
Le principesse artiste: Charlotte Napoléone Bonaparte e Chiara Colonna
Due nobildonne che coltivarono l'arte

Charlotte Napoleone Bonaparte e Alessandro Capalti, Ritratto di Letizia Ramolino, Napoleonis Mater, 1835, acquerello su carta, 26,7 x 20,3 cm, Museo Napoleonico, Roma.
Quando si parla di donne artiste nell’Ottocento, la narrazione tende a concentrarsi su figure che riuscirono a conquistare una posizione professionale nel sistema dell’arte. Esiste però un’altra storia, meno nota ma non meno significativa: quella delle donne che praticarono il disegno e la pittura in un contesto sociale che spesso considerava tali attività un raffinato complemento dell’educazione femminile. Accanto ad artiste oggi maggiormente riconosciute come Carlotta Gargalli (1788-1840) ed Emma Gaggiotti Richards (1825-1912), che seppero ritagliarsi uno spazio nel panorama artistico del loro tempo, emergono anche figure appartenenti all’aristocrazia, per le quali la pratica artistica rappresentò un importante strumento di espressione culturale e personale. Tra queste si distinguono Charlotte Bonaparte (Parigi, 31 ottobre 1802 – Sarzana, 5 marzo 1839) e Chiara Colonna (1793-1843). Pur appartenendo a contesti diversi, entrambe dimostrano come l’arte potesse diventare uno spazio di autonomia creativa all’interno delle rigide convenzioni della società aristocratica europea.
Charlotte Bonaparte e la pittura di paesaggio

Charlotte Napoléone Bonaparte, Autoritratto, 1834, acquerello su carta, 48 x 37 cm, Museo Napoleonico, Roma.
Charlotte Napoléone Bonaparte (1802-1839), figlia di Luciano Bonaparte e nipote di Napoleone, fu una delle personalità artistiche più interessanti della sua famiglia. Cresciuta in un ambiente colto e cosmopolita, ricevette un'educazione accurata e sviluppò fin da giovane una spiccata inclinazione per il disegno e l'acquerello, pratiche che coltivò con costanza nel corso della sua vita.
La sua produzione artistica è legata soprattutto alla rappresentazione del paesaggio e alla memoria dei luoghi visitati durante i suoi soggiorni in Italia. Le sue opere documentano vedute urbane, scorci naturali e architetture osservate con attenzione quasi diaristica, inserendosi pienamente nella sensibilità romantica del primo Ottocento. Non si tratta tuttavia di semplici esercizi da dilettante: nei suoi lavori emerge una raffinata capacità di cogliere gli effetti della luce, le variazioni atmosferiche e il valore emotivo del paesaggio, trasformando l'osservazione diretta in un'esperienza profondamente personale.
Tra le opere più significative si colloca il celebre autoritratto realizzato durante il soggiorno fiorentino. La principessa vi appare seduta dietro una finestra ad arco acuto di gusto neogotico, che incornicia elegantemente la figura e ne cela la parte inferiore del corpo. Sullo sfondo si apre una veduta di Firenze attraversata dall'Arno, quasi a sottolineare il legame tra l'artista e il paesaggio che osserva. Charlotte indossa un abito bianco stretto in vita, caratterizzato dalle ampie maniche a gigot tipiche della moda del tempo, completato da uno scialle azzurro appoggiato sulle spalle. I capelli sono raccolti in una sofisticata acconciatura à la giraffe, mentre una ferronnière le adorna la fronte. L'opera rappresenta non solo un ritratto individuale, ma anche una dichiarazione della propria identità culturale, sospesa tra aristocrazia, sensibilità romantica e vocazione artistica.
Accanto ai paesaggi, Charlotte si dedicò anche al ritratto. Particolarmente delicato è l'acquerello raffigurante la figlia Zénaïde Bonaparte, nel quale la morbidezza del tratto e la luminosità dei colori restituiscono un'immagine intima e affettuosa della giovane. L'opera rivela una dimensione privata della sua produzione, nella quale l'osservazione si unisce al sentimento familiare, lontano da ogni intento celebrativo.
Di grande interesse è anche la veduta de Il Convento dei Cappuccini ad Albano, nella quale l'edificio religioso emerge armoniosamente dal paesaggio dei Colli Albani. Qui l'attenzione per l'architettura si fonde con quella per la vegetazione e per gli effetti atmosferici, dando vita a una composizione equilibrata e suggestiva. Come in molte delle sue vedute italiane, il monumento non è rappresentato come semplice soggetto documentario, ma come parte integrante di un paesaggio percepito e vissuto emotivamente.
Gli strumenti del mestiere

