cover Judith Leyster: la stella eclissata del secolo d'oro olandese

Judith Leyster: la stella eclissata del secolo d'oro olandese

Nonostante il suo corpus pittorico fu a lungo attribuito a Frans Hals e al marito Jan Miense Molenaer, negli ultimi anni il suo nome è tornato in auge
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Non solo muse

A star is born

Judith Leyster, Autoritratto, 1631, olio su tela, 31 × 24 cm, Royal Picture Gallery, Mauritshuis, The Hague.

Judith Leyster, Autoritratto, 1631, olio su tela, 31 × 24 cm, Royal Picture Gallery, Mauritshuis, The Hague.

Nel firmamento del Secolo d’Oro olandese brillano nomi noti a ogni appassionato d’arte: Frans Hals, Rembrandt, Vermeer. Ma tra queste stelle, per secoli, una luce è stata oscurata, travolta dall’ombra ingombrante dei colleghi uomini e persino del suo stesso marito. Questa rubrica, Non Solo Muse, nasce proprio per riportare alla luce le artiste dimenticate o trasformate, dalla storia, da studiose brillanti in “appendici” della vita di un uomo. Poche storie incarnano questa dinamica quanto quella di Judith Jans Leyster (1609–1660), oggi finalmente celebrata come una delle pittrici più originali e vivaci del Seicento olandese. Judith nacque a Haarlem nel 1609, ottava figlia di un produttore di tessuti divenuto poi birraio. Non sappiamo con certezza dove e da chi si formò, ma già nel 1628 il poeta Samuel Ampzing la cita nella sua descrizione della città: abbastanza famosa, dunque, per essere menzionata tra i talenti di Haarlem. Forse la difficile situazione economica della famiglia dopo il fallimento del padre spinse Judith a intraprendere seriamente la carriera artistica; forse fu la vicinanza con il vivace ambiente pittorico locale, dominato da Frans Hals e dalla bottega dei de Grebber. Quel che è certo è che Leyster, poco più che ventenne, dipingeva già opere firmate e riconoscibilissime: Serenata e Jolly Topper, entrambe datate 1629, mostrano un talento sicuro, una pennellata sciolta, un gusto teatrale per la quotidianità e la musica.

Nel 1633, a soli ventiquattro anni, entrò nella Haarlem Guild of St. Luke, pare come prima donna pittrice ammessa: un risultato straordinario in un sistema professionale dominato dagli uomini. Nello stesso periodo realizzò il suo celebre Autoritratto, un manifesto d’ambizione e modernità: Judith si mostra a tre quarti, elegante, sorridente, al lavoro davanti a un giovane suonatore di violino. Non indossa abiti da lavoro, ma un vestito raffinato, con colletto di pizzo: un’affermazione potente del suo status sociale e intellettuale.

Gli esordi

Judith Leyster, Allegro cappellino, 1629, olio su tela, 89 × 85 cm, Frans Hals Museum, Haarlem.

Judith Leyster, Allegro cappellino, 1629, olio su tela, 89 × 85 cm, Frans Hals Museum, Haarlem.

Tra le prime opere siglate da Judith Leyster spiccano Allegro cappellino e Serenata, entrambe datate 1629, quando l’artista aveva appena vent’anni. Questi dipinti non solo segnano il suo debutto documentato, ma rivelano già con chiarezza la cifra che la renderà riconoscibile: un’energia narrativa diretta, una pennellata vivace e un gusto teatrale per le scene di musica e convivialità. In Allegro cappellino – spesso confuso per secoli con un’opera di Frans Hals – un giovane bevitore solleva il boccale con un sorriso contagioso, colto in un momento di disinibita spontaneità. La rapidità del tratto, il chiaroscuro brillante, la resa immediata dell’espressione rimandano alla lezione di Hals, ma Leyster vi aggiunge una freschezza personale, un’attenzione più empatica al volto, meno caricaturale e più intimo.

Judith Leyster, Serenata, 1629, olio su tela, 47 × 34,5 cm, Rijksmuseum, Amsterdam.

Judith Leyster, Serenata, 1629, olio su tela, 47 × 34,5 cm, Rijksmuseum, Amsterdam.

Serenade, conservato al Rijksmuseum, presenta invece un musicista immerso nel gesto del canto e del suonare. Anche qui domina la vitalità del momento, amplificata dal gioco di luci che stacca la figura dal fondo scuro. Il modo in cui Leyster costruisce la scena – con la figura leggermente ruotata, il volto illuminato e un’espressione che pare quasi invitarci a partecipare – mostra una sorprendente sicurezza compositiva.

Questi due dipinti, pur appartenendo alla tradizione delle scene di divertimento popolare dell’epoca, rivelano una giovane pittrice già capace di interpretare il genere con occhio indipendente: non mera imitatrice dei colleghi maschi, ma artista consapevole del proprio linguaggio. È proprio questa combinazione di influenze e originalità a rendere le due opere veri atti di nascita della “stella polare” dell’arte olandese.

