cover Muse, modelle, poetesse e pittrici: le preraffaellite dimenticate

Muse, modelle, poetesse e pittrici: le preraffaellite dimenticate

Scopriamo le preraffaellite: Elizabeth Siddal, Christina Rossetti, Jane Burden Morris, Fanny Cornforth ed Evelyn De Morgan
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Non solo muse

Christina Rossetti, sorella di Dante Gabriel Rossetti

Dante Gabriel Rossetti, Sirena Ligeia, 1873, gessetto su carta, 78,7 × 47 cm, collezione privata.

Dante Gabriel Rossetti, Sirena Ligeia, 1873, gessetto su carta, 78,7 × 47 cm, collezione privata.

Christina Rossetti (1830-1894) fu una delle più importanti poetesse dell’Inghilterra vittoriana e sorella del pittore Dante Gabriel Rossetti. Pur non essendo una pittrice, partecipò all’ambiente artistico preraffaellita attraverso la sua poesia ricca di simbolismo, spiritualità e temi religiosi. Alcuni dei suoi testi furono pubblicati nella rivista del movimento, The Germ. Tra le sue opere più famose c’è la raccolta poetica "Goblin Market and Other Poems", che unisce elementi fiabeschi, morali e simbolici, molto vicini all’immaginario preraffaellita. Cresciuta in un ambiente fortemente artistico e letterario, Rossetti iniziò a scrivere poesie fin da giovanissima e pubblicò i suoi primi testi nel 1850 sulla rivista preraffaellita The Germ. La sua consacrazione avvenne nel 1862 con la raccolta Goblin Market and Other Poems, che include il celebre poema narrativo Goblin Market, una complessa allegoria che intreccia elementi fiabeschi, simbolismo religioso e riflessioni sulla tentazione, il sacrificio e la solidarietà tra donne. Nel corso della sua carriera pubblicò numerose altre raccolte poetiche, tra cui The Prince’s Progress and Other Poems (1866) e A Pageant and Other Poems (1881), oltre a opere di devozione religiosa e letteratura per l’infanzia, come Sing-Song: A Nursery Rhyme Book (1872). La sua poesia è caratterizzata da una lingua limpida e musicale, da una forte intensità emotiva e da una profonda spiritualità anglicana, elementi che convivono con temi ricorrenti come l’amore non corrisposto, la rinuncia, la morte e la speranza della redenzione. Molti dei suoi componimenti furono successivamente musicati e trasformati in canti religiosi, tra cui In the Bleak Midwinter e Love Came Down at Christmas, oggi tra i più noti inni natalizi della tradizione inglese. Sebbene la sua vita personale fosse segnata da una salute fragile e da una forte devozione religiosa che influenzò anche le sue scelte sentimentali — rifiutò infatti diversi matrimoni per motivi di fede — Rossetti mantenne per tutta la vita una produzione letteraria intensa e rigorosa. Oggi è considerata una delle maggiori poetesse della letteratura inglese vittoriana e una figura centrale nello studio del rapporto tra spiritualità, simbolismo e identità femminile nella poesia del XIX secolo.

Jane Burden Morris: l'ideale di bellezza preraffaellita

Dante Gabriel Rossetti, Il sogno ad occhi aperti, 1880, olio su tela, oil on canvas , 157.5 x 92.7 cm, Victoria and Albert Museum.

Dante Gabriel Rossetti, Il sogno ad occhi aperti, 1880, olio su tela, oil on canvas , 157.5 x 92.7 cm, Victoria and Albert Museum.

Jane Morris (nata Jane Burden, 1839–1914) fu una delle muse più celebri del movimento dei Preraffaelliti. Proveniva da una famiglia modesta di Oxford: il padre era stalliere e la madre lavorava come domestica. Nel 1857, mentre assisteva a uno spettacolo teatrale a Oxford, la giovane Jane fu notata dal pittore Dante Gabriel Rossetti e dall’artista Edward Burne-Jones, che rimasero colpiti dal suo aspetto insolito e magnetico. I due la invitarono a posare come modella per gli affreschi che stavano realizzando all’Oxford Union, segnando l’inizio della sua presenza nel mondo artistico preraffaellita.

