
Laura Piranesi: l'incisora romana e figlia d'arte dimenticata
Laura Piranesi: una storia dimenticata, recentemente recuperata

Laura Piranesi, Sepolcro di Cecilia Metella or' detto Capo di Bove, post 1778, acquaforte, 13, 9 x 20, 7 cm © Istituto Centrale per la Grafica
La rubrica “Non solo muse” nasce con l’intento di spostare lo sguardo dalle figure femminili ridotte a semplici ispiratrici dell’arte, soggetti e modelle a protagoniste attive dei processi creativi, non più ai margini della narrazione storica. Recentemente vi ho presentato Teresa del Po, che con la protagonista di questo articolo ha molto in comune: come vedremo infatti, proprio come Teresa, anche Laura ha operato in un contesto familiare di bottega, dove la trasmissione del mestiere paterno non è solo eredità tecnica, ma anche spazio concreto di formazione e autonomia professionale.
Purtroppo sempre come Teresa, immagino che in pochissimi avranno sentito parlare di Laura Piranesi (Roma, 1754 – Roma, 9 marzo 1790). Eppure Laura, insieme al più celebre padre Giovanni Battista Piranesi (Venezia, 1720-Roma, 1778) è stata un' incisora. Laura nasce a Roma nell'estate del 1754, come sappiamo dall'atto di battesimo, celebrato nella Chiesa di San Francesco ai Monti il 17 settembre dello stesso anno. Inevitabilmente, Laura cresce e si forma nella bottega di famiglia sotto l'influenza del padre Giovanni Battista Piranesi, insieme al fratello Francesco, più grande di quattro anni. Quest'ultimo viene indirizzato da Piranesi verso lo studio dell'archeologia, mentre Laura viene istruita e avviata all'attività di incisora, in particolare al genere della veduta, che riscuoteva incredibile successo presso i viaggiatori del Grand Tour, ovvero i gentiluomini stranieri che da lontano viaggiavano verso Roma per vederne le rovine e le bellezze paesaggistiche e artistiche. La sua produzione grafica, sorte comune a tante protagoniste dell'arte, è stata a lungo ignorata dalla critica, e di conseguenza dal grande pubblico. Sappiamo con certezza che realizzò una ventina di vedute di piccolo formato, che riproducono importanti monumenti romani, antichi e moderni, eseguite con la tecnica dell'acquaforte. Si tratta molto spesso di repliche in formato ridotto di vedute eseguite dal padre Giovanni Battista Piranesi, in formato più grande. Dalle analisi delle opere si evince che Laura non usava il tiralinee, ma eseguiva le opere a mano libera. Rispetto alle opere del padre, quelle di Laura sono caratterizzate da un maggiore equilibrio tra bianchi e neri, con un effetto complessivo decisamente meno drammatico.
Le opere sono certamente assegnate al corpus di Laura perché firmate, proprio come "Laura" (o "Lavora") "Piranesi". Sono state tramandate in album collettivi, in cui è spesso presente anche il fratello Francesco e il padre Giovanni Battista e sono state pubblicate dopo la morte di quest'ultimo, il Piranesi che raggiunse la massima fama. Probabilmente è stato Francesco, erede della calcografia paterna, a mettere in circolazione queste opere. Dopo la morte del padre, Laura convola a nozze con un tale Josef Schwerzmann, ebanista svizzero, con cui apre alcune attività commerciali, che però naufragano in breve tempo. Dall'unione tra i due, nel 1780, nasce la loro unica figlia, Luisa Clara. Il marito è costretto a darsi alla fuga per via dei debiti sempre maggiori; Laura si ammala e muore il 9 marzo del 1980.
Il Colosseo: il confronto tra padre e figlia

Laura Piranesi, Veduta del Colosseo, stampa, 1900-1930 circa, © Dati Cultura Gov
Tra le vedute più interessanti eseguite da Laura Piranesi, c'è senza dubbio quella del Colosseo, monumento iconico, già all'epoca simbolo indiscusso del passato romano e della ricchezza storico, artistica e archeologica dell'Urbe. Chiunque è in città, allora come oggi, non può non visitarlo e non portare con sé un piccolo ricordo, un souvenir: ieri un acquaforte, oggi una fotografia.
Laura ricalca in dimensioni ridotti il soggetto già eseguito dal padre Giovanni Battista Piranesi, pubblicata nel 1757 nelle Vedute di Roma. La veduta di Laura però riprende l'Anfiteatro Flavio da nord-ovest, raffigurando il monumento nella sua interezza, dal primo ordine all'attico, con il panorama che declina in un sapiente sfumato di toni, verso l'Arco di Costantino e il Palatino, appena individuabili in lontananza. La versione paterna era più complessa dal punto di vista dell'impostazione ottica: l'aberrazione prospettica risultava fortemente accentuata, mentre Laura nella sua interpretazione, sembra centrare maggiormente l'inquadratura del Colosseo. Nella versione di Giovanni Battista l'attico quasi arriva a toccare la cornice incisa, mentre la veduta di Laura pare permettere all'architettura una maggiore leggerezza, un maggiore respiro. Il segno di Laura è però meno compatto di quello paterno e sembra quasi perdersi nella descrizione della vegetazione che riveste le rovine. In primissimo piano, appena sopra la cornice, possiamo cogliere anche la presenza umana.
Le architetture contemporanee

Laura Piranesi, Veduta di San Giovanni in Laterano, Roma, 1750-1785 circa, acquaforte, 23 x 40,7 cm, British Museum, Londra.
Come abbiamo imparato a capire, anche per la Veduta di San Giovanni in Laterano, Laura riprende uno schema paterno già collaudato, restituendo però il soggetto in dimensioni minori. L'opera fa parte di quel piccolo nucleo di acqueforti della Piranesi che negli anni Venti del XX secolo furono acquistate dal British Museum ed è molto simile a quella dedicata a un'altra importante basilica romana, Santa Maria Maggiore. In entrambi i casi infatti, Laura Piranesi riproduce i celebri monumenti e centri di pellegrinaggio e visita con molta meno enfasi, teatralità e drammaticità chiaroscurale del padre Giovanni Battista. L'atmosfera di queste vedute è decisamente più sobria, intima e romantica. In questo senso ci appaiono più moderne.
In copertina: Laura Piranesi, Veduta della Basilica di Santa Maria Maggiore, acquaforte, 14, 1 x 20,7 cm, Roma. © Istituto Centrale per la Grafica. Dettaglio.