cover Levina Teerlinc e il Rinascimento invisibile: la miniatura di corte nell’Inghilterra Tudor

Levina Teerlinc e il Rinascimento invisibile: la miniatura di corte nell’Inghilterra Tudor

Il ruolo dimenticato di Levina Teerlinc nel Rinascimento europeo tra arte, potere e identità visiva
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Non solo muse

Chi é Levina Teerlinc e perché è importante conoscerla

Levina Teerlinc, Ritratto di Katherine Grey, contessa di Hertford, miniatura ritratto ad acquerello su pergamena, custodita in una scatola di avorio tornito, 35 mm, V&A South Kensington.

Levina Teerlinc, Ritratto di Katherine Grey, contessa di Hertford, miniatura ritratto ad acquerello su pergamena, custodita in una scatola di avorio tornito, 35 mm, V&A South Kensington.

La rubrica Non solo muse nasce con l’intento di porre l’accento sulle protagoniste femminili della storia dell’arte a lungo ignorate o dimenticate dalla narrazione ufficiale: artiste che hanno avuto un ruolo, talvolta anche significativo, ma che oggi dicono poco o nulla al grande pubblico. In questo caso, vogliamo recuperare la figura di Levina Teerlinc ed entrare in una zona ancora troppo poco illuminata della storia dell’arte: il Rinascimento europeo.

Prima di addentrarci nella sua vicenda biografica e artistica, è utile una breve premessa. Il fenomeno della cosiddetta “rinascita delle arti” tra Quattrocento e Cinquecento, pur avendo caratteristiche peculiari nella Firenze della corte dei Medici — uno dei suoi principali centri propulsivi — fu a tutti gli effetti un movimento europeo. Troppo spesso, soprattutto in Italia, tendiamo a considerare il Rinascimento come un fenomeno esclusivamente italiano, se non addirittura fiorentino. Se è vero che Firenze svolse un ruolo imprescindibile come laboratorio artistico e culturale, è altrettanto importante ricordare che il Rinascimento si sviluppò con caratteristiche autonome anche al di fuori della penisola, dando vita a declinazioni locali estremamente ricche e originali.

Nei territori dell’Europa settentrionale, come Germania e Paesi Bassi, il Rinascimento si intreccia profondamente con la tradizione tardogotica e con una straordinaria attenzione al dettaglio e al realismo. Qui la pittura a olio raggiunge livelli altissimi e si sviluppa un interesse quasi “scientifico” per la resa della luce, delle superfici e dei materiali, come dimostrano i maestri fiamminghi. Inoltre, la diffusione della stampa favorisce in modo decisivo la circolazione delle immagini e delle idee, ampliando il pubblico rispetto ai circuiti più elitari delle corti italiane.

Negli stessi decenni in cui operava la Teerlinc, la presenza femminile nella pittura europea era ancora rara, ma non del tutto assente. Alcune artiste riuscirono a emergere, spesso grazie a contesti familiari favorevoli o alla protezione delle corti. Nei Paesi Bassi, ad esempio, si distingue Catharina van Hemessen, tra le prime artiste europee a firmare e datare le proprie opere. Attiva ad Anversa, è nota soprattutto per i ritratti e condivide con la Teerlinc il gusto per il formato intimo e la precisione descrittiva tipica della tradizione fiamminga.

Più problematica è la situazione in area tedesca: il nome di Sabina von Steinbach è spesso citato, ma la sua esistenza storica è incerta e legata più alla tradizione che a fonti documentarie solide. Questo dato è indicativo delle difficoltà nel ricostruire la presenza femminile nelle arti figurative tra tardo Medioevo e Rinascimento.

In Francia e Spagna il Rinascimento giunge inizialmente come importazione culturale, spesso mediata da artisti italiani attivi presso le corti. Col tempo, però, questi contesti sviluppano linguaggi autonomi, in cui si fondono suggestioni italiane e tradizioni locali. In Spagna, in particolare, emerge la figura di Sofonisba Anguissola che, pur essendo italiana, ebbe un ruolo fondamentale alla corte di Filippo II, contribuendo a definire il ritratto ufficiale della monarchia. Accanto a lei, le fonti ricordano anche Juana de Herrera, sebbene in modo più frammentario.

In Inghilterra, infine, il Rinascimento assume una fisionomia peculiare, fortemente legata alla dimensione di corte e al ritratto, genere in cui si afferma proprio Levina Teerlinc. Qui l’arte diventa soprattutto uno strumento politico e simbolico, funzionale alla costruzione dell’immagine del potere e dell’identità monarchica, più che un campo di sperimentazione prospettica o anatomica come in Italia.

Andiamo dunque a scoprire una figura centrale alla corte Tudor, stimata dai contemporanei e ben documentata nelle fonti, ma oggi quasi “invisibile” a causa della perdita o dell’incerta attribuzione delle sue opere.

