
Il Ritratto di Antonietta Gonzales di Lavinia Fontana: la dignità dell'ipertricosi
Lavinia Fontana: da Bologna a Roma

Lavinia Fontana, Minerva nell'atto di abbigliarsi, 1613, olio su tela, 258 x 190 cm, Galleria Borghese, Roma.
Nata a Bologna nel 1552, Lavinia Fontana è una delle figure più straordinarie del tardo Manierismo. Figlia del pittore Prospero Fontana, cresce in bottega assorbendo un linguaggio artistico ricchissimo, che spazia da Parmigianino ai Carracci, fino alle influenze venete e lombarde. Ma soprattutto, costruisce una carriera autonoma in un mondo dominato dagli uomini, diventando una delle prime artiste a vivere del proprio lavoro.
Le prime commesse pubbliche che ottenne furono, nel 1584, la Madonna Assunta di Ponte Santo e i santi Cassiano e Pier Crisologo (Imola, Palazzo comunale) e un dipinto dell'Assunzione della Vergine per una chiesa bolognese. Sempre nel 1584 realizza il ritratto della famiglia Gozzadini una delle sue opere più celebrate, come attesta l’esistenza di varie repliche.
In un panorama artistico che voleva le donne artiste per lo più specializzate nel campo delle nature morte, insieme alle colleghe Fede Galizia e Artemisia Gentileschi, Lavinia fu una delle prime pittrici a ritrarre scene bibliche, con particolare attenzione alle eroine bibliche e ai personaggi femminili come Giuditta e Maria Maddalena.
La sua fama si lega però principalmente al genere del ritratto, in cui eccelle per la straordinaria attenzione ai dettagli: abiti, gioielli, acconciature e postura diventano strumenti per raccontare status e identità delle sue modelle, soprattutto donne dell’aristocrazia bolognese e romana. Il suo successo la porta a Roma, dove diventa una delle pittrici più richieste della corte papale, tanto da essere soprannominata “la Pontificia Pittrice”. Tra le opere più significative del suo percorso spicca la Minerva in atto di abbigliarsi (1613, Galleria Borghese): un dipinto sorprendente per l’epoca, in cui la dea viene raffigurata nuda mentre si veste, colta in un momento intimo e sospeso tra vulnerabilità e potere. È uno dei primi nudi femminili realizzati da una donna artista, commissionato dal cardinale Scipione Borghese, e rappresenta un punto di svolta nella sua carriera.
Ma il suo vero campo d’eccellenza resta il ritratto, dove Lavinia riesce a superare molti colleghi contemporanei: non solo documenta l’aspetto dei suoi soggetti, ma ne restituisce presenza, carattere e ruolo sociale. Non a caso, un suo contemporaneo scrisse che nessuno “ritraeva le dame meglio di lei”.
Nonostante undici gravidanze e una vita intensa tra famiglia e committenze, Lavinia lascia una produzione vastissima, con pale d’altare, soggetti religiosi e mitologici e un numero eccezionale di ritratti, ancora oggi tra i più importanti del suo tempo.
Il Ritratto di Antonietta Gonzales di Lavinia Fontana

Lavinia Fontana, Ritratto di Antonietta Gonzales, 1594-1595, olio su tela, 57 × 46 cm, Musée du château de Blois, Blois.
Tra le opere del Rinascimento italiano che da sempre più mi hanno incuriosito c'è questo Ritratto di Antonietta Gonzales, realizzato tra il 1594 e il 1595 e custodito presso la collezione del Castello di Blois, nella Loira francese. Fin dalla prima volta che mi capitò di osservarlo in qualche libro di storia dell'arte, rimasi stupita da questo trionfo di verità e naturalismo: siamo ben lontani dal ritratto idealizzato del primo Rinascimento. Il soggetto ritratto è la figlia del nobile Petrus, uno dei cortigiani di Enrico II di Francia. La piccola Antonietta, come le tre sorelle e il padre stesso, soffriva di ipertricosi, ovvero di aumento della pelosità, che le copriva tutto il volto.
Nell'epoca dei gabinetti delle curiosità principeschi, questa malattia era considerata un tipo di fenomeno curioso e affascinante, che rifletteva l'attrazione per le cose straordinarie. Per questo motivo Antonietta fu invitata insieme alla sua famiglia in molti corti europee. La storia della famiglia Gonsalvus si inserisce nella tradizione letteraria dell'uomo selvaggio, che trova le sue radici nel XVIII secolo ne La Bella e la Bestia. Uno dei ritratti del padre di Antonietta Gonsalvus servì perfino da modello per la maschera indossata da Jean Marais ne "La Bella e la Bestia" di Jean Cocteau del 1946.
In molti contesti dell’epoca Antonietta era dunque considerata e ritratta come una figura “mostruosa”, invece Lavinia Fontana, pittrice di grande talento e sensibilità, sceglie una strada diversa e rivoluzionaria: la guarda, e dunque la rappresenta, come una qualsiasi altra persona, in tutta la sua dignità. Nel dipinto, infatti, non c’è alcuna volontà di abbellimento o di idealizzazione. Il volto di Antonietta è reso con estrema attenzione ai dettagli fisiognomici, senza attenuazioni decorative: lo sguardo è diretto, la fisionomia è rispettata nella sua interezza, e la presenza della peluria non viene nascosta né simbolizzata, ma semplicemente accettata come dato visibile del reale. In un’epoca in cui il ritratto tendeva spesso a “correggere” la realtà per avvicinarla a un modello ideale di bellezza o decoro, Lavinia Fontana restituisce invece un’immagine che si fonda sulla verità e sulla dignità dell’individuo, anche nella sua malattia.
Il risultato è un ritratto che colpisce ancora oggi per la sua modernità: non giudica, non mitizza, non maschera. Antonietta non è un caso da osservare con curiosità morbosa, ma una persona presente, riconoscibile, resa nella sua specificità.
Inoltre, in quest'opera però, l'autrice restituisce l'eleganza e lo status social del soggetto, attraverso la raffinatezza degli ornamenti che decorano l'elegante vestito indossato dalla giovane. Ruolo di primo piano giocano anche le mani, candide e affusolate, che tengono in mano una lettera.
Il contributo di Lavinia Fontana e delle artiste del Cinquecento al genere del ritratto

