
Vittorio Reggianini: il pittore della seta e del raso
Perché riscoprire Vittorio Reggianini

Vittorio Reggianini, Modella timida, olio su tela, 50,8 x 35,5 cm, collezione privata.
La moda non è mai soltanto un elemento decorativo: abiti, accessori e tessuti contribuiscono a definire identità, status sociale, carattere e atmosfere. Nell’Ottocento questo rapporto diventa particolarmente evidente, come si può osservare, con linguaggi molto diversi, nei ritratti di Giovanni Boldini e nella raffinata eleganza della moda Regency raccontata da Lawrence. Anche nelle opere di Vittorio Reggianini l’abbigliamento assume un ruolo centrale, diventando parte integrante della narrazione e del gioco di seduzione che anima le sue scene.
Ci sono infatti pittori per i quali l’abito è solo uno dei tanti elementi della composizione; altri lo rendono protagonista. Vittorio Reggianini (Modena, 1858 – Roma, 1938-1939) appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Nelle sue tele la stoffa non serve soltanto a vestire una figura: costruisce la luce, determina il ritmo della composizione, suggerisce una posizione sociale e contribuisce persino alla dimensione narrativa della scena. Seta, raso, velluto, pizzi, ricami e broccati diventano così una sorta di lessico visivo attraverso il quale il pittore racconta eleganza, seduzione, mondanità e desiderio. Nato a Modena nel 1858, Reggianini si formò all’Istituto d’Arte della sua città sotto la guida di Antonio Simonazzi e Gaetano Cappelli. La sua prima attività fu tutt'altro che esclusivamente mondana: nel 1884 ottenne infatti il secondo premio Poletti con Sassolo de’ Sassoli svela al padre la congiura per sottrarre Modena agli Estensi, opera ancora legata alla pittura di storia e nella quale convivono istanze veriste e revival medievale. Il passaggio decisivo al linguaggio con cui lo conosciamo oggi avvenne l’anno successivo, quando l’artista si trasferì a Firenze e si orientò progressivamente verso la pittura di genere in costume. È proprio a Firenze che prende forma il Reggianini più noto: quello degli eleganti interni settecenteschi, delle dame in abiti sontuosi, dei corteggiatori, delle conversazioni galanti, della musica e dei piccoli momenti sentimentali sospesi in ambienti ricchi di arredi. E, soprattutto, è qui che l’abito diventa una delle sue più straordinarie occasioni di virtuosismo pittorico.
Vittorio Reggianini: l'eleganza erotica borghese

Vittorio Reggianini, Il pretendente, entro il 1938, olio su tela, 61 x 76 cm, collezione privata.
Osservando i dipinti di Vittorio Reggianini, ciò che colpisce immediatamente è l’eleganza, raccontata attraverso dame in abiti sontuosi, interni raffinati, mobili francesi, tende di seta, ventagli, gioielli e piccoli episodi di corteggiamento. Dietro questa apparente leggerezza si trova però una formazione artistica molto più tradizionale, radicata nella cultura della pittura modenese dell’Ottocento. Eppure, uno sguardo attento dovrebbe riconoscere che il mondo rappresentato da Reggianini è quasi sempre un mondo del passato. Ma non si tratta del Settecento storico in senso documentario. È piuttosto un Settecento immaginato dall’Ottocento. Dame elegantissime indossano abiti di foggia impero o settecentesca; uomini in costume corteggiano giovani donne; gli interni sono popolati da mobili francesi, specchi, tendaggi, strumenti musicali e oggetti preziosi. L’artista costruisce nelle sue tele una sorta di teatro della raffinatezza, in cui la distanza storica è fondamentale: permette allo spettatore ottocentesco di contemplare un mondo aristocratico idealizzato, apparentemente libero dalle tensioni e dalle trasformazioni della società contemporanea. Il pubblico della nuova borghesia internazionale poteva trovare in queste immagini di lusso e raffinatezza una forma di evasione estetica verso un passato idealizzato.
L'elegante gioco della seduzione