Poco tempo dopo Jane entrò stabilmente nel circolo artistico del movimento e nel 1859 sposò William Morris, poeta, designer e fondatore del Arts and Crafts Movement. Il matrimonio la portò nel cuore dell’ambiente culturale e creativo vittoriano. Jane non fu soltanto una modella: partecipò attivamente alla vita artistica del gruppo, imparando ricamo e arti decorative e collaborando con l’azienda Morris & Co., fondata dal marito, contribuendo alla realizzazione di tessuti e lavori di ricamo che incarnavano l’estetica dell’Arts and Crafts.

Jane Morris divenne presto il simbolo vivente dell’ideale di bellezza preraffaellita. Il suo aspetto – capelli lunghi e scuri, volto allungato, pelle chiara e sguardo malinconico – incarnava perfettamente la nuova estetica ricercata dagli artisti del movimento, lontana dai canoni classici dell’epoca vittoriana. Dante Gabriel Rossetti la ritrasse in numerosi dipinti e disegni, trasformandola in una figura quasi mitica e spesso associandola a personaggi letterari o medievali. Il rapporto tra Jane Morris e Rossetti andò oltre quello tra artista e modella. Negli anni Sessanta dell’Ottocento i due svilupparono un legame sentimentale che influenzò profondamente la produzione artistica di Rossetti. Durante alcuni periodi trascorsi nella residenza di campagna dei Morris, Kelmscott Manor, Jane fu al centro della vita creativa del gruppo preraffaellita, diventando una figura di grande fascino intellettuale oltre che estetico.

Nel corso della sua vita Jane Morris fu quindi molto più di una semplice musa: rappresentò un ponte tra arte, artigianato e cultura letteraria nella seconda metà dell’Ottocento. La sua immagine contribuì in modo decisivo alla diffusione dell’estetica preraffaellita, influenzando non solo la pittura ma anche la moda, l’illustrazione e l’idea stessa di femminilità artistica nell’Inghilterra vittoriana. Ancora oggi il suo volto è considerato una delle icone più riconoscibili dell’arte preraffaellita.

Elizabeth Siddal: modella, poetessa...ma anche pittrice!

Elizabeth Siddal, Beata Beatrix, tra il 1864 e 1870, olio su tela, 86, 4 x 66 cm, Tate Britain, Londra.

Elizabeth Siddal, Beata Beatrix, tra il 1864 e 1870, olio su tela, 86, 4 x 66 cm, Tate Britain, Londra.

Elizabeth Siddal (1829-1862) fu una delle figure più iconiche del movimento. Iniziò come modella, ma divenne anche pittrice e poetessa. Fu scoperta mentre lavorava in una modisteria e divenne presto la musa di diversi artisti, tra cui Dante Gabriel Rossetti, che iniziò a ritrarla frequentemente e che in seguito sposò. Il suo volto è diventato celebre soprattutto grazie al dipinto Ophelia di John Everett Millais, ispirato alla tragedia Hamlet di William Shakespeare.

Siddal realizzò anche disegni e acquerelli con soggetti medievali e romantici, contribuendo allo stile poetico del movimento.

Inizialmente fu impiegata, con tre delle sue sorelle, come modista in una bottega di Cranbourne Alley, ma divenne in breve tempo la modella preferita di alcuni dei più famosi pittori dell'epoca, i preraffaelliti: Elizabeth, infatti, impersonava perfettamente la loro idea di femminilità. Ci sono due ipotesi sul cambiamento radicale che conobbe la sua vita quando Elizabeth aveva circa vent'anni. Secondo la prima ipotesi fu Walter Howell Deverell che la scoprì nella bottega di Cranbourne Alley e che la presentò al circolo dei Preraffaelliti, portandola via da una famiglia che non voleva per lei un futuro artistico. Seconda ipotesi: la ragazza fu proposta come sarta alla famiglia Howell Deverell. Il padre, preside della Government School of Design, vide alcuni suoi disegni e la presentò al figlio pittore, quest’ultimo a sua volta la fece conoscere agli artisti della confraternita. Posò anche per William Holman Hunt e John Everett Millais, ma fu modella fissa per Dante Gabriel Rossetti, di cui si innamorò e che sposò nel 1860.