Lavinia Fontana, Ritratto di Bianca degli Utili Maselli con i figli, 1604-1605 circa, olio su tela, 99,06 x 135,255 cm, Fine Arts Museums of San Francisco, Margaret e William R. Hearst III, Fondo Lisa e Douglas Goldman, John A. e Cynthia Fry Gunn, Dagmar Dolby e The Roscoe and Margaret Oakes Endowment Income Fund in occasione del centenario della Legion of Honor, 2024.7. Fotografia di Randy Dodson, per gentile concessione dei Fine Arts Museums of San Francisco.
Vale la pena ricordare come il lavoro di artiste come Lavinia Fontana e Sofonisba Anguissola tra tardo Rinascimento e Barocco abbia segnato una svolta cruciale nell'evoluzione del genere del ritratto, sia sul piano più propriamente stilistico, che su quello sociale.
Le opere di Lavinia e Sofonisba contribuirono infatti a ridefinire il ritratto come spazio di espressione psicologica e relazionale. In particolare, Sofonisba Anguissola fu tra le prime a rompere con la rigidità ufficiale del ritratto di corte: nei suoi dipinti introdusse gesti spontanei, sguardi vivi e interazioni familiari. Le sue tele dimostrano in questo senso una nuova attenzione alla dimensione intima e quotidiana, anticipando una sensibilità che diventerà centrale nel Seicento.
Proprio come Sofonisba, anche Lavinia contribuì alla maturazione di questo linguaggio, unendo alla resa psicologica una straordinaria attenzione al dettaglio materiale. Nei suoi ritratti femminili, gli abiti, i gioielli e gli oggetti non sono meri simboli di status, ma strumenti per costruire identità complesse.
Il nuovo e necessario interesse verso le interpreti femminili della storia dell'arte sta permettendo un'attenta riscoperta del ruolo di queste e altre protagoniste nella storia delle arti. Tale interesse verso la produzione di grandi artiste donne non è testimoniata solo dalla ricerca delle storiche e degli storici dell'arte, ma anche dalle tendenze delle acquisizioni museali e delle vendite all'asta, sempre più orientate verso nomi femminili del panorama artistico. Rimanendo nel campo della ritrattistica e parlando di Lavinia Fontana, è piuttosto recente - è avvenuta nel maggio del 2024 - l'acquisizione da parte dei Musei delle Belle Arti di San Francisco del Ritratto di Bianca degli Utili Maselli con i suoi figli. L'opera è un raro e importante ritratto di famiglia che ancora una volta testimonia l'abilità della pittrice nel raffigurare abiti elaborati, nonché la sua profonda comprensione dei soggetti ritratti. Dopo essere rimasto in mano a privati per oltre 400 anni, il ritratto è ora esposto in un'istituzione pubblica. Si tratta della prima opera d'arte realizzata da una donna prima del 1700 ad entrare a far parte della collezione ospitata presso la Legion of Honor.
In copertina: Lavinia Fontana, Ritratto di Antonietta Gonzales, 1594-1595, olio su tela, 57 × 46 cm, Musée du château de Blois, Blois. Dettaglio del volto della giovane nobile.