Il girocollo nero: storia, significati e testimonianze della collana più intrigante nella storia dell’arte da Manet a Modigliani

Il girocollo nero: storia, significati e testimonianze della collana più intrigante nella storia dell’arte da Manet a Modigliani

La controversa storia visuale del girocollo nero o choker: l'accessorio che ha costruito l'identità femminile tra moda e storia dell'arte
14'
Moda

Storia visiva del girocollo nero o choker: dalla moda alla tela

Edgar Degas, La scuola di danza, 1873-1876, olio su tela, 85 × 75 cm, Musée d'Orsay, Parigi.

Edgar Degas, La scuola di danza, 1873-1876, olio su tela, 85 × 75 cm, Musée d'Orsay, Parigi.

Una sottile striscia di tessuto nero stretta intorno al collo. A prima vista potrebbe sembrare un dettaglio marginale dell'abbigliamento femminile, un semplice nastro destinato a completare un abito. Eppure, nella storia della moda e soprattutto nella storia dell'arte, la collana nera al collo ha assunto significati molto più complessi.

Nastro, velluto, seta, pizzo o gioiello: quella che oggi chiamiamo comunemente choker è stata nel corso dei secoli un accessorio capace di trasformarsi insieme alla società. Ha incorniciato il volto, sottolineato il collo e il décolleté, nascosto imperfezioni, accompagnato abiti eleganti e, in determinati contesti, contribuito alla costruzione di un'immagine femminile sensuale o trasgressiva. La sua storia, inoltre, è profondamente legata alla rappresentazione del corpo femminile. Per questo la choker non va studiata soltanto come elemento di moda: nelle opere di Édouard Manet, Edgar Degas, Pierre-Auguste Renoir e di molti altri artisti dell'Ottocento, il nastro intorno al collo diventa un vero e proprio segno visivo. La domanda, dunque, non è soltanto: quando è nata la choker? Ma soprattutto: che cosa significava indossarla?

Un mito da sfatare: il girocollo nero non nasce nell'Ottocento

Édouard Manet, Giovane donna, 1866, olio su tela, 185,1 x 128,6 cm, The Metropolitan Museum of Art, New York.

Édouard Manet, Giovane donna, 1866, olio su tela, 185,1 x 128,6 cm, The Metropolitan Museum of Art, New York.

Quando oggi si parla di girocollo nero o choker si pensa immediatamente alla moda contemporanea, alla cultura punk degli anni Settanta e Ottanta oppure ai revival degli anni Novanta e Duemila. In realtà, l'uso di ornamenti aderenti al collo è molto più antico. Nella storia dell'abbigliamento occidentale troviamo nastri e fasce legati al collo già in epoche precedenti al XIX secolo. Nel Settecento, per esempio, i ritratti femminili mostrano frequentemente nastri di tessuto portati alla base del collo, talvolta arricchiti da piccoli gioielli, pendenti, croci o medaglioni. Questa continuità è importante perché permette di correggere una delle idee più diffuse sulla storia della choker: non si tratta di una moda nata improvvisamente nella Parigi ottocentesca. Il nastro al collo appartiene piuttosto a una lunga storia dell'ornamento del corpo. Nel XVIII secolo il nastro poteva essere realizzato con materiali relativamente semplici e quindi non necessariamente indicava un elevato status economico. Al tempo stesso, però, poteva essere inserito in un sistema estremamente raffinato di nastri, pizzi, fiocchi, gioielli e tessuti preziosi. L'oggetto era semplice, ma il suo significato dipendeva dal modo in cui veniva indossato.

Il nastro al collo nel Settecento: tra moda e ritratto

Jean-Baptiste Perronneau, Madame de Sorquainville, 1749, Museo del Louvre, Parigi. © 2008 GrandPalaisRmn (Museo del Louvre) / Jean-Gilles Berizzi

Jean-Baptiste Perronneau, Madame de Sorquainville, 1749, Museo del Louvre, Parigi. © 2008 GrandPalaisRmn (Museo del Louvre) / Jean-Gilles Berizzi

Il ritratto aristocratico e borghese del Settecento è una fonte straordinaria per osservare la trasformazione del nastro in elemento della costruzione dell'immagine femminile. In molte rappresentazioni il nastro crea una linea scura che separa visivamente il volto dall'abito. Il risultato è particolarmente efficace nella pittura perché permette all'artista di costruire una sorta di cornice intorno al collo. Il volto, il collo e il décolleté diventano così una sequenza visiva: viso, collo, nastro, abito. Il nastro non è quindi soltanto decorazione. È anche uno strumento compositivo. Questa funzione diventerà ancora più evidente nell'Ottocento, quando la pittura moderna comincerà a osservare con maggiore attenzione la moda contemporanea e la relazione fra abbigliamento e identità.