Una volta diventata la modella di Rossetti, prima ancora che moglie, la Siddal cominciò a studiare con lui. Malgrado il pittore cercasse sempre di ritrarla come una figura etera, di bella presenza e di dolce apparenza, in realtà la donna aveva un carattere forte e deciso, come traspare dai propri autoritratti: non era quella donna eterea che i pittori amavano idealizzare.

La tragica fine di Elizabeth Siddal

Sir John Everett Millais, Ophelia, 1851‑1852, olio su tela, 76,2 × 111,8 cm, Tate Britain, Londra.

Sir John Everett Millais, Ophelia, 1851‑1852, olio su tela, 76,2 × 111,8 cm, Tate Britain, Londra.

Posando per l'Ophelia di John Everett Millais (1852), la Siddal fu costretta a rimanere a lungo immersa in una vasca da bagno, per rappresentare la morte del personaggio shakespeariano. La sua resistenza fu notevole, anche quando si ruppe una delle lampade che servivano a riscaldare l'acqua: la modella, tuttavia, fu colpita da una bronchite che minò la sua salute. Suo padre ritenne responsabile Millais e cercò di fargli sborsare un adeguato indennizzo. La salute cagionevole della donna, però, potrebbe essere anche attribuita all'uso che faceva del laudano, una sostanza stupefacente di uso medico che veniva usata anche come droga.

Nel 1855 il critico d'arte John Ruskin decise di acquistare tutte le opere artistiche prodotte dalla Siddal, che in realtà si limitavano a molti schizzi e ad un solo dipinto, che verteva sui temi medievali delle leggende arturiane. Ruskin, comunque, fu colpito dalla donna e scrisse a Rossetti una lettera in cui lo esortava a non rinviare oltre il matrimonio con la Siddal, per darle quella sicurezza di cui aveva bisogno. Rossetti, invece, aveva paura a presentare ai propri genitori la Siddal, poiché era di umili origini. Già le sorelle del pittore, Maria Francesca e Christina, avevano avuto parole di fuoco per la donna, ed il timore che i genitori potessero imporre un veto alle nozze, fece sì che egli attendesse molti anni ancora prima di chiedere in sposa la modella. Quest'ultima, sembra, credette che ci fosse una "musa" più giovane nel cuore del pittore, e questo accentuò la sua già presente malinconia.

Quando nel 1860 sposò finalmente Rossetti, aveva alle spalle già molte delusioni: il pittore fissava infatti la data delle nozze e poi all'ultimo secondo la rinviava. Lo stress di questo comportamento pare che accentuò lo stato depressivo di cui la donna soffrì per tutta la vita. Nel 1861 diede alla luce un bambino nato morto. Il terribile evento peggiorò le condizioni psicologiche della donna, che da allora non si riprese più: il marito, poco tempo dopo, la trovò morta nel suo letto. Malgrado il referto medico parlasse di "morte accidentale", dovuta cioè ad un'errata valutazione della dose di laudano da assumere, Rossetti capì che si trattava di suicidio. Si confidò con l'amico pittore Ford Madox Brown, il quale gli consigliò di bruciare la lettera d'addio della moglie che il pittore aveva trovato. Il suicidio, all'epoca, oltre ad essere considerato immorale era anche illegale: lo scandalo avrebbe travolto tutta la famiglia di Rossetti e alla Siddal sarebbe stata negata la sepoltura in terra consacrata.

