cover Hilma af Klint: l’artista che dipinse il mondo invisibile

Hilma af Klint: l’artista che dipinse il mondo invisibile

La storia della pittrice svedese pioniera dell'astrattismo

La formazione alla Royal Academy di Stoccolma e le pratiche spiritualiste

Hilma af Klint nel suo studio a Hamngatan, Stoccolma © The Hilma af Klint Foundation, Bilbao 2024.

Hilma af Klint nel suo studio a Hamngatan, Stoccolma © The Hilma af Klint Foundation, Bilbao 2024.

Per gran parte del Novecento la storia dell’arte ha raccontato la nascita dell’astrattismo come una rivoluzione guidata da Wassily Kandinsky, Piet Mondrian o Kazimir Malevič. Solo negli ultimi decenni è emersa una figura capace di mettere in discussione questa narrazione: Hilma af Klint, pittrice svedese che già nei primi anni del XX secolo realizzò un vastissimo corpus di opere completamente astratte.

La sua produzione non nasceva però da una ricerca puramente formale. Al contrario, era profondamente radicata nel mondo dello spiritualismo, dell’esoterismo e delle correnti occultiste che attraversavano l’Europa tra Otto e Novecento. Per Hilma af Klint l’arte era uno strumento per rendere visibile una realtà spirituale nascosta.

La pittrice nacque nel 1862 vicino a Stoccolma, da una famiglia della borghesia svedese con profondi interessi scientifici e culturali. Fin da giovane mostrò una forte inclinazione per il disegno e per l’osservazione della natura. Studiò alla Royal Academy of Fine Arts di Stoccolma, una delle istituzioni artistiche più prestigiose della Scandinavia, dove ricevette una formazione accademica tradizionale basata sul disegno dal vero, sul paesaggio e sulla pittura di figura. Durante questi anni sviluppò una particolare attenzione per il mondo botanico e per le strutture naturali, interesse che rimarrà visibile anche nelle sue opere astratte.

Nei primi anni della sua carriera lavorò come pittrice professionista realizzando ritratti, paesaggi e illustrazioni scientifiche. Queste opere dimostrano uno stile realistico e accurato, perfettamente in linea con il gusto artistico del tempo. Parallelamente, tuttavia, Hilma af Klint inizia a coltivare un interesse sempre più intenso per il mondo spirituale.

La fine del XIX secolo fu un periodo di straordinaria diffusione delle pratiche spiritualiste in Europa e negli Stati Uniti. Sedute spiritiche, comunicazioni medianiche e teorie sull’evoluzione spirituale dell’umanità affascinavano tanto il pubblico quanto molti intellettuali. Nel 1896 Hilma af Klint fondò insieme ad altre quattro donne un gruppo chiamato De Fem (“Le Cinque”). Le partecipanti si riunivano regolarmente per sedute medianiche, praticando scrittura automatica e disegno guidato. Secondo i loro resoconti, durante questi incontri entravano in contatto con entità spirituali che trasmettevano messaggi e istruzioni.

Queste esperienze segnarono profondamente la visione artistica di Hilma af Klint. L’artista iniziò a considerare la pittura non solo come espressione personale, ma come un mezzo per trasmettere conoscenze provenienti da una dimensione superiore.

L'abbandono del naturalismo, per l'astrattismo

Hilma af Klint, Untitled #1,1915, pittura ad olio su tela oro, collezione privata.

Hilma af Klint, Untitled #1,1915, pittura ad olio su tela oro, collezione privata.

Nel 1906 Hilma af Klint dichiarò di aver ricevuto da una guida spirituale l’incarico di realizzare una serie di opere destinate a un tempio futuro. Questo progetto segnò una svolta radicale nella sua produzione artistica. Iniziò così il ciclo monumentale dei Dipinti per il Tempio, una serie di oltre 190 opere realizzate nell’arco di circa nove anni. In queste tele l’artista abbandonò completamente la rappresentazione naturalistica per sviluppare un linguaggio visivo fatto di forme geometriche, spirali, simboli e campiture di colore intenso. Le composizioni presentano una struttura quasi diagrammatica. Cerchi, linee, ovali e spirali si combinano in sistemi simbolici che alludono a concetti spirituali complessi: l’evoluzione dell’anima, la dualità tra principio maschile e femminile, il rapporto tra materia e spirito, l’armonia cosmica.

