cover La Surrealista dimenticata: Remedios Varo

La Surrealista dimenticata: Remedios Varo

Ripercorriamo la vita della pittrice spagnola tra l'Europa e il Messico
4'
Non solo muse

La surrealista catalana

Remedios Varo, Armonia (Autoritratto suggestivo), 1956, olio su masonite.

Remedios Varo, Armonia (Autoritratto suggestivo), 1956, olio su masonite.

Quando si parla di surrealismo, i primi nomi che vengono subito in mente sono Salvador Dalí o René Magritte. Ma il movimento, con le sue molteplici ramificazioni geografiche e tematiche, ha prodotto voci altrettanto potenti e singolari — e tra queste spicca sicuramente Remedios Varo. Nata il 16 dicembre 1908 ad Anglès, in Catalogna, come María de los Remedios Alicia Rodriga Varo y Uranga, Remedios cresce in una famiglia colta e stimolante: il padre, ingegnere idraulico, la introduce fin da bambina al disegno tecnico, mentre la madre la avvicina alle tradizioni e alla spiritualità. Questa duplice influenza — tra rigore scientifico e mondo onirico — diventerà una costante nella sua arte, dove la precisione del disegno convive con immagini che sembrano provenire da un sogno lucido. All’età di 15 anni si iscrive alla Real Academia de Bellas Artes de San Fernando a Madrid, una delle scuole d’arte più prestigiose della Spagna, dove entra a contatto con tecniche classiche di disegno e pittura.

Negli anni ’30, la giovane artista vive a Parigi e Barcellona, in pieno fermento avanguardista. A Barcellona entra nei circoli di artisti influenzati dal surrealismo e sperimenta un linguaggio visivo profondamente personale. La storia di Remedios Varo non può essere narrata senza la contingenza storica: durante la guerra civile spagnola si schiera con i repubblicani e, dopo varie vicissitudini, si rifugia a Parigi con il poeta surrealista Benjamin Péret. Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, nel 1941 si trasferisce definitivamente a Città del Messico insieme a Péret, dove sarà parte di una colonia di artisti europei in esilio. In Messico, l’incontro con figure come Leonora Carrington e una comunità artistica internazionale dà nuovo impulso alla sua pratica. Per un periodo lavora anche in campi come il disegno commerciale o il design, prima di dedicarsi esclusivamente alla pittura negli anni ’50.

Inconscio, simboli e alchimie

Remedios Varo, Insomnia I, 1947, cartoncino.

Remedios Varo, Insomnia I, 1947, cartoncino.

La pittura di Remedios Varo è immediatamente riconoscibile: paesaggi sospesi, figure che sembrano metà umane e metà macchine, intrecci di simboli alchemici e cosmici che sembrano parlare direttamente al subconscio. Le sue immagini evocano un mondo dove la scienza, la magia, la filosofia e il mistero si fondono, e in cui gli esseri ritratti non sono mai semplici personaggi, ma simboli di un’esistenza in continuo divenire. Varo stessa trae ispirazione da artisti come Hiëronymus Bosch, ma la sua visione resta profondamente originale e personale.

Il suo lavoro pittorico rivela una maestria tecnica straordinaria: la preparazione delle superfici, l’uso di disegni preliminari complessi e una padronanza delle tecniche materiche fanno delle sue opere un equilibrio perfetto tra controllo e immaginazione.

Il dialogo creativo con Leonora Carrington

Remedios Varo, Roulotte, 1956.

Remedios Varo, Roulotte, 1956.

Capitolo fondamentale nella vita e nell’opera di Remedios Varo è la profonda amicizia e collaborazione con Leonora Carrington, conosciuta in Messico negli anni Quaranta. Le due artiste, entrambe europee in esilio e legate al surrealismo, instaurano un rapporto di scambio intellettuale e creativo rarissimo nel panorama artistico del tempo. Condividevano interessi per l’alchimia, l’esoterismo, la mitologia, la psicologia junghiana e le scienze occulte, temi che emergono con forza nelle loro opere. Pur mantenendo linguaggi visivi distinti, Varo e Carrington si influenzarono reciprocamente, sostenendosi in un ambiente artistico ancora fortemente maschile. La loro collaborazione non fu tanto formale quanto profonda e quotidiana: conversazioni, sperimentazioni, scrittura, cucina come rito creativo. In questo sodalizio, l’arte diventa uno spazio di libertà femminile, dove l’immaginazione non è più musa passiva ma strumento di conoscenza e trasformazione.

L'eredità viva nell'arte contemporanea

Remedios Varo,Violenza, c. 1932–1936.

Remedios Varo,Violenza, c. 1932–1936.

Nonostante una vita relativamente breve — si spegne a 54 anni, nel 1963 — Remedios Varo ha lasciato un segno indelebile nel panorama artistico del Novecento. Oggi la sua opera viene riscoperta con sempre maggiore attenzione, e viene inclusa negli sguardi più ampi sul ruolo delle donne nel surrealismo, un movimento storicamente dominato da figure maschili. Mostre recenti e studi critici stanno contribuendo a dare alla sua arte il riconoscimento che merita, non solo come curiosità biografica, ma come voce originale e profonda nel dialogo tra arte, coscienza e immaginazione.

Finalmente Remedios Varo è riconosciuta come una figura chiave non solo del surrealismo storico, ma anche come anticipatrice di molte sensibilità dell’arte contemporanea. Il suo modo di intrecciare narrazione, simbolismo, scienza e spiritualità risuona fortemente nelle pratiche artistiche attuali, soprattutto in quelle che esplorano identità, metamorfosi e mondi interiori.

Artiste e artisti contemporanei guardano a Varo come a un modello di autonomia creativa e di immaginazione radicale: la sua opera dimostra che l’arte può essere insieme rigorosa e visionaria, intellettuale e poetica. In un momento storico in cui si riscrivono i canoni e si rimettono al centro voci a lungo marginalizzate, Remedios Varo emerge non più come figura “eccentrica” o laterale, ma come protagonista di una storia dell’arte finalmente più inclusiva e complessa. Una creatrice che, ancora oggi, continua a guidarci nei territori misteriosi del possibile.

In copertina: Remedios Varo, La felicità delle donne, olio su masonite, 1956. Dettaglio.