cover Teresa del Po: pittrice, miniaturista e incisora dimenticata del tardo Barocco

Teresa del Po: pittrice, miniaturista e incisora dimenticata del tardo Barocco

Teresa del Po e la sua famiglia: una dinastia di artisti del Barocco, tra Roma e Napoli
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Non solo muse

Teresa del Po e la sua famiglia di artisti, tra Napoli e Roma

Teresa del Po, Pan e Sirinx e Apollo e Dafne, colori a corpo su pergamena, montati su cartoncino, 37 x 30,7 cm, ovale, collezione privata © Cambi Casa d'Aste

Teresa del Po, Pan e Sirinx e Apollo e Dafne, colori a corpo su pergamena, montati su cartoncino, 37 x 30,7 cm, ovale, collezione privata © Cambi Casa d'Aste

Nel panorama artistico del Seicento italiano, la famiglia Del Po rappresenta uno dei casi più interessanti di trasmissione familiare del mestiere artistico, dove pittura, incisione e miniatura diventano un linguaggio condiviso. In questo contesto emerge la figura di Teresa del Po (1649–1713), una delle donne attive e riconosciute nell’ambiente barocco romano e napoletano.

Teresa nasce a Roma il 20 agosto 1649 da Pietro del Po, pittore e incisore palermitano attivo tra Napoli e Roma, e da Porsia Compagna. La famiglia è profondamente immersa nel mondo dell’arte: anche il fratello Giacomo del Po diventerà pittore affermato e collaboratore del padre. Pietro del Po è la figura centrale di questa dinastia: formatosi tra Palermo e Napoli, si trasferisce a Roma dove costruisce una carriera tra pittura e incisione, influenzando direttamente la formazione dei figli. Teresa cresce dunque in un ambiente in cui il disegno, la stampa e la pittura sono attività quotidiane e strutturate.

La vicenda di Teresa del Po per certi versi può essere assimilabile a quella di Rosaria Novelli, personalità artistica del barocco siciliano. Le due artiste possono essere messe in relazione soprattutto sul piano della costruzione della figura dell’artista donna e del rapporto con il contesto in cui operano. Teresa del Po, attiva tra Roma e Napoli tra XVII e inizio XVIII secolo, si forma all’interno di una bottega familiare e riesce a ottenere un riconoscimento raro per una donna del suo tempo, entrando, come vedremo, persino nell’Accademia di San Luca come miniatrice e incisora. La sua carriera si sviluppa quindi dentro strutture ben definite — famiglia, bottega, accademia — che le consentono di acquisire competenze tecniche e visibilità, ma anche di muoversi entro ruoli abbastanza codificati. Nel confronto con una pratica artistica contemporanea come quella di Rosaria Novelli, emerge invece un contesto molto più libero e meno gerarchico, in cui l’identità dell’artista non dipende da istituzioni rigide, ma da percorsi individuali e spesso più frammentati. Il punto di contatto tra le due esperienze non è quindi lo stile o la tecnica, ma la necessità comune di costruire una propria presenza nel sistema dell’arte: nel caso di Teresa attraverso il riconoscimento accademico e la specializzazione tecnica, nel caso di Rosaria attraverso la ricerca di un linguaggio personale e di uno spazio espressivo autonomo.

L'ingresso di Teresa del Po all'Accademia di San Luca

Teresa del Po, La Maddalena nel deserto, acquaforte e bulino, 24 x 17 cm, Deposito dell'Accademia dei Lincei, Roma. © Istituto Centrale per la Grafica.

Teresa del Po, La Maddalena nel deserto, acquaforte e bulino, 24 x 17 cm, Deposito dell'Accademia dei Lincei, Roma. © Istituto Centrale per la Grafica.

Teresa si forma proprio nella bottega paterna a Roma, apprendendo tecniche che vanno dalla pittura alla miniatura fino all’incisione. Un elemento fondamentale della sua carriera è l’ingresso all’Accademia di San Luca, avvenuto nel 1675, un fatto davvero eccezionale per una donna nel Seicento.