La battaglia legale con Frans Hals e la creazione di un brand personale

Judith Leyster, La proposta, 1631, olio su tavola, 31 × 24 cm, Royal Picture Gallery, Mauritshuis, The Hague.

Judith Leyster, La proposta, 1631, olio su tavola, 31 × 24 cm, Royal Picture Gallery, Mauritshuis, The Hague.

L’ingresso nella gilda permise a Leyster di aprire una bottega e assumere apprendisti: ne ebbe almeno tre, tutti uomini. La sua affermazione professionale fu tale che arrivò persino a citare in giudizio Frans Hals per averle sottratto un allievo senza autorizzazione. Un episodio che rivela non solo la sua determinazione, ma anche la considerazione che la città già le attribuiva. Nel 1636 sposò il pittore Jan Miense Molenaer, con il quale condivise per anni bottega e committenze. Dopo il matrimonio la sua produzione sembra ridursi, anche se non è escluso che parte delle opere create a quattro mani sia stata attribuita soltanto al marito. D’altra parte, lo stesso inventario della sua eredità contribuì alla cancellazione della sua identità artistica, registrando i dipinti come opere della “moglie di Molenaer”.

Leyster firmava le sue opere con un monogramma brillante come un gioco di parole: JL accompagnato da una stella, richiamo al cognome “Leister”, nome olandese per la Stella Polare e anche per il birrificio di famiglia. Era un modo per trasformare la propria identità in un marchio, in un simbolo di guida e di autonomia. Il suo stile, pur vicino a quello di Frans Hals – tanto da confondere generazioni di collezionisti – possiede una voce tutta sua. Leyster predilige scene intime, allegre, musicali, quotidiane: giovani musicisti, bambini vivaci, bevitori sorridenti. Ma è nei suoi interni domestici femminili che emerge una sensibilità completamente diversa da quella dei colleghi uomini. Il caso più noto è La Proposta (1631): un uomo offre denaro a una donna che cuce, ma la sua postura non è quella seduttiva e consenziente tipica delle scene di prostituzione del tempo. Alcuni vi leggono un corteggiamento onesto, altri – come molte studiose contemporanee – riconoscono l’attenzione di Leyster a una prospettiva femminile, alla quotidianità, al silenzio domestico che respinge stereotipi e simbolismi volgari. Il suo tocco è rapido, luminoso, energico; la scena è spesso colta a metà sorriso, nel movimento di un gesto, nella vibrazione della luce. È un’arte che parla di vita vissuta, di relazione, di spontaneità.

Dalla gloria all'oblio: due secoli di silenzio

Judith Leyster, Un ragazzo e una ragazza con un gatto e un'anguilla, 1635, olio su tela, 60 × 49 cm, National Gallery, London.

Judith Leyster, Un ragazzo e una ragazza con un gatto e un'anguilla, 1635, olio su tela, 60 × 49 cm, National Gallery, London.

Nonostante la sua fama in vita, dopo la morte nel 1660 Judith Leyster svanì quasi completamente. Le sue opere vennero sistematicamente attribuite al marito o soprattutto a Frans Hals. La “mano femminile” fu giudicata debole, imitativa, marginale: un pregiudizio che cancellò il suo nome per quasi duecento anni. La riscoperta avvenne nel 1893, quando il Louvre individuò sotto una falsa firma di Hals il monogramma originale di Leyster. Ne seguì uno scandalo clamoroso, con cause legali tra collezionisti e mercanti, ma senza alcuna gioia per l’emersione di una grande artista dimenticata. Come sottolinearono i giornali dell’epoca, nessuno lì per lì colse la portata della scoperta: la rivelazione che una pittrice potesse competere con Frans Hals non scatenò entusiasmi, ma solo dispute economiche. Solo nel Novecento, con gli studi femministi e le revisioni critiche, la sua opera ha iniziato a trovare il posto che merita. Oggi i suoi dipinti si trovano nei musei più prestigiosi – Rijksmuseum, Mauritshuis, Louvre, National Gallery, National Gallery of Art – e nel 2021 Judith Leyster è stata finalmente inclusa nella Gallery of Honor del Rijksmuseum, tra i giganti dell’arte olandese. Nel 2022 Google le ha dedicato un Doodle, celebrandone la rinascita pubblica.

Da pittrice famosa a “moglie di Molenaer”, da stella polare dell’arte olandese a semplice eco della mano di Hals, Judith Leyster ha attraversato secoli di oblio. Oggi ritorna come quello che fu davvero: una professionista affermata, innovatrice nelle scene di genere, artista capace di raccontare con lucidità e tenerezza la vita quotidiana dei suoi contemporanei.

In copertina: Judith Leyster, La proposta, 1631, olio su tavola, 31 × 24 cm, Royal Picture Gallery, Mauritshuis, The Hague. Dettaglio.