Vittorio Reggianini, Seduzione, olio su tela di masonite, collezione privata.
Una delle opere che trovo più emblematiche dello stile e delle tematiche di Reggianini è Seduzione: il dipinto mostra un giovane uomo elegantemente vestito che corteggia una donna in rosa, munita di ventaglio. La scena è maliziosamente osservata da una fanciulla, che ridacchia divertita e allusiva. L'interazione fra i protagonisti è volutamente ambigua e allude a un sottile corteggiamento.
Ce lo suggerisce anche l'oggetto che ha in mano la giovane: Il ventaglio non è soltanto un accessorio di moda, può nascondere il volto, accompagnare un gesto, suggerire pudore o civetteria. Quando osserviamo un'opera di Reggianini, possiamo dunque cogliere anche comportamenti sociali e sentimenti, comunicati attraverso elementi di moda e design.
La dimensione di flirt della scena e l'abilità dell'artista nel rendere la consistenza satinata degli abiti femminili sono magistrali. L'ambiente è un raffinato interno rococò, con tende di satin, pareti rivestite di damasco e mobili francesi. La composizione è interessante perché la seduzione non avviene soltanto attraverso gli sguardi. Ne è pregnato l'intero sistema visivo. La donna è definita dal rosa luminoso dell'abito, dalla brillantezza del tessuto, dal ventaglio e dalla postura. Il vestito diventa quasi una seconda pelle. La seta riflette la luce e rende la figura immediatamente visibile all'interno dell'ambiente. Il corpo viene dunque trasformato in immagine di eleganza.
La lettera: un momento di complicità femminile

Vittorio Reggianini, La lettera, olio su tela, 50,2 x 40 cm, collezione privata.
Proseguiamo la nostra esplorazione della produzione di Vittorio Reggianini con una tela che mostra due giovani donne sedute su un divano leggono incuriosite e divertite una lettera, oggetto narrativamente e iconograficamente potentissimo. Sono numerose infatti le volte in cui, nella storia della pittura dal Rinascimento all'Ottocento, possiamo incontrare personaggi femminili che leggono o ricevono una missiva d'amore. Quando ci troviamo di fronte alla presenza di una lettera in un dipinto, sappiamo che può significare attesa, corteggiamento, segreto, notizia, promessa. In quest'opera di Reggianini, l'oggetto è senza dubbio parte di una vera e propria grammatica della seduzione.
La moda attraverso il filtro della pittura

Vittorio Reggianini, Ammirazione, entro il 1938, olio su tela, 63,5 x 85,7 cm, collezione privata.
La moda che compare nelle tele di Reggianini non deve essere interpretata semplicemente come documentazione dell’abbigliamento contemporaneo al pittore. L’artista guarda soprattutto al Settecento e al gusto rococò: dame elegantissime, ambienti aristocratici, mobili francesi, tende, pannelli decorativi e accessori concorrono a costruire un mondo volutamente lontano dalla quotidianità moderna. Questa scelta aveva anche una precisa ragione commerciale e culturale. Il trasferimento a Firenze mise Reggianini in contatto con un ambiente artistico particolarmente favorevole alla pittura di genere destinata a una clientela internazionale. La città era una meta importante per viaggiatori e collezionisti europei e americani, e il mercato apprezzava molto le scene eleganti ambientate in interni storicizzati. Il mercante Luigi Pisani contribuì alla diffusione della sua produzione. In questo contesto, l’abito sontuoso non era soltanto un dettaglio decorativo: era una componente essenziale di quel teatro dell’eleganza che la pittura di genere proponeva al pubblico.
La seta: protagonista dei dipinti di Vittorio Reggianini

