cover Maruja Mallo: surrealista ribelle, femminista impegnata ed esiliata

Maruja Mallo: surrealista ribelle, femminista impegnata ed esiliata

La voce fuori dal coro del Surrealismo: l'attivismo con il collettivo femminista "Las Sinsombrero" e il linguaggio pittorico che unisce sociale e politico a fantasia e cosmogonia
5'
Non solo muse

Elogio della vita vera

Maruja Mallo, La verbena, 1927, Colección Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid. © Maruja Mallo

Maruja Mallo, La verbena, 1927, Colección Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid. © Maruja Mallo

Travestirsi da uomo per entrare nei caffè. Togliersi il cappello in pubblico come gesto di ribellione. Dipingere acrobati cosmici e mietitori affamati di giustizia sociale. Questa era Maruja Mallo (Viveiro, 5 gennaio 1902 – Madrid, 6 febbraio 1995) vero e proprio talento ribelle. Nata in una famiglia borghese numerosa, fu infatti quarta di ben quattordici figli, crebbe in un ambiente in cui l’arte non era del tutto estranea: anche il fratello Cristino divenne un celebre scultore. Ma fu Maruja ad andare oltre ogni convenzione. Nel 1922 si trasferì a Madrid e fu l’unica donna a superare l’esame di ammissione alla Real Academia de Bellas Artes de San Fernando. Un traguardo, in un’epoca in cui le donne artiste erano più tollerate che accolte. Lì conobbe Dalí, Buñuel, Lorca, e una generazione di giovani intellettuali anticonformisti con cui condivideva idee, notti folli e spirito di rivolta. Le sue prime opere, come la serie Las Verbenas (1927), sono una celebrazione della vita popolare madrilena: giostre, feste, volti illuminati da luci colorate. Dietro l’apparente allegria si cela però un’acuta osservatrice sociale, che ritraeva con precisione quasi matematica i movimenti e le dinamiche della città moderna. Nel 1928 tenne la sua prima mostra personale presso la prestigiosa Revista de Occidente, grazie al sostegno di José Ortega y Gasset. Una vera eccezione per una giovane donna all’epoca. Negli anni Trenta, si spostò a Parigi, dove espose nella Galerie Pierre Loeb, la stessa che aveva lanciato Miró. Conquistò anche André Breton, che acquistò una sua opera. In poco tempo entrò in contatto con l’élite del surrealismo europeo: Paul Éluard, Max Ernst, Magritte, ma anche Picasso, che visitò la sua mostra. Eppure, preferì tornare in Spagna.

Attivismo e resistenza

Maruja Mallo, Arquitectura humana, 1937, Allegra Arts (Mario Losantos) © Maruja Mallo, Vegap, Santander, 2024

Maruja Mallo, Arquitectura humana, 1937, Allegra Arts (Mario Losantos) © Maruja Mallo, Vegap, Santander, 2024

Maruja non era sola. Con Margarita Manso, Concha Méndez, María Zambrano, e altre figure straordinarie, fece parte di un gruppo di donne che rifiutavano il ruolo subordinato riservato al genere femminile. Le chiamarono "Las Sinsombrero": un nome nato da un gesto tanto semplice quanto rivoluzionario. Un giorno, lei, Manso, Lorca e Dalí attraversarono Puerta del Sol senza indossare il cappello — simbolo dell’ipocrisia borghese — attirando sguardi scandalizzati. Maruja e le sue compagne volevano essere soggetti attivi della storia culturale, non sue semplici spettatrici. Tornata a Madrid nel pieno fermento della Seconda Repubblica, iniziò a dipingere con un tono più sociale e politico. L’amicizia con María Zambrano e l’incontro con Pablo Neruda e Miguel Hernández la spinsero verso una pittura impegnata: Sorpresa del trigo (1936), ispirata a una manifestazione popolare, è un inno alla dignità dei lavoratori. Fece inoltre parte delle Misiones Pedagógicas, che sviluppavano progetti per portare la cultura nelle zone rurali, e lottò con convinzione per i valori repubblicani. Ma l’arrivo della guerra civile la costrinse a fuggire.

