Grigioni, in Svizzera; tuttavia, trascorse la propria infanzia in Austria. Il padre, Joseph Johann Kauffmann, pur essendo di umili origini, era un pittore talentuoso: fu proprio lui, infatti, a trasmetterle l'amore per il disegno. L'influenza genitoriale fu determinante per il carattere di Angelica: dal padre ricevette la formazione artistica, mentre la madre, Cleophea (italianizzato in Cleofe) Lutz, sviluppò le sue abilità nelle lingue, nella letteratura, nella musica e nel canto. I rudimenti per la pittura, passione prediletta dalla ragazza, vennero appresi attraverso la copia di gessi e di stampe, delle quali disponeva una vastissima collezione.
Nel 1753 eseguì la sua prima opera: si tratta di un Autoritratto, dipinto a Morbegno in Valtellina, dove visse prima di trasferirsi a Como. Proprio in questo territorio le venne commissionato il ritratto del vescovo locale, ma dell'opera esistono almeno tre versioni ed oggi non si conosce quale sia l'originale realizzato dalla pittrice. Nel 1754, il padre decise di portare con sé la giovane figlia a Milano, dove dipinse fino alla morte della madre, avvenuta nel 1757. A causa di questa tragica circostanza, Angelica e il padre fecero ritorno in Svizzera, dove lavorarono insieme al servizio della nobiltà tedesca; sono da datarsi proprio in questo periodo l'Autoritratto in costume tipico del Bregenzerwald, oggi custodito nella Galleria degli Uffizi, e una serie di medaglioni affrescati con teste degli apostoli, eseguita basandosi sulle calcografie di Giovanni Battista Piazzetta.
Il padre decise di riproporre un viaggio di formazione artistica in Italia. Fu proprio nel Bel Paese che Angelica ebbe modo di coltivare più intensamente le proprie doti pittoriche, attraverso lo studio delle opere del Correggio, di Guido Reni, dei Carracci, del Domenichino e del Guercino. A Firenze, nel 1762, eseguì la copia di prestigiosi dipinti della Galleria Ducale; per quanto riguarda l'ambito accademico, ottenne il diploma dell'Accademia di belle arti di Firenze e l'investitura a «membro d'onore» all'Accademia Clementina a Bologna. Tra il 1763 e il 1765 visita Roma e Napoli, dove studiò le collezioni del museo nazionale di Capodimonte. Nonostante l'insistenza della regina Maria Carolina d'Asburgo-Lorena che voleva farla diventare pittrice di corte, Angelica restò poco a Napoli, tanto che terminerà il Ritratto della famiglia di Ferdinando IV parecchi anni più tardi a Roma, nel 1782. Proprio in questo periodo, tra l'altro, conobbe illustri personaggi: frequentò molti artisti inglesi fra cui Gavin Hamilton e Benjamin West, ma conobbe anche il tedesco Anton Raphael Mengs e gli italiani Giovanni Battista Casanova, fratello del più famoso Giacomo, Giambattista Piranesi e Pompeo Batoni.
In questa sua parentesi italiana, la giovane Kauffmann raggiunse uno straordinario successo nella ritrattistica; ne scrisse Winckelmann, in una lettera che mandò all'amico Franke nell'agosto 1764:«La giovinetta di cui parlo è nata a Coira, ma fu condotta per tempo in Italia da suo padre, che è pure pittore; parla assai bene l’italiano e il tedesco … Parla inoltre correntemente il francese e l’inglese … Si può chiamare bella e gareggia nel canto con le nostre migliori virtuose. Il suo nome è Angelica Kauffmann». Ciononostante, la pittrice mostrò subito anche un forte interesse verso la raffigurazione di soggetti storici: a tal scopo, si servì anche delle varie sculture e nudi che disponeva, grazie all'amicizia con il più celebre Batoni. La sua prima pittura storica si data proprio nel 1763, anno in cui realizza il Nudo virile. Il Nudo fu solo il primo di una lunga serie, composta da opere prestigiose come Penelope al telaio e Bacco e Arianna, dove l'artista sintetizza sapientemente il neoclassicismo con il classicismo seicentesco, di cui Reni era il maggiore rappresentante.
Angelica Kauffmann a Londra

