
Rachel Ruysch e Maria van Oosterwijck: due protagoniste del Secolo d'oro olandese
La nuova prospettiva: il Secolo d'oro parlò anche al femminile

Maria van Oosterwijck, Fiori in un vaso ornamentale, 1670-1675 circa, olio su tela, 62 x 47,5 cm, Mauritshuis, The Hague.
Nel panorama del Secolo d’oro olandese, dominato da figure celebri come Rembrandt van Rijn, Johannes Vermeer e Frans Hals, due artiste riuscirono a conquistare fama internazionale, prestigio economico e il favore delle corti europee: Maria van Oosterwijck (1630–1693) e Rachel Ruysch (1664–1750). Specializzate nella natura morta floreale, entrambe furono considerate tra i più raffinati pittori del loro tempo e rappresentano oggi esempi fondamentali per comprendere il ruolo delle donne nella cultura visiva della Repubblica delle Province Unite.
Per lungo tempo la storiografia tradizionale ha relegato queste artiste ai margini del canone. Tuttavia, le ricerche sviluppate negli ultimi anni dal Rijksmuseum, dal RKD – Netherlands Institute for Art History e da numerosi studiosi della storia dell’arte di genere hanno profondamente modificato questa prospettiva, dimostrando che le donne non furono eccezioni isolate ma protagoniste attive del sistema artistico olandese. Maria e Rachel non furono casi isolati: sono diverse le protagoniste del mondo dell'arte olandese che hanno ritrovato il loro spazio nella narrazione ufficiale: una sorte simile è toccata anche a Judith Leyster, Maria de Grebber e Sara van Baalbergen.
Le più recenti pubblicazioni accademiche hanno avuto un ruolo centrale nel sottolineare come artiste, ma anche collezioniste, committenti e imprenditrici abbiano contribuito in modo sostanziale alla produzione culturale dei Paesi Bassi tra XVII e XVIII secolo.
Per comprendere il ruolo di Rachel Ruysch e Maria van Oosterwijck nel Secolo d’oro olandese consiglio di recuperare anche la figura di Clara Peeters, tra le prime artiste europee a specializzarsi nella natura morta agli inizi del XVII secolo. Proprio sul solco da lei tracciato si sono sviluppate le attività della Oosterwijck e della Ruysch, che portarono la natura morta a nuovi livelli di complessità e raffinatezza. La prima attraverso ricche costruzioni simboliche e riflessioni morali, la seconda grazie a un’osservazione della natura influenzata dagli studi botanici e scientifici del suo tempo. Considerate insieme, queste tre artiste testimoniano la continuità di una tradizione femminile che contribuì in modo significativo allo sviluppo della pittura di natura morta nel Seicento, dimostrando come le donne potessero conquistare visibilità e successo professionale in un sistema artistico prevalentemente maschile.
Maria van Oosterwijck: la pittrice delle corti europee

Wallerant Vaillant, Ritratto di Maria van Oosterwijck, 1671, olio su tela, 96 x 78 cm, Rijksmuseum, Amsterdam.
Maria van Oosterwijck nacque a Nootdorp nel 1630, nei pressi di Delft, da una famiglia profondamente religiosa: il padre era ministro della Chiesa riformata olandese. Fin da giovane mostrò una notevole predisposizione per il disegno e la pittura e si formò artisticamente a Delft, probabilmente presso Jan Davidsz. de Heem, uno dei maggiori maestri della natura morta barocca, al cui studio sarebbe stata introdotta proprio dal padre. Sotto la sua influenza sviluppò un interesse particolare per le composizioni floreali e per la rappresentazione minuziosa degli elementi naturali.
La sua carriera si sviluppò inizialmente a Delft, poi a Utrecht e infine ad Amsterdam, dove aprì una propria bottega. Fin dagli esordi dimostrò una straordinaria capacità tecnica nella rappresentazione di fiori, frutti, insetti e oggetti preziosi. La sua pittura si distingueva per la ricchezza dei dettagli, l'uso raffinato della luce e dei contrasti chiaroscurali e la brillantezza dei colori, spesso esaltata da fondi scuri.