In molte opere compaiono anche lettere e segni che funzionano come un vero e proprio linguaggio simbolico. Più che semplici dipinti, queste tele sembrano mappe visive di un sistema filosofico e cosmologico.

Il pensiero di Hilma af Klint si sviluppò in dialogo con alcune delle principali correnti esoteriche del tempo. Tra queste ebbe particolare importanza la Società Teosofica, movimento fondato da Helena Petrovna Blavatsky che cercava di integrare tradizioni religiose orientali, filosofia occidentale e spiritualismo. La teosofia sosteneva l’esistenza di livelli invisibili della realtà e di un processo di evoluzione spirituale dell’umanità. Queste idee risuonavano profondamente con la ricerca dell’artista. Negli anni successivi Hilma af Klint entrò in contatto anche con il pensiero di Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia. Steiner riteneva che l’arte potesse diventare uno strumento per percepire dimensioni spirituali normalmente invisibili. Nonostante l’affinità teorica, il rapporto tra l’artista e Steiner fu complesso e non portò al riconoscimento che Hilma af Klint sperava di ottenere.

Consapevole dell’estrema originalità della sua ricerca, Hilma af Klint era convinta che il pubblico del suo tempo non fosse pronto a comprendere il significato delle sue opere. Per questo motivo prese una decisione sorprendente: stabilì che gran parte del suo lavoro non dovesse essere esposto prima di vent’anni dopo la sua morte. Quando morì nel 1944 lasciò un archivio impressionante: più di 1200 dipinti, centinaia di disegni e oltre 26.000 pagine di appunti e quaderni. Per decenni questo patrimonio rimase quasi sconosciuto. Solo negli anni Ottanta alcune mostre internazionali iniziarono a rivelare l’ampiezza e l’importanza della sua produzione.

La riscoperta di Hilma af Klint

Alcune opere di Hilma af Klint esposte nel percorso Fata Morgana: memorie dall’invisibile. La mostra è stata ideata e prodotta dalla Fondazione Nicola Trussardi per Palazzo Morando | Costume Moda Immagine, con la curatela di Massimiliano Gioni, Daniel Birnbaum e Marta Papini.

Alcune opere di Hilma af Klint esposte nel percorso Fata Morgana: memorie dall’invisibile. La mostra è stata ideata e prodotta dalla Fondazione Nicola Trussardi per Palazzo Morando | Costume Moda Immagine, con la curatela di Massimiliano Gioni, Daniel Birnbaum e Marta Papini.

Negli ultimi anni Hilma af Klint è diventata una delle figure più discusse della storia dell’arte moderna. Le sue opere sono state esposte nei principali musei internazionali e hanno attirato l’attenzione di storici dell’arte, filosofi e studiosi di esoterismo. La sua produzione dimostra che l’astrazione non nacque esclusivamente da una ricerca formale, ma anche da un profondo desiderio di rappresentare dimensioni invisibili della realtà. Le tele di Hilma af Klint appaiono oggi sorprendentemente contemporanee. Le loro forme dinamiche, i colori vibranti e la struttura simbolica anticipano molti linguaggi dell’arte più contemporanea. La vicenda di Hilma af Klint invita a riconsiderare il rapporto tra arte moderna e spiritualità.

Nel passaggio tra XIX e XX secolo molti artisti erano affascinati da teorie sull’energia, sulle vibrazioni e sui livelli nascosti dell’universo. In questo contesto l’astrazione poteva essere vista come un modo per rappresentare ciò che non era visibile agli occhi. Hilma af Klint portò questa idea più lontano di chiunque altro. La sua pittura non cercava soltanto nuove forme estetiche, ma aspirava a diventare un linguaggio capace di tradurre immagini provenienti da una dimensione spirituale. Per questo motivo le sue opere continuano ancora oggi ad affascinare: non sono semplicemente quadri astratti, ma visioni di un universo invisibile che l’artista cercò di rendere percepibile attraverso il colore, la forma e il simbolo.

In copertina: Hilma af Klint, # 1. Infanzia, collezione privata. Dettaglio.