
Leonora Carrington: l'incredibile parabola di ascesa, discesa e ribalta della pittrice e scrittrice surrealista
"Non avevo tempo per fare la musa: ero troppo occupata a ribellarmi alla mia famiglia e a trovare la mia strada di artista."
Leonora Carrington
Le misteriose creature di Leonora Carrington

Leonora Carrington, Le vecchie domestiche, 1947, © Estate of Leonora Carrington / ARS, NY and DACS, London 2019, UEA 27. Sainsbury Centre for Visual Arts, University of East Anglia | Foto: © James Austin
C’è un modo assolutamente peculiare, intenso e quasi trascendentale di incarnare il surrealismo che non si limita a trasporre l’inconscio sulla tela, ma lo attraversa come un rito trasformativo: è la pittura visionaria di Leonora Carrington (Lancashire, 1917 – Città del Messico, 2011), pittrice, scrittrice e figura chiave di quella corrente che, pur nascendo negli anni Trenta in Europa, continua a risuonare nella cultura contemporanea. Nata in Inghilterra da una famiglia borghese, proprietaria di industrie tessili, che la spedisce in un istituto cattolico nella speranza di contenere il suo spirito ribelle e la sua energia, già forti in tenera età. Leonora reagisce nel più tipico dei modi: si fa espellere e, neanche maggiorenne, nel 1936, arriva in Italia. Si trasferisce a Firenze, dove resta profondamente colpita dai pittori primitivi e rinascimentali, che fonde al folklore celtico. La Carrington si formò come artista nonostante l’opposizione paterna, trovando nelle avanguardie una chiave di fuga dall’ordinario.
Il suo incontro con Max Ernst nel 1937 segnò l’ingresso nel mondo surrealista, ma ben presto la sua ricerca si emancipò da ogni ruolo di “compagna di”: la sua opera esplora mondi dove l’alchimia, le mitologie celtiche e mesoamericane, l’occulto e l’immaginazione convergono in un linguaggio pittorico inedito. A differenza di molti suoi colleghi surrealisti, Carrington non cercò soltanto l’effetto onirico, ma una trasformazione metafisica del reale. Creature ibride, simboli arcani, spazi interiori sembrano suggerire che l’arte non sia mera rappresentazione, ma attivazione di un senso di connessione tra psiche, mito e natura.
Ciò che la attraeva di Ernst era proprio l’apertura verso un linguaggio nuovo, capace di scardinare le regole del visibile. Grazie a Ernst conosce Lee Miller e Leonor Fini, donne già attive e riconosciute, ma anche testimoni di un limite strutturale: persino all’interno del movimento che proclamava la libertà assoluta dell’immaginazione, lo spazio concesso a una donna realmente autonoma restava fragile e condizionato. Questa relazione li influenza a vicenda, oltre all'esperienza personale sentimentale, è stato senza dubbio un periodo di intensa formazione artistica e riflessione filosofica e spirituale per entrambi. La Carrington ha potuto incontrare importanti personalità che senza la relazione con Ernst forse non avrebbe raggiunto, ma al tempo stesso questo amore ne ha oscurato la produzione e la memoria per diversi decenni. Ernst fu tra i principali protagonisti della scena surrealista e la condizione della Carrington, donna e sua compagna, ne ha inevitabilmente sofferto.
Ascesa, discesa e riscoperta di una mente geniale