L'esilio e la riscoperta

Maruja Mallo nel suo studio, Madrid 1936. Colección Archivo Lafuente. Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía. © Maruja Mallo, Vegap, Santander, 2024

Maruja Mallo nel suo studio, Madrid 1936. Colección Archivo Lafuente. Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía. © Maruja Mallo, Vegap, Santander, 2024

Passata per il Portogallo grazie all’aiuto della poetessa Gabriela Mistral, trovò rifugio in Argentina, dove visse per 25 anni. Lì realizzò opere visionarie: nuotatori, astronauti, coralli e stelle marine fluttuavano nelle sue “armonías plásticas”, anticipando la fantascienza e l’immaginario cosmico. Fu artista, illustratrice, designer, muralista. E fu sempre Maruja: ironica, geniale, mai domabile. Rientrò in Spagna nel 1962, ormai anziana, e inizialmente dimenticata. Ma un gruppo di giovani artisti e critici ne rilanciò l’opera. Nel 1982 ricevette la Medaglia d’Oro delle Belle Arti, e negli anni successivi fu omaggiata da mostre e premi. Morì a Madrid nel 1995, a 93 anni. Il 2025 è stato un anno importante per la riscoperta di questa figura dimenticata. A quindici anni dall’ultima grande retrospettiva, infatti Maruja Mallo è tornata al centro dell’attenzione con una mostra ambiziosa e ricchissima, frutto della collaborazione tra il Centro Botín di Santander e il Museo Reina Sofía di Madrid. Curata da Patricia Molins, la mostra dal titolo "Maruja Mallo: máscara y compás. Pinturas y dibujos 1924-1982" si propone di rileggere l’intera carriera dell’artista spagnola, figura atipica e geniale della Generazione del ’27, con nuove chiavi interpretative e un vasto corpus di opere e documenti. L’esposizione, che è tenuta a Santander dal 12 aprile 2025 e che si è spostata a Madrid in ottobre, ha raccolto oltre 90 dipinti, numerosi disegni e opere tridimensionali lungo un percorso cronologico e tematico che va dal Realismo magico delle prime opere fino alle visioni cosmiche degli ultimi anni. Per la prima volta dopo quasi un secolo, sono state esposte insieme le celebri cinque Verbenas, opere ispirate alle feste popolari madrilene che l’artista dipinse nel 1927 e che l’hanno resa celebre a livello internazionale, grazie anche alla presenza di tele oggi conservate al Centro Pompidou e all’Art Institute di Chicago. Elemento distintivo della mostra è l’ampio spazio dedicato all’archivio personale di Maruja Mallo, recentemente acquisito dal Reina Sofía, che documenta in modo straordinario il suo metodo di lavoro, il pensiero teorico e la cura quasi ossessiva con cui registrava, fotografava e accompagnava le sue opere – spesso anche autorappresentandosi accanto a esse con elementi simbolici, in una sorta di performance visiva ante litteram. Questo materiale ha permesso di ricostruire opere scomparse durante la Guerra Civile o l’esilio argentino, come le figure teatrali realizzate in lana, sparto e materiali poveri per un Omaggio a García Lorca, creato da Buenos Aires dopo l’assassinio del poeta.

Tra i tanti nuclei della mostra spiccano le ultime serie cosmiche, in cui Mallo sviluppa una personale visione del mondo come organismo interrelato e fragile, anticipando temi oggi centrali nell’ecofemminismo e nella riflessione ambientale. L’artista costruisce così una mitologia femminile nuova, visionaria e sensuale, in cui estetica, scienza, spiritualità e critica sociale si intrecciano. Come sottolinea Molins, Mallo è riuscita a cancellare le barriere tra arte popolare e avanguardia, tra politica e immaginazione, restituendo all’arte il potere di interpretare e trasformare la realtà. Con questa mostra, Maruja Mallo emerge come un’artista radicalmente moderna e necessaria, capace non solo di esprimere il suo tempo, ma anche di anticipare inquietudini e speranze del nostro presente.

In copertina: Maruja Mallo, Sorpresa del trigo (Wheat Surprise), 1936, Private collection © Maruja Mallo, VEGAP, Madrid, 2025. Dettaglio.