Charlotte Napoléone Bonaparte, Cassetta da acquarellista, 1830-1839 circa, acquerello su cartoncino, 17,7 x 21,4 cm, Museo Napoleonico, Roma.
Particolarmente interessante è l'acquerello raffigurante la Cassetta da acquarellista, un soggetto apparentemente semplice che acquista un valore quasi autobiografico. La scatola da viaggio, con i suoi utensili ordinatamente disposti, non rappresenta soltanto un oggetto d'uso quotidiano, ma diventa il simbolo dell'attività creativa dell'artista e della sua consuetudine a osservare e registrare il mondo attraverso il disegno e l'acquerello. L'opera offre inoltre uno sguardo intimo sul lavoro di Charlotte, rivelando il legame concreto tra l'esperienza del viaggio, l'osservazione della natura e la pratica artistica. In questo senso, la cassetta non è un semplice accessorio, ma una sorta di autoritratto indiretto, capace di evocare la presenza dell'artista attraverso gli strumenti del suo mestiere.
Ciò che colpisce maggiormente nella figura di Charlotte Bonaparte è la sua posizione intermedia tra il ruolo sociale di principessa e quello di artista. Pur non dovendo affrontare le difficoltà economiche che gravavano su molte pittrici professioniste del suo tempo, operò in un contesto nel quale una donna aristocratica difficilmente poteva essere riconosciuta come artista a pieno titolo. La sua attività creativa rimase così sospesa tra passione personale e limitato riconoscimento pubblico. A mio avviso, il fascino di Charlotte Bonaparte risiede proprio in questa condizione. Le sue opere non nascono dall'esigenza di costruire una carriera artistica, ma da un autentico desiderio di osservare, comprendere e interpretare il mondo che la circondava. È forse per questo che i suoi acquerelli conservano ancora oggi una straordinaria freschezza: non sono soltanto immagini di luoghi e persone, ma testimonianze di uno sguardo sensibile, colto e profondamente moderno.
Chiara Colonna: un puzzle ancora da completare

Pietro Tenerani, Ritratto della principessa Chiara Colonna, 1850, gesso, alt. 69 cm, larg. 47 cm, base 25 x 21 cm, Museo di Roma, Roma.
Molto meno nota è la figura di Chiara Colonna, appartenente alla storica famiglia romana dei Colonna. Le informazioni oggi disponibili indicano che fu allieva del pittore Tommaso Minardi e che praticò il disegno nell'ambiente artistico della Roma della Restaurazione. Un suo album di disegni, conservato dalla famiglia, è stato recentemente esposto nella mostra Roma Pittrice. Artiste al lavoro tra XVI e XIX secolo presso il Museo di Roma.
Questi dati sono particolarmente significativi. Essere allieva di Minardi significava entrare in contatto con uno dei protagonisti della cultura artistica romana dell'Ottocento. Inoltre, la conservazione di un album personale testimonia una pratica artistica costante e consapevole, ben oltre il semplice passatempo aristocratico.
La scarsità delle fonti rende difficile formulare giudizi definitivi sulla sua produzione. Tuttavia, proprio questa condizione evidenzia un problema più ampio della storiografia artistica: molte donne, soprattutto appartenenti alla nobiltà, sono rimaste ai margini del racconto ufficiale non perché prive di talento, ma perché la loro attività non si tradusse in una carriera pubblica o in una presenza stabile sul mercato dell'arte.
Personalmente trovo che il caso di Chiara Colonna sia emblematico. La sua figura ci ricorda che la storia dell'arte non è composta soltanto dai grandi nomi consacrati dai manuali, ma anche da percorsi rimasti in ombra e oggi oggetto di una necessaria rivalutazione.
In copertina: Jacques-Louis David, Zenaide e Charlotte Napoleone Bonaparte, 1821, olio su tela, 130 x 97 cm, Museo Napoleonico, Roma. Dettaglio.