Leonora Carrington, Le Tentazioni di Sant'Antonio, olio su tela, 1945. Foto © Sotheby's
La relazione con Ernst si consuma rapidamente e la violenza della storia irrompe nella sua vita privata: nel 1939 l’artista viene internato in un campo per stranieri a Largentière e Carrington resta sola, travolta da un crollo psichico che la conduce all’internamento nel manicomio di Santander. Etichettata come “pazza incurabile”, sperimenta sulla propria pelle l’annientamento dell’identità, ma da quella frattura nasce uno dei testi più radicali del surrealismo: Down Below (1944), racconto di discesa e risalita, di perdita e ricostruzione del sé, che Breton definirà un viaggio dal quale raramente si fa ritorno.
Fuggita dall’Europa in guerra e dalle crisi personali, la Carrington trovò in Messico il contesto in cui consolidare il proprio linguaggio: un crocevia di culture, tradizioni e simboli che le permisero di fare della pittura un archivio di sapienze perdute e visioni future. Lì fu anche pioniera del pensiero femminista e sostenitrice delle libertà creative delle donne, posizioni che verranno riscoperte e rivalutate come parte essenziale della sua eredità.
Nel 2025, una delle sue opere commissionate dalla celebre attrice messicana María Félix è riemersa dopo quasi vent’anni fuori dal circuito pubblico, attirando l’attenzione internazionale sul valore iconografico e simbolico del suo universo creativo. Parallelamente, altre mostre e produzioni culturali — tra cui proiezioni cinematografiche sulla sua vita — stanno contribuendo a ridefinire la sua presenza nella nostra memoria collettiva, testimoniando come la Carrington sia più attuale che mai, capace di parlare alle nuove generazioni proprio grazie alla forza immaginativa delle sue visioni. Non si tratta solo di riconsiderare il posto di una donna nel pantheon del surrealismo. La rilettura di Leonora Carrington ci invita a ripensare l’arte come esperienza totale: un viaggio che non si ferma alla contemplazione estetica, ma conduce al cuore delle nostre paure, dei nostri desideri e dei nostri miti. E nel dialogo tra storia, simbolo e contemporaneità — da Palazzo Reale ai nuovi spazi della cultura visiva internazionale — la Carrington rivela non soltanto il suo mondo fantastico, ma la nostra insaziabile voglia di raccontare storie che trascendono il tempo.
Nel 2022, ispirò la Biennale di Venezia

Copertina de "Il latte dei sogni": la raccolta di fiabe scritte e illustrate da Leonora Carrington. © Adelphi
Non è un caso se, nel 2022, la Biennale d’Arte di Venezia ha scelto di intitolarsi "Il latte dei sogni": il punto di origine di quell’universo visionario fatto di corpi mutevoli, creature ibride e identità instabili è proprio Leonora Carrington. Il titolo rimanda all’omonimo libro che l’artista scrive e illustra negli anni Cinquanta in Messico, una raccolta di favole inquietanti e luminose in cui la vita è un processo ininterrotto di trasformazione e nulla resta mai definitivamente umano, animale o meccanico. È da questo immaginario che la curatrice Cecilia Alemani costruisce una mostra capace di dialogare con il presente, chiedendosi come stia cambiando la definizione stessa di “umano” in un’epoca segnata da crisi ecologiche, tecnologiche e identitarie. Le figure di Carrington — bambini che perdono la testa, animali che si fondono con oggetti, corpi permeabili e instabili — diventano così una lente attraverso cui leggere le ricerche di numerosi artisti contemporanei impegnati a immaginare una condizione post-umana, fondata sulla metamorfosi e sulla coesistenza. L’eredità di Carrington non è evocata come omaggio nostalgico, ma come dispositivo critico: il suo mondo fantastico, popolato da esseri multipli e mutanti, offre un vocabolario simbolico per pensare a nuove cosmologie possibili, in cui l’arte non descrive ciò che siamo stati, ma ciò che potremmo ancora diventare.
Tra scrittura autobiografica e immaginazione surrealista