Angelica Kauffmann, Ritratto di Johann Joachim Winckelmann, 1764, olio su tela, 97 x 71 cm, Kunsthaus Zürich.
Durante il soggiorno veneziano la Kauffmann strinse amicizia con la moglie dell'ambasciatore inglese John Murray: lady B. Wentworth. Quest'ultima invitò l'artista a seguirla a Londra - cosa che Angelica effettivamente fece nel giugno del 1766, passando per Parigi, dove poté ammirare il Palais du Luxembourg, ornato dalle opere di Rubens. L'artista trovò terreno fertile nella capitale inglese, dove già era conosciuta per un ritratto di David Garrick mandato alla Free Society nel 1764; di conseguenza numerosissimi furono i committenti, a partire da Augusta Sofia di Hannover, John e Georgiana Spencer e Joshua Reynolds.
La vita sociale e culturale di Londra favoriva le occasioni mondane, cui Angelica prendeva parte. In seguito alle numerose feste che la pittrice non disdegnava si iniziarono a diffondere pettegolezzi sulla sua vita privata e amorosa: si vociferava di presunte relazioni con Füssli e Reynolds. L'episodio più emblematico risale al 1775, quando il pittore irlandese Nathaniel Hone, tra i fondatori della Royal Academy, realizzò un dipinto intitolandolo Il Mago, dove in un angolo pare fosse nascosta una caricatura della pittrice discinta.
Scandali e polemiche

Nathaniel Hone, Il Mago, 1775, olio su tela, 145 × 173 cm, Galleria Nazionale d'Irlanda, Dublino.
Hone presentò l'opera alla Mostra Annuale della Royal Academy del 1775, dove fu accettata dalla commissione. In seguito però, Angelica Kauffman, una delle fondatrici dell'Accademia, protestò sostenendo che una delle figure nude che danzavano sullo sfondo la ritraesse. La Kauffman minacciò di ritirare i suoi dipinti dalla mostra se quello di Hone fosse stato ammesso. Hone cercò di insistere sul fatto che la figura a cui si riferiva fosse intesa come un uomo, ma la Kauffman non si lasciò convincere e l'Accademia decise di respingere il dipinto. Hone ridipinse le figure incriminate, trasformandole in festaioli completamente vestiti, ma tentò anche di sfruttare la controversia allestendo una mostra personale con la tela censurata e altre opere.
Ciò che è senza dubbio palese, è che l'opera avesse come bersaglio principale il presidente della Royal Academy, Joshua Reynolds. Il mago è chiaramente inteso come Reynolds, raffigurato mentre trasforma i Vecchi Maestri in opere di sua qualità inferiore, un riferimento alla tendenza di Reynolds a prendere in prestito stilisticamente dai grandi artisti del passato. Hone nutriva da tempo un risentimento nei confronti di Reynolds e la Kauffman era amico di Reynolds. È stato dunque ipotizzato che la bambina nel dipinto rappresentasse Kauffman, con Reynolds che la induceva in errore artisticamente mostrandole come rubare dai Vecchi Maestri. Il dipinto rimase nello studio di Hone fino alla sua morte nel 1784 e fu venduto per 92 ghinee l'anno successivo. Attualmente, è conservato nelle collezioni della National Gallery of Ireland a Dublino. Uno schizzo, che raffigura le figure nude sullo sfondo, si trova alla Tate.
Il ritorno in Italia

Angelica Kauffmann, La Tristezza di Telemaco, 1783, olio su tela, 83,2 x 114,3 cm, The Metropolitan Museum, New York.
In seguito, Angelica scelse di sposare il conte svedese Frederick de Horn, che però si rivelò ben presto un impostore, fuggendo con tutti i loro risparmi. Kauffmann fu libera dal vincolo di matrimonio solo il 10 febbraio 1780, quando la Chiesa Anglicana dichiarò il matrimonio invalido. Un anno più tardi, rivide una vecchia conoscenza del padre, il pittore veneziano Antonio Zucchi, di una quindicina d'anni più anziano di Angelica, che diventerà presto il suo secondo marito. Sempre nello stesso anno, vi furono altri cambiamenti: i coniugi lasciarono Londra alla volta di Venezia per un breve soggiorno, prima di arrivare a Roma.
La dimora capitolina divenne presto un'istituzione per i viaggiatori del Grand Tour che passavano per l'Urbe. Fra questi, si annovera Johann Wolfgang von Goethe, con cui la Kauffman strinse un solido rapporto di amicizia, le voci speculano che si possa addirittura parlare di una relazione passionale, che si tradusse nella realizzazione del suo ritratto, datato 1787, oggi custodito nel Goethe-Nationalmuseum di Weimar. Nonostante il successo romano la Kauffmann continuò a mantenersi in contatto con la clientela inglese e avendo importanti mecenati nei cortigiani europei più prestigiosi. Per Onorato Caetani, duca di Sermoneta, dipinse La tristezza di Telemaco e Telemaco e le Ninfe di Calipso, dipinti oggi al Metropolitan Museum of Art di New York. Probabilmente è proprio in questo periodo che Angelica produsse le sue opere migliori, che spaziarono dalla ritrattistica alla pittura religiosa, che raggiunse l'apice con l'affresco della cappella del santuario di Loreto.
Il marito Antonio morì il 26 dicembre 1795. Nonostante il dolore che il lutto portò con sè, Angelica continuò a dipingere. Per tutto il resto della sua vita rimase a vivere a Roma; anzi, fu una dei pochi artisti stranieri che non fuggirono all'arrivo delle truppe francesi che invasero la capitale dello Stato Pontificio alla fine del 1700. Angelika Kauffmann morì a 66 anni il 5 novembre 1807, in seguito a un malore causato da una malattia professionale, che fu costretta a patire per molto tempo, connessa ai veleni della tavolozza che inalò per tutta la sua carriera: i colori all'epoca erano a base di piombo. Fu sepolta accanto al marito nella basilica romana di Sant'Andrea delle Fratte, pianta sinceramente dai suoi contemporanei: Antonio Canova, i Direttori dell'Accademia di Francia e di San Luca. Nell'epitaffio volle espressamente scritto che lei stessa, benché avesse avuto diritto alla sepoltura al Pantheon, aveva imposto di essere sepolta lì, per poter «abitare anche dopo la morte» accanto all'uomo con cui aveva goduto di tanto accordo. Un suo busto fu comunque collocato nel Pantheon l'anno successivo.
Mary Moser