La riscoperta delle opere di Levina Teerlinc

Levina Teerlinc, Ritratto in miniatura di una giovane donna sconosciuta, (un tempo ritenuta raffigurante la regina Elisabetta I da principessa), acquerello su pergamena, su cartoncino, V&A South Kensington.

Levina Teerlinc, Ritratto in miniatura di una giovane donna sconosciuta, (un tempo ritenuta raffigurante la regina Elisabetta I da principessa), acquerello su pergamena, su cartoncino, V&A South Kensington.

Nel 1983 una mostra al Victoria and Albert Museum rappresentò "la prima volta in cui un gruppo di miniature attribuibili a Levina Teerlinc sono state raggruppate". Dato che la mostra ha assolto alla stessa funzione anche per il predecessore di Levina come miniaturista di corte, Lucas Horenbout, fu molto utile per lo sviluppo di un consenso sulle attribuzioni. Tra le opere, che provenivano dal Yale Center for British Art, dalla Royal Collection e collezioni private, figuravano cinque miniature e due fogli provenienti da manoscritti miniati, tra cui una miniatura di Catherine Grey. Roy Strong si disse convinto che "un convincente gruppo di miniature che emerge come il lavoro di una singola mano, una il cui talento grafico debole, la cui pittura è sottile e trasparente e le cui pennellate sono approssimative". È anche molto probabile che Levina abbia disegnato il sigillo reale per Maria I e il primo usato da Elisabetta I negli anni 1540.

Le sue opere documentate comprendono dipinti presentati come doni ai sovrani per il nuovo anno; tra questi è inclusa una Trinità per Maria I datata 1553. In ogni caso la Teerlinc è conosciuta soprattutto per il suo ruolo fondamentale nello sviluppo dei ritratti miniati. I documenti confermano che fece numerosi ritratti di Elisabetta I, sia della regina sola che in compagnia di importanti personaggi della corte. Potrebbe anche aver insegnato a Nicholas Hilliard, che divenne uno dei più importanti ritrattisti dell'epoca, l'arte di questa tecnica.

L'attribuzione delle opere della Teerlinc è ardua perché queste non sono sempre firmate. In ogni caso esistono alcune opere che vengono attribuite con una certa sicurezza alla Teerlinc in quanto era l'unica importante miniatrice attiva alla corte inglese tra la morte di Hans Holbein (1543) e l'arrivo di Nicholas Hilliard negli anni settanta del 1500. Alcuni studiosi hanno avanzato l'ipotesi che le sue miniature siano andate perdute con l'incendio al Palazzo di Whitehall.

La vita di Levina Teerlinc: figlia di una dinastia di artisti

Simon Bening, Autoritratto, 1558, tempera su pergamena, 8,6 x 5,7 cm, Metropolitan Museum of Art, New York.

Simon Bening, Autoritratto, 1558, tempera su pergamena, 8,6 x 5,7 cm, Metropolitan Museum of Art, New York.

Levina Teerlinc nasce a Bruges tra il 1510 e il 1520, nel cuore delle Fiandre, uno dei centri più importanti della pittura nordica del XVI secolo. È figlia di Simon Bening, uno dei più celebri miniatori della scuola di Gand-Bruges, specializzato nell’illustrazione di manoscritti di lusso.

Non è un dettaglio secondario: l’arte della miniatura e dell’illuminazione libraria richiedeva una precisione estrema, una tecnica raffinata e un controllo del colore su superfici minuscole. In un’epoca in cui la stampa stava lentamente sostituendo i manoscritti, questa competenza restava comunque molto richiesta nelle corti europee, soprattutto per oggetti di prestigio e rappresentanza.

È quasi certo che Levina si sia formata nella bottega paterna: non avendo figli maschi, Simon Bening trasmise il mestiere alle figlie, e Levina fu quella che raggiunse il livello più alto.

In Inghilterra alla corte dei Tudor

Levina Teerlinc, Ritratto di Elisabetta I, 1565 circa, acquerello su pergamena incollata su carta da gioco, Royal Collection Trust, Londra.

Levina Teerlinc, Ritratto di Elisabetta I, 1565 circa, acquerello su pergamena incollata su carta da gioco, Royal Collection Trust, Londra.

Momento decisivo per la sua carriera fu il biennio del 1545–1546, quando Levina si trasferisce in Inghilterra con il marito George Teerlinc. Qui entra al servizio della corte di Enrico VIII, proprio dopo la morte di Hans Holbein il Giovane, il più grande ritrattista della corte inglese.

Non si tratta di una presenza marginale: sappiamo infatti che l'artista riceve uno stipendio annuo di circa 40 sterline, superiore a quello di Holbein. La Teerlinc lavora stabilmente per quattro sovrani: Enrico VIII, Edoardo VI, Maria I ed Elisabetta I.