L’ammissione non è formale o simbolica: le fonti la descrivono come “diligentissima miniatrice e accuratissima intagliatrice in acqua forte”, riconoscendo quindi competenze tecniche elevate e non semplicemente decorative. Questo passaggio è importante perché colloca Teresa non come figura marginale, ma come professionista riconosciuta nell’élite artistica romana.

A differenza di molte pittrici coeve, Teresa del Po non si limita alla pittura su tela. La sua attività si concentra soprattutto su: miniatura, incisione, illustrazione libraria e ritratto a pastello.

Questa scelta non è casuale: la miniatura e l’incisione erano tecniche più “flessibili”, compatibili con le possibilità operative delle artiste donne nel sistema artistico del tempo, ma Teresa riesce a trasformarle in un linguaggio autonomo e raffinato. Le sue opere mostrano un forte interesse per la resa realistica dei volti, soprattutto nei ritratti, dove emerge una sensibilità attenta alla psicologia del soggetto e non solo alla sua rappresentazione formale.

Il trasferimento della famiglia del Po a Napoli

Teresa del Po, Maddalena in Estasi, punta d'argento e acquerello su pergamena, 23 x 17,5 cm, ovale, collezione privata. © Farsetti Arte

Teresa del Po, Maddalena in Estasi, punta d'argento e acquerello su pergamena, 23 x 17,5 cm, ovale, collezione privata. © Farsetti Arte

Nel 1683 la famiglia si trasferisce stabilmente a Napoli, probabilmente al seguito di incarichi paterni e del contesto vicereale spagnolo. Qui Teresa entra in contatto con un ambiente artistico molto dinamico, legato alla produzione editoriale e alla committenza aristocratica. Il fratello Giacomo si afferma come pittore, mentre Teresa continua la sua attività tra incisione e pastello, lavorando anche su libri illustrati e soggetti devozionali.

La famiglia Del Po diventa così un piccolo sistema produttivo: Pietro come guida e maestro, Giacomo come pittore e Teresa come incisora, miniatrice e ritrattista. Bernardo De Dominici osservò che, sia a Roma che a Napoli, "molti signori concorsero per ottenere sue miniature e pitture fatte con pastelli", e documentò la presenza di numerosi piccoli pastelli raffiguranti santi e soggetti simili nelle collezioni nobiliari napoletane, quali quelle di Alfonso e Francesco Gaetani d’Aragona, Ignazio Provenzale e Giovanna Battista d’Aragona Pignatelli. L’inventario napoletano di Nicola Cardinale (29.VII.1716), ad esempio elenca circa 17 "miniature di pastello", tutte di soggetto religioso.

Senza dubbio uno degli aspetti più interessanti della produzione di Teresa del Po è la tendenza a un linguaggio visivo preciso, controllato e attento al dato reale. Le sue incisioni e i suoi ritratti non cercano idealizzazioni eccessive: i volti sono osservati con attenzione quasi documentaria, e la resa dei dettagli (abiti, fisionomie, posture) mostra una volontà di aderenza alla realtà visibile. In questo senso, il suo lavoro si inserisce pienamente nel gusto barocco per il dettaglio, ma lo declina in una direzione più intima e misurata rispetto alla grande pittura monumentale del tempo. Teresa muore a Napoli nel 1713. Lascia una figlia, Vittoria, che seguirà le orme materne come miniaturista, pur senza raggiungere la stessa qualità e notorietà. La sua produzione pittorica è oggi in gran parte dispersa, mentre sopravvivono soprattutto incisioni e alcune opere a pastello, testimonianza della sua versatilità tecnica.

In copertina: Teresa del Po, Susanna e i vecchioni, post 1678, 39,6 x 29,2 cm, bulino. Deposito dell'Accademia dei Lincei, Roma. Dettaglio dei volti dei due vecchioni e della Susanna. © Istituto Centrale per la Grafica.