Il mito della Rivoluzione francese e del "nastro della ghigliottina"

L'incisione raffigura una tavola di moda parigina della fine del Settecento, pubblicata all'interno della rivista "Journal des Modes et des Dames" durante l'epoca del Direttorio francese. L'intestazione in alto recita An 6. Costume Parisien. (31.), indicando l'anno sesto del calendario rivoluzionario francese (tra il 1797 e il 1798) e il numero della tavola. Il pendente a forma di croce è sostenuto da un nastro di velluto aderente al collo.

L'incisione raffigura una tavola di moda parigina della fine del Settecento, pubblicata all'interno della rivista "Journal des Modes et des Dames" durante l'epoca del Direttorio francese. L'intestazione in alto recita An 6. Costume Parisien. (31.), indicando l'anno sesto del calendario rivoluzionario francese (tra il 1797 e il 1798) e il numero della tavola. Il pendente a forma di croce è sostenuto da un nastro di velluto aderente al collo.

Uno dei racconti più affascinanti legati alla storia della choker è quello che la collega alla Rivoluzione francese. Secondo una tradizione molto diffusa, il nastro rosso portato intorno al collo avrebbe ricordato il segno lasciato dalla ghigliottina e sarebbe stato utilizzato dalle donne come gesto simbolico in memoria delle vittime del Terrore. Questa interpretazione viene spesso associata ai cosiddetti bals à la victime, i “balli delle vittime” che, secondo alcune testimonianze posteriori, si sarebbero tenuti negli anni successivi al Terrore tra giovani aristocratici. In queste occasioni, donne e uomini avrebbero indossato nastri, perline o collarini rossi intorno al collo, mentre i capelli venivano tagliati corti all’altezza della nuca, in riferimento alla preparazione dei condannati alla ghigliottina. È però necessario distinguere tra ciò che è documentato e ciò che appartiene alla tradizione. Le fonti sui bals à la victime sono infatti scarse e soprattutto indirette: non disponiamo di resoconti contemporanei di prima mano che permettano di ricostruire con certezza l'esistenza, la diffusione e il rituale di queste feste. Lo storico Ronald Schechter ha sottolineato proprio come il racconto dei bals à la victime sia stato alimentato nell’Ottocento dal cosiddetto “romanticismo della ghigliottina”, fino a trasformarsi in un episodio quasi leggendario della memoria della Rivoluzione.

Questo, tuttavia, non significa che il nastro rosso intorno al collo sia una pura invenzione. Come osserva la redazione di Geopop, l'abitudine di portare nastri rossi al collo è attestata dalle immagini dell'epoca, così come è documentato il taglio dei capelli corto, successivamente associato alla coiffure à la victime. Quest'ultimo, inoltre, non nacque necessariamente come riferimento alla ghigliottina: il taglio era già diffuso prima della Repubblica con il nome di coiffure à la Titus, ispirato ai busti degli imperatori romani, e venne poi adottato anche dalle donne repubblicane.

Per questo non è corretto considerare la ghigliottina come l'origine della choker, né presentare il nastro rosso come una pratica nata necessariamente durante la Rivoluzione. È più prudente affermare che il periodo rivoluzionario e il clima culturale seguito al Terrore contribuirono a creare nuovi immaginari intorno al corpo, al sangue, alla morte e all'abbigliamento politico, all'interno dei quali il nastro rosso poteva assumere un significato legato alla memoria delle esecuzioni. La distinzione è importante soprattutto in un articolo di storia dell'arte: la moda deve essere interpretata attraverso le immagini e le fonti, distinguendo ciò che è effettivamente documentato dagli aneddoti e dalle ricostruzioni elaborate successivamente. In questo caso, dunque, più che parlare di una “origine rivoluzionaria” della choker, è possibile parlare di una successiva stratificazione simbolica del nastro intorno al collo, alla quale la memoria della ghigliottina contribuì a dare un significato particolarmente potente.

Il corpo femminile nella moda dell'Ottocento

Ritratto di Alessandra, Principessa del Galles, con indosso una collana girocollo, 1870 circa. Nella maggior parte delle sue foto, Alessandra indossava spesso collane girocollo per nascondere una cicatrice sul collo.