Mary Moser, Vaso di fiori, 1792 -1797 circa, olio su tela, 66,3 x 65.6 cm, Royal Collection, Londra.
Mary Moser (1744–1819) fu una delle pittrici inglesi più celebri del XVIII secolo, riconosciuta soprattutto per le sue nature morte floreali, ma attiva anche nel campo della decorazione e del disegno ornamentale. Figlia dell’artista svizzero George Michael Moser, cofondatore della Royal Academy, ricevette una formazione precoce all’interno di un ambiente artistico colto e internazionale. Già adolescente vinse premi della Society of Arts per i suoi disegni floreali, consolidando una reputazione che la portò a esporre regolarmente a Londra. Nel 1768 entrò tra i membri fondatori della Royal Academy insieme a Angelica Kauffmann, diventando una delle sole due donne ammesse all’istituzione.
La sua produzione si concentrò su composizioni botaniche caratterizzate da colori luminosi, attenzione naturalistica e una costruzione equilibrata dello spazio pittorico, elementi che le valsero l’apprezzamento di collezionisti aristocratici. Tra i riconoscimenti più importanti vi fu il patrocinio della regina Charlotte of Mecklenburg-Strelitz, che le commissionò negli anni Novanta del Settecento una serie di decorazioni floreali per Frogmore House, progetto prestigioso che contribuì a consolidare la sua posizione nella cultura visiva britannica.
Così simili, eppure così diverse

Nel dipinto di Johan Zoffany che rappresenta gli accademici riuniti (1771–1772), le due artiste compaiono solo come ritratti appesi al muro, Angelica a sinistra e Mary sulla destra, simbolo dell’esclusione delle donne dalle lezioni di nudo e da alcune attività fondamentali della formazione artistica.
Il confronto tra la pittura di Moser e quella di Angelica Kauffmann evidenzia sia affinità, che differenze significative. Entrambe operarono in un contesto dominato dagli uomini e conquistarono una posizione eccezionale come membri fondatori della Royal Academy, contribuendo a ridefinire il ruolo delle artiste professioniste nel tardo Settecento. Tuttavia, le loro scelte iconografiche divergevano nettamente: la Moser si dedicò prevalentemente alla natura morta floreale e alla decorazione, sviluppando uno stile attento alla resa botanica e alla luminosità cromatica, mentre la Kauffmann si impose nella pittura di storia e nel ritratto neoclassico, generi considerati più elevati nella gerarchia accademica. Se la pittura della Moser privilegiava l’osservazione della natura e l’equilibrio ornamentale, quella della Kauffmann puntava su narrazioni mitologiche e allegoriche, con figure idealizzate e composizioni ispirate all’antichità classica. Nonostante queste differenze, la loro eredità artistica e storica è complementare: entrambe dimostrarono che le donne potevano ottenere riconoscimento professionale in ambiti diversi della produzione pittorica e aprirono la strada a una maggiore presenza femminile nelle istituzioni artistiche europee. La loro partecipazione alla Royal Academy rimane un momento simbolico nella storia dell’arte, testimoniando al contempo i limiti imposti alle artiste e il loro ruolo fondamentale nel trasformare gradualmente tali barriere.
In copertina: Angelica Kauffmann, Trionfo di Venere con le Tre Grazie, olio su tela, 64,2 x 64, cm, Christie's. Dettaglio.