Questo dato è cruciale: l'artista è probabilmente la figura più importante nella miniatura inglese tra la generazione di Holbein e quella di Nicholas Hilliard, che emergerà solo negli anni Settanta del Cinquecento. In altre parole, occupa una posizione di continuità fondamentale nello sviluppo del ritratto miniato inglese.

Il genere della miniatura

Levina Teerlinc, Ritratto di Mary Dudley, Lady Sidney, acquerello su pergamena, incollato su cartoncino con 4 picche sul retro, V&A South Kensington.

Levina Teerlinc, Ritratto di Mary Dudley, Lady Sidney, acquerello su pergamena, incollato su cartoncino con 4 picche sul retro, V&A South Kensington.

Per capire davvero la carriera e l'arte della Teerlinc bisogna riflettere su quanto fosse importante il genere della miniatura nel XVI secolo. Le miniature non erano dei semplici quadretti, delle riproduzioni in miniatura. Questi oggetti erano carichi di un aspetto politico e personale molto forte. Le miniature venivano: indossate come gioielli, scambiate come doni diplomatici e usate per diffondere l’immagine del sovrano. In un’epoca ancora senza fotografia, rappresentavano una forma di presenza simbolica: portare con sé il ritratto di qualcuno significava mantenerne un legame sociale, affettivo o politico. La Teerlinc operava esattamente in questo sistema, producendo ritratti di corte — soprattutto di Elisabetta I — e immagini destinate alla circolazione nelle élite.

Perché non conosciamo Levina Teerlinc

Attribuito a Levina Teerlinc, Ritratto di Thomas Seymour, 1545-1547 circa, 52 x 43 mm, National Maritime Museum, Greenwich, London, Caird Collection.

Attribuito a Levina Teerlinc, Ritratto di Thomas Seymour, 1545-1547 circa, 52 x 43 mm, National Maritime Museum, Greenwich, London, Caird Collection.

Quella di Levina Teerlinc dunque é una carriera ben documentata, eppure la maggior parte delle sue opere risultano in gran parte perdute. Ecco quindi che emerge il paradosso più interessante di questa vicenda: Levina Teerlinc, una delle artiste meglio documentate della corte Tudor, non ha quasi nessuna opera che le può essere attribuita con certezza.

Le ragioni di questa contraddizione possono essere diverse: le miniature raramente erano firmate, molte opere sono andate perdute (forse anche nell’incendio del palazzo di Whitehall)

altre sono state attribuite in seguito ad artisti più celebri o che avevano maggiore fortuna critica in quel preciso momento storico. In base al piccolo gruppo di opere considerate plausibilmente sue, tra cui: ritratti miniati di nobildonne e immagini di Elisabetta I, conservate al Victoria and Albert Museum, gli storici dell’arte riconoscono uno stile caratterizzato da: disegno relativamente semplice, una pittura particolarmente fine, sottile e trasparente e una pennellata sciolta.

Un altro aspetto importante, spesso banalizzato ma storicamente rilevante: Levina Teerlinc è l’unica pittrice documentata alla corte di Enrico VIII. In un contesto dominato quasi esclusivamente da uomini, la sua posizione non è simbolica ma professionale: riceve salario e produce opere ufficiali, godendo di favori reali (regali, protezione, status sociale).

Alcune fonti contemporanee la consideravano tra le migliori pittrici del suo tempo, non “tra le donne”, ma in senso assoluto. Anche se le sue opere sono difficili da identificare, la sua influenza è più chiara: contribuisce a consolidare la tradizione inglese del ritratto miniato, potrebbe aver formato o influenzato Nicholas Hilliard. Questo la colloca in una linea diretta di sviluppo della ritrattistica inglese, che diventerà centrale nel periodo elisabettiano.

La figura di Levina Teerlinc è dunque un caso emblematico nella storia dell’arte: una figura centrale ma sfuggente, fondamentale nella pratica artistica del suo tempo ma quasi cancellata dalla memoria collettiva. Non perché fosse marginale, ma per una combinazione di fattori storici concreti che possiamo così riassumere: perdita delle opere, mancanza di firme, successiva attribuzione ad artisti più noti, condizione di donna in un sistema artistico maschile. Eppure, i documenti parlano molto chiaro: per circa trent’anni fu il punto di riferimento della miniatura alla corte inglese. Non è una figura da riscoprire in chiave femminista, ma perché senza di lei e del suo lavoro, perdiamo un pezzo significativo, concreto e reale della storia dell’arte rinascimentale europea.

In copertina: Attribuito a Levina Teerlinc, Ritratto di una dama con una scimmietta, anni '60 del XVI secolo, acquerello e colori a tempera con rifiniture in oro e argento, 46 × 46 mm, collezione Victor Reynolds e Richard Chadwick. Dettaglio.