Ritratto di Alessandra, Principessa del Galles, con indosso una collana girocollo, 1870 circa. Nella maggior parte delle sue foto, Alessandra indossava spesso collane girocollo per nascondere una cicatrice sul collo.

È nel XIX secolo che il nastro al collo acquista una particolare forza nell'immaginario visivo europeo. La società ottocentesca attribuisce grande importanza all'abbigliamento come strumento di distinzione sociale. Il corpo femminile viene regolato da corsetti, colletti, scollature, guanti, cappelli, acconciature e gioielli. Il collo occupa una posizione particolarmente significativa perché costituisce il punto di passaggio fra il volto e il corpo. Un nastro nero può quindi svolgere contemporaneamente diverse funzioni: incorniciare il volto; sottolineare la linea del collo; creare contrasto con la pelle; completare un abito; sostenere un pendente; nascondere una parte del collo; suggerire eleganza; in determinati contesti, accentuare la sensualità. Questa pluralità di funzioni rende impossibile attribuire alla choker un unico significato. Ed è proprio nella pittura dell'Ottocento che questa ambiguità emerge con maggiore evidenza.

L'Olympia di Édouard Manet: il girocollo nero come indizio

Édouard Manet, Olympia, 1863, olio su tela, 130,5 x 191 cm, © Museo d'Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt

Édouard Manet, Olympia, 1863, olio su tela, 130,5 x 191 cm, © Museo d'Orsay, Dist. RMN-Grand Palais / Patrice Schmidt

Tra tutte le opere della storia dell'arte, probabilmente nessuna è più importante per comprendere il significato della collana nera al collo di Édouard Manet, Olympia. Dipinta nel 1863 ed esposta al Salon del 1865, l'opera rappresenta uno dei momenti fondamentali della nascita della pittura moderna. Il Musée d'Orsay sottolinea come Manet abbia reinventato il tradizionale tema del nudo femminile, mettendo in rapporto l'opera con una genealogia che comprende la Venere di Urbino di Tiziano, la Maja desnuda di Goya e le odalische della tradizione ottocentesca. Ma la Venere idealizzata viene trasformata in una donna contemporanea che guarda direttamente lo spettatore. Ed è proprio qui che il piccolo nastro nero assume una forza sorprendente. Olympia è nuda, ma non è priva di ornamenti. Indossa alcuni accessori: un paio di scarpe, un bracciale, un fiore tra i capelli e un sottile nastro nero intorno al collo.

Il nastro introduce una nota cromatica fortissima. La sua superficie scura contrasta con la luminosità della pelle e attira l'occhio verso il volto e il collo della protagonista. In termini puramente pittorici, diventa una linea che organizza la superficie del corpo. Ma il suo significato non è soltanto formale. Manet sta mostrando una donna moderna, identificata dalla tradizione critica come prostituta, che non appare come una dea lontana e idealizzata.

Guarda direttamente chi osserva il quadro. Il nastro diventa allora parte della costruzione di una femminilità contemporanea, consapevole della propria immagine. La forza di Olympia deriva anche dal contrasto fra la tradizione del nudo e la modernità del soggetto. Il Musée d'Orsay sottolinea proprio la sostituzione della Venere idealizzata con una prostituta contemporanea e la violenta reazione che l'opera provocò al Salon. Il piccolo accessorio contribuisce dunque a rendere il corpo meno "mitologico" e più contemporaneo. Non è una Venere senza tempo. È una donna vestita secondo la moda del proprio tempo, anche quando è nuda.

È significativo che Manet non rappresenti una grande collana preziosa. Sceglie invece qualcosa di sottile, quasi minimale. Questa scelta rende ancora più evidente il rapporto fra corpo, moda e identità. La choker è infatti un accessorio che aderisce al corpo. Non occupa uno spazio autonomo come una lunga collana di perle: segue la superficie della pelle e ne sottolinea la forma. È quasi una seconda linea del corpo. In questo senso il nastro di Olympia può essere letto come un elemento che non copre il corpo, ma lo disegna. Il rapporto di Manet con la moda non si esaurisce in Olympia. Un'altra opera significativa è Young Lady in 1866, sempre con Victorine Meurent, la modella di Olympia. Il Metropolitan Museum of Art osserva come Manet utilizzi qui un formato tradizionalmente associato al ritratto ufficiale per rappresentare una figura intimamente legata alla cultura contemporanea della moda. È un aspetto essenziale per comprendere la pittura di Manet: l'abbigliamento moderno non è un dettaglio secondario, ma uno degli strumenti attraverso cui l'artista rappresenta la modernità.