La sua attività si svolse in un contesto non privo di ostacoli. Le donne non potevano accedere facilmente alle corporazioni artistiche né frequentare gli stessi percorsi formativi degli uomini. Nonostante il successo ottenuto, Maria non poté entrare nella corporazione dei pittori. Scelse inoltre di non sposarsi, dedicando la propria vita all'arte. Fu anche un'abile imprenditrice: si servì di intermediari per commercializzare le sue opere all'estero e riuscì a costruire una rete di committenze internazionali che comprendeva alcuni dei sovrani più potenti d'Europa.
Tra i suoi collezionisti figuravano Luigi XIV di Francia, Leopoldo I d'Asburgo, Guglielmo III d'Orange e Augusto II di Polonia. Le fonti contemporanee testimoniano che le sue opere erano ricercate come beni di lusso destinati alle collezioni principesche. La sua fama fu tale da essere inclusa nelle principali biografie artistiche dell'epoca, un riconoscimento raro per una donna del XVII secolo.
Le sue composizioni floreali non erano semplici esercizi decorativi. Dietro la magnificenza dei bouquet si celava un complesso linguaggio simbolico. Fiori recisi, clessidre, teschi, libri, globi terrestri, insetti e altri oggetti alludevano alla caducità dell'esistenza e alla dimensione spirituale della vita umana. In questo senso Maria van Oosterwijck fu una delle più importanti interpreti della tradizione della vanitas, genere profondamente radicato nella cultura protestante olandese.
Il suo background religioso, si svela nelle sue opere in numerosi riferimenti alla fede cristiana. Il girasole simboleggiava l'anima rivolta verso Dio, l'uva richiamava il vino eucaristico, mentre la farfalla Vanessa atalanta, presente in molte delle sue composizioni, alludeva alla resurrezione di Cristo e alla speranza della vita eterna. Questa dimensione spirituale conferisce alle sue opere una particolare intensità meditativa, in cui la bellezza della natura si accompagna costantemente alla riflessione sul tempo, sulla morte e sulla salvezza.
Maria van Oosterwijck fu inoltre maestra della pittrice Geertgen Wyntges, contribuendo così alla formazione di una nuova generazione di artiste. Oggi è considerata, insieme a Rachel Ruysch, una delle più importanti pittrici di nature morte dell'età d'oro olandese. Le sue opere sono conservate in prestigiose collezioni europee e americane e continuano a essere studiate come esempio straordinario della pittura di natura morta del Seicento.
Rachel Ruysch: la scienza al servizio dell’arte

Godfried Schalcken, Ritratto di Rachel Ruysch, prima del 1706, olio su tela, 71,8 cm x 62,2 cm, The Wilson, Cheltenham.
Quando Rachel Ruysch nacque all’Aia nel 1664, Maria van Oosterwijck era già una celebrità affermata. Eppure la giovane artista sarebbe riuscita a superare persino la fama della sua predecessora. Figlia del celebre botanico e anatomista Frederik Ruysch, Rachel crebbe circondata da collezioni naturalistiche, erbari, scheletri, conchiglie e preparati anatomici. Questo ambiente scientifico influenzò profondamente il suo modo di osservare la natura.
La precisione botanica delle sue opere rappresenta uno degli aspetti più innovativi della sua produzione. A differenza di molti pittori di fiori che lavoravano secondo convenzioni decorative, Rachel studiava direttamente le specie vegetali e gli insetti, riproducendone le caratteristiche con accuratezza quasi scientifica.
