
Carlotta Gargalli: la pittrice bolognese protagonista della Roma di Canova
L'Elisabetta Sirani dell'Ottocento

Carlotta Gargalli, Artemisia che piange sull’urna ove son chiuse le cenere di Mausolo. Concorso Curlandese 1807, Piccolo premio di Pittura. MAMbo Bologna, Collezioni storiche. Foto Museo Ottocento Bologna. © MAMbo Bologna.
Carlotta Gargalli (Bologna, 20 aprile 1788 – Roma, 2 dicembre 1840) nasce come "figlia d'arte", il padre era infatti il pittore Filippo Gargalli e di Giovanna Carage, francese di Parigi trasferitasi a Bologna. Carlotta è la secondogenita di cinque fratelli: Luigia, Anna Sofia, Giovanni Battista e Arcangelo. La Gargalli è una delle figure più affascinanti e oggi finalmente riscoperte dell’arte italiana del primo Ottocento: pittrice, allieva di Antonio Canova e prima donna ad aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna in un’epoca in cui la scena artistica era ancora quasi interamente dominata dagli uomini. Fu avviata precocemente allo studio della pittura e nel 1804 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Bologna, diventando la prima donna a frequentare i corsi ufficiali dell’istituzione dopo la soppressione dell’Accademia Clementina: un risultato eccezionale per una donna del suo tempo.
Il suo talento si rivelò subito: nel 1807 vinse il Piccolo Premio Curlandese, premio prestigioso assegnato per dipinti d’invenzione con la sua opera Artemisia che piange sull’urna ove son chiuse le cenere di Mausolo. Grazie all’appoggio dello scultore Antonio Canova, nel 1811 ottenne una sovvenzione statale che le permise di trasferirsi a Roma, dove si inserì nei circoli artistici più importanti e frequentò l’Accademia del Regno italico a Palazzo Venezia, presieduta proprio da Canova. Qui conobbe e incrociò gli studi e le amicizie di artisti come Francesco Hayez e Tommaso Minardi. Dopo gli anni romani (1811-1815), Carlotta Gargalli tornò a Bologna e avviò un’intensa attività artistica. Si dedicò a ritratti, soggetti sacri e copie dei grandi maestri conservati nella Pinacoteca Nazionale di Bologna, ottenendo un apprezzamento tale da essere definita dai suoi contemporanei “l’Elisabetta Sirani dei nostri giorni”, in riferimento alla celebre pittrice bolognese del Seicento. Nel 1821 sposò il medico Carlo Luigi Rovinetti, ma dopo questa fase la sua attività rallentò, anche a causa di lutti familiari come la morte della figlia e del marito. Nel corso della sua vita gestì anche a Roma un “gabinetto di quadri” in via del Corso, una sorta di spazio espositivo e di commercio d’arte – un fatto inconsueto per una donna artista dell’epoca. La sua carriera si chiuse con la sua morte a Roma nel 1840; la sua tomba, purtroppo, non è oggi nota con certezza.
La pittura di Carlotta Gargalli si inserisce nel clima neoclassico e accademico del suo tempo, con una particolare attenzione al ritratto e alle scene di carattere sacro o storico. Le sue opere oscillano tra precisione del disegno, equilibrio compositivo e sensibilità emotiva: qualità che conquistarono il favore del pubblico e la stima dei colleghi.
Alcuni dei suoi lavori più significativi sono oggi conservati nei depositi della Pinacoteca Nazionale di Bologna, del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e delle Gallerie degli Uffizi a Firenze, anche se molte tele sono ancora in collezioni private o in deposito. Dopo decenni di oblio critico, la figura di Carlotta Gargalli sta vivendo una vera e propria riscoperta. Dal 31 ottobre 2023 al 25 febbraio 2024 il Museo Ottocento di Bologna ha dedicato una mostra monografica all’artista, intitolata Carlotta Gargalli (1788-1840). Una pittrice bolognese nella Roma di Canova. Curata da Ilaria Chia e Francesca Sinigaglia, l’esposizione presentava circa una ventina di opere provenienti da musei e collezioni pubbliche e private, insieme a documenti d’epoca che ricostruiscono il suo percorso. La mostra – accompagnata da un catalogo bilingue con saggi critici – ha affrontato sapientemente anche le difficoltà che l’artista dovette affrontare come donna in un campo dominato dagli uomini, sottolineando la modernità della sua carriera e il suo ruolo di pioniera nell’Ottocento italiano.
La riscoperta di Carlotta Gargalli non è solo un recupero di un nome dimenticato: è la valorizzazione di una storia di emancipazione artistica e di perseveranza in un ambiente culturale tradizionalmente ostile alle donne. Con la sua presenza in importanti istituzioni artistiche e la recente attenzione critica e museale, Gargalli si conferma come una delle figure femminili più significative del primo Ottocento italiano, capace di dialogare con le grandi personalità del suo tempo e di lasciare un segno duraturo nella storia dell’arte.
In copertina: Carlotta Gargalli, Ritratto di Andrea Pizzoli, 1806; oil on canvas, 53 x 40,5 cm; collezione privata.