Vittorio Reggianini, Rose, olio su tela, 95,2 x 59 cm, collezione privata. © Sotheby's
La critica e il mercato, in particolare le case d'aste come Sotheby’s e Christie’s, hanno più volte sottolineato la sua particolare capacità di rendere seta e raso. Evidente è infatti la sua abilità nel riprodurre le texture della seta e del satin che rivestono le figure femminili e decorano gli interni e la consistenza ricca e satinata degli abiti. Ma cosa significa, concretamente, “dipingere la seta”? Non vuol dire semplicemente rappresentare una superficie lucida. La seta possiede una caratteristica che la rende particolarmente interessante per il pittore: riflette la luce in modo variabile a seconda della tensione e della piega del tessuto. Un abito di raso, per esempio, non presenta una luminosità uniforme. La superficie alterna zone relativamente opache a improvvisi guizzi chiarissimi. Ogni piega diventa quindi una piccola architettura luminosa. Reggianini sfrutta magistralmente questo principio. Il panneggio dei suoi abiti è costruito attraverso una successione di zone illuminate; riflessi brillanti; ombre profonde; passaggi cromatici morbidi; pieghe che catturano la luce; bordi e ricami che interrompono la continuità della superficie. Il risultato è che la luce sembra scorrere sulla stoffa. È proprio questo effetto a dare agli abiti quella particolare impressione di preziosità.
Il virtuosisimo del raso

Vittorio Reggianini, Origliare, 1850, olio su tela, collezione privata.
Tra i materiali più ricorrenti nell'immaginario di Reggianini vi è il raso, particolarmente adatto alla sua pittura perché permette di mettere in evidenza il rapporto fra superficie, luce e movimento. Un abito di raso rosa, avorio o azzurro non viene trattato come una semplice campitura cromatica. Le variazioni della superficie suggeriscono la consistenza del tessuto e fanno percepire il modo in cui l'abito cade sul corpo. Il pittore deve quindi risolvere contemporaneamente due problemi: la materia e il volume.
Una piega troppo chiara rischierebbe di apparire come un elemento astratto; una piega troppo scura potrebbe trasformare il tessuto in velluto o in una materia pesante. La difficoltà consiste nel mantenere l'illusione della superficie liscia e riflettente. È qui che emerge la qualità quasi “tattile” della pittura di Reggianini. Lo spettatore non si limita a vedere il vestito: sembra quasi poterlo toccare.
Il rapporto di Reggianini con i pittori fiorentini

Vittorio Reggianini, L'amante incondizionato, olio su tela, 52 x 42 cm, collezione privata.
Reggianini non è un artista isolato. Il suo linguaggio si inserisce nella grande fortuna della pittura di genere internazionale sviluppatasi a Firenze nella seconda metà dell'Ottocento. Tra gli artisti con cui viene generalmente accostato troviamo Arturo Ricci, Federico Andreotti, Francesco Vinea e Frédéric Soulacroix. Sotheby's osserva che questi pittori condividevano temi, ambientazioni, oggetti di scena e talvolta persino modelli. Ciò è importante perché permette di evitare un equivoco. Reggianini non inventa da solo il gusto per il Settecento elegante. La sua esperienza contribuisce a una vera e propria cultura internazionale della pittura di costume, molto richiesta dal mercato europeo e americano. La sua originalità però, consiste soprattutto nella qualità del mestiere, nella costruzione delle scene e nella particolare attenzione alle superfici.
L'altro volto della pittura di Vittorio Reggianini

Vittorio Reggianini, Un ospite indesiderato, olio su tela, 37,5 x 27 cm, collezione privata.
Sarebbe però riduttivo identificare Reggianini esclusivamente con le dame in seta. L'Istituto Matteucci ricorda infatti anche una produzione di interni rustici e soggetti vicini al gusto di Gaetano Chierici, oltre alla ritrattistica. Questa produzione dimostra che il virtuosismo dell'artista non dipendeva esclusivamente dal lusso. Sapeva osservare anche ambienti più semplici. Eppure il mercato internazionale avrebbe premiato soprattutto l'immagine aristocratica e settecentesca, trasformandola nel suo principale marchio stilistico.
In copertina: Vittorio Reggianini, La lettera, olio su tela, 50,2 x 40 cm, collezione privata. Dettaglio delle vesti indossate dalle due giovani protagoniste della tela.