Nella tomba, insieme al corpo della Siddal, il marito fece porre anche l'unica copia dei manoscritti d'amore che lo stesso Rossetti aveva dedicato alla Siddal, scritti nel corso degli anni: il quaderno che li conteneva venne infilato fra i suoi capelli rossi. Nel 1869 Rossetti, piegato da alcool e droga e convinto di diventare cieco, fu ossessionato dal desiderio di pubblicare le proprie poesie accompagnate da quelle della moglie. Inoltre soffriva di allucinazioni in cui riferiva di essere visitato dal fantasma di Elizabeth, ricercando anche modelle e amanti fisicamente a lei simili. Insieme al proprio agente Charles Augustus Howell e sostenuto dai suoi amici come Algernon Swinburne, ottenne il permesso di aprire la tomba della Siddal per recuperare il quaderno di poesie: il tutto venne svolto di notte, per evitare lo sdegno della gente. Howell (che viene ricordato come noto mentitore) raccontò che il corpo della Siddal aveva mantenuto intatta la propria bellezza, e che i capelli avevano continuato a crescerle a dismisura. Rossetti pubblicò quindi le proprie poesie insieme a quelle della moglie. A causa di alcuni temi erotici, però, l'opera venne male accolta dalla critica. Nel 1872 Rossetti tentò il suicidio allo stesso modo della moglie, ingerendo del laudano, ma fu salvato dagli amici. Morì in seguito, nel 1882.

Evelyn De Morgan

Evelyn De Morgan, Le Sirene, olio su tela, 81,8 × 142,8 cm, De Morgan Collection © Trustees of the De Morgan Foundation

Evelyn De Morgan, Le Sirene, olio su tela, 81,8 × 142,8 cm, De Morgan Collection © Trustees of the De Morgan Foundation

Evelyn De Morgan (1855-1919) fu una pittrice associata alla seconda generazione preraffaellita. Studiò arte professionalmente e sviluppò uno stile influenzato da Edward Burne-Jones e dall’estetica simbolista. Le sue opere rappresentano spesso figure femminili mitologiche o allegoriche, con colori intensi e atmosfere spirituali. Molti suoi dipinti trattano temi come la pace, la spiritualità e la giustizia, dimostrando come le artiste legate al movimento non fossero solo muse, ma creatrici autonome con una propria visione artistica.

Nata a Londra in una famiglia benestante e colta, ebbe la possibilità di studiare arte professionalmente, un privilegio raro per una donna del suo tempo, frequentando la South Kensington School of Art e la Slade School of Fine Art, dove sviluppò solide competenze tecniche in disegno e pittura. La sua formazione le permise di elaborare uno stile personale, fortemente influenzato da Edward Burne-Jones e dai principi estetici del simbolismo europeo, combinando dettagli minuziosi, composizioni equilibrate e atmosfere sognanti con un uso raffinato del colore e della luce.

Le opere di De Morgan rappresentano prevalentemente figure femminili mitologiche, bibliche o allegoriche, spesso immerse in paesaggi ricchi di simbologia e di tensione emotiva. Attraverso soggetti come la giustizia, la pace, la verità e la spiritualità, la pittrice esplora temi morali e filosofici con una profondità rara nelle arti visive dell’epoca, dimostrando che le artiste legate al movimento preraffaellita non erano semplicemente muse o figure decorative, ma creatrici autonome con una visione artistica personale e consapevole.

Oltre al valore estetico, la pittura di De Morgan riflette anche un impegno intellettuale e sociale: numerosi dipinti contengono riferimenti alla condizione femminile, alla libertà spirituale e all’ideale della pace universale. La sua tavolozza è caratterizzata da colori intensi e luminosi, che conferiscono alle figure una qualità eterea e una presenza quasi sacrale, mentre la composizione attenta e simbolica invita lo spettatore a una lettura meditativa, capace di unire bellezza e riflessione morale. Evelyn De Morgan rimane oggi un esempio di come le donne artiste della fine del XIX secolo riuscirono a conquistare uno spazio creativo autonomo, lasciando un’eredità artistica che fonde poesia, spiritualità e impegno sociale in un’unica visione coerente.

In copertina: Dante Gabriel Rossetti, Mrs. Jane Morris (L'abito di seta blu), 1868, olio su tela, 101,5 x 90,2 cm, Society of Antiquaries of London, Kelmscott Manor.