Leonora Carrington, Bird Bath, 1974 © Museum of Latin American Art, Long Beach, Stati Uniti.
Leonora Carrington è stata capace di fondere immaginazione visiva e narrazione letteraria in opere piene di simbolismi, metamorfosi, humour nero e mondi onirici che sfidano le convenzioni. La sua produzione letteraria spazia dal romanzo satirico alle memorie autobiografiche, fino ai racconti fantastici e alla narrativa per l’infanzia, e spesso si intreccia con la sua visione artistica e la sua esperienza di vita — inclusi temi di follia, esilio e liberazione personale. Ripercorriamo i suoi scritti, partendo probabilmente dalla sua opera letteraria più famosa: Il Cornetto acustico (prima pubblicazione francese 1974; inglese 1976). Si tratta di un romanzo surrealista che ruota attorno a Marian Leatherby, una novantenne che vive in Messico e riceve in dono da un’amica un “cornetto acustico” che le permette di sentire di nuovo e la porta a scoprire un complotto famigliare per rinchiuderla in una casa di riposo. Invece di una prosa realistica, la narrazione conduce il lettore attraverso una serie di eventi eccentrici, società segrete, intrighi occulti e personaggi bizzarri che sfidano il senso comune. Il romanzo mette in discussione l’età, la marginalizzazione degli anziani e le strutture sociali, offrendo allo stesso tempo una satira radicale delle istituzioni e una celebrazione dell’immaginazione come forma di ribellione. La Signora ovale: storie surrealiste (1975) è invece la prima raccolta di racconti brevi pubblicata dalla Carrington: un insieme di narrazioni che incarnano l’essenza della sua fantasia surreale. Un susseguirsi di animali parlanti, figure mitiche, identità fluide, ironia e rovesciamento dei modelli narrativi convenzionali. Questi racconti mostrano una scrittrice che gioca con la forma e il linguaggio per creare mondi in cui sogno e realtà si confondono.
Tutt'altro sapore ha Giù in fondo (primo testo pubblicato in rivista 1944; ristampa in volume 2017), memoir autobiografico e narrativo di discesa nella follia durante i primi anni della Seconda guerra mondiale. Carrington racconta la sua esperienza di internamento in un ospedale psichiatrico in Spagna dopo il crollo psicologico scatenato dagli eventi bellici e dalla detenzione del compagno Max Ernst. La prosa è intensa, diretta e spesso allucinata: oggetti quotidiani, sogni e rituali medici si intrecciano in un ritratto crudo e poetico della “caduta” della mente e della sua lotta per ritrovare lucidità e libertà.
Il Portale di pietra (scritto anni ’40; pubblicazione inglese 1977) si configura come un'opera complessa e visionaria, scritta verso la fine della Seconda guerra mondiale e pubblicata più tardi in volume. È un romanzo che mescola mito, occultismo, alchimia, simbolismo e amore in un’avventura non convenzionale. Tra i temi vi sono la ricerca di un “portale di pietra” che separa mondi, l’unione di opposti (maschile/femminile), e una ricerca interiore che rompe i confini tra sogno e realtà. La narrativa è frammentata come un sogno, con immagini intense e bizzarre che invitano il lettore a esplorare simbolismi e archetipi. Il Settimo cavallo e altri racconti (1988) è una raccolta di racconti pubblicata negli anni Ottanta che mette in luce l’evoluzione del suo stile narrativo. I racconti spaziano tra visioni surreali, miti reinventati e figure femminili enigmatiche, incarnando la sua capacità di fondere realismo magico e umorismo sottile. La Debuttante e altre storie (2017) è una raccolta postuma che riunisce racconti di diverse fasi della sua vita e carriera, inclusi testi meno noti o inediti per il pubblico anglofono. In questi racconti Carrington continua a giocare con i tropi della fiaba, del grottesco e dell’ironia, spesso sovvertendo le aspettative narrative tradizionali e offrendo nuove prospettive sul mondo surreale che ha costantemente esplorato.
Infine, Le Storie complete di Leonora Carrington (2017) si presenta come l'antologia definitiva che raccoglie tutte le sue storie, pubblicate e inedite. Mostra la straordinaria gamma del suo immaginario narrativo: dalla fiaba grottesca al racconto satirico, dalla narrazione simbolica a quella psichedelica, mettendo in luce la sua unicità come autrice che unisce rigore visivo e linguaggio poetico.
Nel 2025, la prima personale in Italia

Leonora Carrington, La cucina aromatica della nonna Moorhead, 1974. The Charles B. Goddard Center for Visual and Performing Arts - Ardmore, Oklahoma © Estate of Leonora Carrington, by SIAE 2025.
Palazzo Reale a Milano ha ospitato dal 20 settembre 2025 all’11 gennaio 2026 la prima grande retrospettiva italiana dedicata alla pittrice — un evento di portata culturale capace di ripensare la sua figura oltre la categoria di “artista surrealista donna”. Con oltre 60 opere tra dipinti, disegni, fotografie e materiali inediti, la mostra curata da Tere Arcq e Carlos Martín ha offerto un viaggio attraverso i principali momenti della sua carriera: dal periodo europeo e surrealista, passando per l’esperienza newyorchese e l’esilio messicano, fino alle sezioni più intime e simboliche come La Cucina Alchemica, dove il quotidiano diventa luogo di magia e ritualità. La rassegna ha avuto il merito di collocare la Carrington nel centro del discorso artistico contemporaneo, non solo come esponente di un movimento storico, ma come pensatrice che anticipa temi oggi centrali — dall’ecologia al femminismo, dalla resilienza alla creazione di nuove narrazioni di sé.
In copertina: Leonora Carrington, Gli amanti, 1987, olio su tela, 76 x 103 cm; Mougins, FAMM - Female Artists of the Mougins Museum, The Levett Collection. Dettaglio.