Le ballerine di Edgar Degas: il nastro nero che disegna il corpo

Edgar Degas, Il balletto, 1880 circa, pastello su carta color beige chiaro montata su cartone, 32,4 x 25,4 cm, National Gallery of Art, Washington.

Edgar Degas, Il balletto, 1880 circa, pastello su carta color beige chiaro montata su cartone, 32,4 x 25,4 cm, National Gallery of Art, Washington.

Se Manet utilizza la choker per contribuire alla costruzione dell'immagine della donna moderna, Edgar Degas offre un'altra prospettiva fondamentale. Le ballerine sono fra i soggetti più celebri della sua produzione. Nell'opera Il balletto, conservata alla National Gallery of Art, le ballerine indossano costumi chiari e nastri neri intorno al collo e ai polsi. Il contrasto è immediatamente visibile: bianco del tutù, pelle chiara, nero del nastro. Il nastro crea una linea netta proprio nel punto in cui il collo emerge dal costume. In Dancers Backstage, datata 1876/1883, una delle ballerine porta ancora una choker nera annodata dietro il collo, accompagnata da due bande nere ai polsi. Questa ripetizione è significativa. Il nastro non appare come un dettaglio casuale, ma come parte dell'abbigliamento delle ballerine rappresentate da Degas. Il caso delle ballerine permette di introdurre un'altra interpretazione. Nel teatro e nella danza il costume ha il compito di rendere il corpo immediatamente leggibile. La choker può quindi funzionare come un elemento di disegno anatomico: evidenzia il collo, separa la testa dal busto e contribuisce alla leggibilità della postura. Il corpo della danzatrice viene trasformato in una composizione di linee. Questo è particolarmente interessante in Degas, artista ossessionato dal movimento, dall'angolazione, dalla postura e dalla possibilità di osservare il corpo da punti di vista insoliti.

Pierre-Auguste Renoir e la moda femminile

Pierre-Auguste Renoir, Bal au moulin de la Galette, 1876, olio su tela, 131 × 175 cm, Museo d'Orsay, Parigi.

Pierre-Auguste Renoir, Bal au moulin de la Galette, 1876, olio su tela, 131 × 175 cm, Museo d'Orsay, Parigi.

Il nastro nero al collo compare anche nell'universo pittorico di Pierre-Auguste Renoir, dove il rapporto fra moda, ritratto e sensualità è particolarmente importante. La pittura impressionista trasforma la donna contemporanea in uno dei principali soggetti della modernità: nei boulevard, nei teatri, nei caffè, nei salotti e nei luoghi della vita sociale. Gli abiti, i cappelli, i gioielli e i nastri diventano parte integrante dell'identità del personaggio. La National Gallery of Art documenta, nell'ambito dello studio delle figure femminili e delle ballerine dell'Ottocento, anche la presenza della black choker necklace in una figura dipinta da Renoir. Ancora una volta, il nero agisce come elemento di contrasto e di definizione del corpo.

Per comprendere davvero la storia della collana nera al collo bisogna però affrontare un problema fondamentale: che cosa significa il nero? Nel XIX secolo il nero è indissolubilmente associato al lutto. La cultura vittoriana sviluppa codici molto complessi relativi all'abbigliamento da lutto, con precise regole sulla durata e sui materiali degli abiti e degli accessori. Ma non tutto ciò che è nero è lutto. Il nero diventa progressivamente anche un colore estremamente elegante e moderno. La moda lo trasforma in una tonalità capace di comunicare sobrietà, raffinatezza e autorità. Contemporaneamente, nella rappresentazione artistica della donna, il nero può acquistare una connotazione sensuale. È questa sovrapposizione a rendere particolarmente interessante la choker nera. Può significare: rispettabilità oppure trasgressione; sobrietà oppure seduzione; lutto oppure eleganza; disciplina del corpo oppure esaltazione del corpo. Non esiste quindi un dizionario universale della choker. Il suo significato deve essere ricostruito caso per caso. Il collo come spazio simbolico

La persistenza nel Novecento e la ribalta nel nuovo millennio

Amedeo Modigliani, Donna con nastro di velluto, 1915 circa, olio su carta applicata su cartone, 54 x 45,5 cm, Musée de l'Orangerie, Parigi © RMN-Grand Palais (Musée de l'Orangerie) / Herve Lewandowski

Amedeo Modigliani, Donna con nastro di velluto, 1915 circa, olio su carta applicata su cartone, 54 x 45,5 cm, Musée de l'Orangerie, Parigi © RMN-Grand Palais (Musée de l'Orangerie) / Herve Lewandowski

Nel passaggio dall’Ottocento al Novecento, il nastro aderente al collo non scompare, ma entra in un nuovo sistema di rappresentazione del corpo femminile. Uno dei riferimenti più suggestivi è la pittura di Amedeo Modigliani, nella quale il rapporto fra volto, collo e ornamento assume una dimensione completamente diversa rispetto alla tradizione ottocentesca.