La sua abilità le consentì di ottenere commissioni prestigiose e prezzi eccezionalmente elevati. Documenti dell’epoca mostrano che alcuni suoi dipinti raggiungevano quotazioni superiori a quelle di artisti oggi molto più celebri, incluso Rembrandt. La sua reputazione attraversò l’intera Europa. Tra il 1708 e il 1716 lavorò come pittrice di corte per l’elettore palatino Johann Wilhelm a Düsseldorf, una posizione di enorme prestigio per una donna artista dell’epoca.
Un dato particolarmente significativo riguarda la durata della sua carriera. Rachel Ruysch continuò a dipingere fino a tarda età e produsse opere per oltre sessant’anni, lasciando centinaia di dipinti oggi conservati nei principali musei del mondo.
La riscoperta contemporanea

Rachel Ruysch, Natura morta di fiori, 1665 circa, olio su tela, 75 x 55,8 cm, Hallwyl Museum, Stoccolma.
Sebbene accomunate dalla specializzazione nella natura morta floreale, le due artiste svilupparono linguaggi differenti.
Maria van Oosterwijck privilegiava composizioni dense di significati morali e religiosi. I suoi bouquet sono spesso organizzati secondo una struttura rigorosa e accompagnati da oggetti simbolici che invitano alla meditazione sulla fragilità della vita. Rachel Ruysch, invece, costruiva immagini più dinamiche e teatrali. I suoi fiori sembrano emergere dall’oscurità attraverso effetti luministici raffinati, mentre farfalle, lucertole e insetti introducono un senso di vitalità continua. La componente scientifica e naturalistica assume nelle sue opere un ruolo più evidente.
Entrambe contribuirono però a trasformare la natura morta da genere considerato “minore” a campo di sperimentazione artistica sofisticata, capace di competere con la pittura storica e religiosa per qualità tecnica e valore economico.
Negli ultimi decenni la ricerca internazionale ha avviato una profonda revisione della storia dell’arte olandese. Progetti come "Women of the Rijksmuseum" e numerosi studi pubblicati tra il 2024 e il 2025 hanno dimostrato che la partecipazione femminile alla vita artistica del Seicento fu molto più ampia di quanto si ritenesse in passato.
Particolare importanza hanno avuto le nuove indagini archivistiche che hanno evidenziato il ruolo economico e professionale delle donne nelle botteghe artistiche, superando l’antica idea secondo cui il matrimonio avrebbe posto fine alla loro attività creativa. Le ricerche più recenti parlano invece di vere e proprie “partnership dinamiche” all’interno delle famiglie di artisti. Anche il sistema museale internazionale ha contribuito a questa rivalutazione. Negli ultimi anni importanti esposizioni dedicate alle artiste del Secolo d’oro hanno riportato l’attenzione del grande pubblico su figure come Rachel Ruysch e Maria van Oosterwijck, riconoscendole finalmente come protagoniste della pittura europea e non semplicemente come eccezioni femminili all’interno di un mondo dominato dagli uomini.
Rachel Ruysch e Maria van Oosterwijck incarnano una delle pagine più affascinanti della cultura europea del XVII secolo. In un’epoca che limitava fortemente l’accesso delle donne alle professioni artistiche, entrambe riuscirono a costruire carriere internazionali, a dialogare con il mondo della scienza e a conquistare il mercato dell’arte europeo. La loro vicenda dimostra come il Secolo d’oro olandese non sia stato soltanto l’età di Rembrandt e Vermeer, ma anche un periodo nel quale alcune donne straordinarie seppero trasformare il talento, la conoscenza e la determinazione in un successo destinato a superare i secoli. Oggi, grazie alle nuove ricerche e alle recenti riletture storiografiche, il loro posto nella storia dell’arte appare finalmente più vicino a quello che già i contemporanei avevano riconosciuto: quello di autentiche maestre della pittura europea.
In copertina: Maria van Oosterwijck, Fiori in un vaso ornamentale, 1670-1675 circa, olio su tela, 62 x 47,5 cm, Mauritshuis, The Hague. Dettaglio.