Nei suoi ritratti il collo viene spesso allungato fino a diventare uno degli elementi più caratteristici della figura. Il corpo femminile non è più descritto secondo i criteri naturalistici del ritratto ottocentesco: viene stilizzato, deformato e trasformato in una costruzione essenziale di linee e superfici. In questo contesto, quando compare un nastro o una collana aderente al collo, l’accessorio acquista una particolare forza visiva, perché dialoga direttamente con quella linea verticale, sottile e allungata che costituisce il collo modiglianesco.

Un esempio particolarmente interessante è Ragazza con nastro nero, dipinto da Modigliani nel 1917, oggi conservato presso il Musée de l'Orangerie di Parigi. Il titolo stesso identifica il dettaglio dell’accessorio come elemento caratterizzante dell’immagine. La giovane donna è rappresentata frontalmente, con il volto allungato e gli occhi scuri tipici della poetica dell’artista; intorno al collo compare un sottile nastro nero che interrompe la continuità della pelle e stabilisce un netto contrasto con l’incarnato e con l’abito.

La sua persistenza nel Novecento dimostra quindi che la choker non appartiene esclusivamente all'estetica vittoriana o alla moda ottocentesca. L'accessorio continua a essere utilizzato, reinterpretato e associato di volta in volta a differenti immagini della femminilità.

Persino Cenerentola, nel classico della Walt Disney del 1950, trasformata in principessa, indossa il girocollo nero.

Persino Cenerentola, nel classico della Walt Disney del 1950, trasformata in principessa, indossa il girocollo nero.

Dopo una presenza più discreta nella prima metà del secolo, la collana aderente al collo conoscerà nuove fortune attraverso la moda, il cinema e le culture giovanili. Negli anni Settanta e Ottanta verrà adottata dalle estetiche punk e dark, mentre negli anni Novanta tornerà con particolare forza nella cultura pop e nella moda giovanile. Il semplice nastro nero, spesso realizzato in velluto o in materiali sintetici, diventerà uno degli accessori più riconoscibili dell'estetica degli anni Novanta.

Il nuovo millennio ne porterà poi una nuova trasformazione. A partire dagli anni 2010, la choker tornerà sulle passerelle e nelle immagini delle celebrità, inserendosi nel più ampio fenomeno della riscoperta della moda degli anni Novanta. La sua presenza sui social media contribuirà ulteriormente alla diffusione del trend, trasformando un accessorio dalla lunga storia in un oggetto immediatamente riconoscibile anche dalle generazioni più giovani. Il ritorno della choker non deve però essere considerato semplicemente come una ripresa nostalgica. La moda contemporanea tende infatti a citare il passato e a ricomporlo attraverso linguaggi differenti. Il nastro nero può evocare contemporaneamente il ritratto ottocentesco, Olympia di Manet, la figura femminile di Modigliani, l'estetica punk e la cultura pop degli anni Novanta.

È proprio questa capacità di sopravvivere cambiando significato a rendere la choker uno degli accessori più longevi della storia della moda. Da semplice nastro utilizzato per ornare il collo, essa è diventata nel corso del tempo un segno della rappresentazione femminile, capace di attraversare pittura, fotografia, cinema e moda.

Nel ritratto di Modigliani il nastro nero appare quasi come una parentesi grafica sul corpo: non racconta più soltanto chi è la donna rappresentata, ma contribuisce a costruire la sua forma. Un secolo dopo, quando la choker torna sulle passerelle e nella moda quotidiana, quella stessa funzione non è scomparsa. L'accessorio continua a disegnare il corpo, a delimitare il volto e a trasformare la percezione del collo. La moda, ancora una volta, come molte altre espressioni artistiche, non inventa dal nulla: recupera, cita e trasforma. E così quella sottile linea nera, già presente nei ritratti dell'Ottocento e nella pittura di Modigliani, torna nel nuovo millennio con un significato diverso ma con la stessa straordinaria capacità di catturare lo sguardo.

In copertina: Édouard Manet, Giovane donna, 1866, olio su tela, 185,1 x 128,6 cm, The Metropolitan Museum of Art, New York. Dettaglio del volto della fanciulla incorniciato dal girocollo.