cover Anita Malfatti: la pioniera del modernismo che scandalizzò il Brasile

Anita Malfatti: la pioniera del modernismo che scandalizzò il Brasile

La mostra del 1917, le opere simbolo e la nascita dell’arte moderna in Brasile
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Non solo muse

La formazione internazionale e lo sguardo moderno

Anita Malfatti, La studentessa russa, 1915, Museu de Arte Moderna de São Paulo, Brazil.

Anita Malfatti, La studentessa russa, 1915, Museu de Arte Moderna de São Paulo, Brazil.

Quando nel 1917 Anita Malfatti inaugurò la sua mostra personale a San Paolo, il pubblico brasiliano si trovò davanti a qualcosa di mai visto: volti gialli e verdi, corpi deformati, sguardi febbrili, colori che non descrivevano ma interpretavano. Quello che per molti fu uno scandalo, per la storia dell’arte si rivelò un punto di svolta. Con quella esposizione nasceva simbolicamente il modernismo brasiliano. Anita Catarina Malfatti (1889–1964) non fu soltanto una pittrice innovativa: fu la figura che introdusse nel Brasile ancora accademico le tensioni dell’Espressionismo europeo e delle avanguardie internazionali, aprendo una frattura irreversibile nel linguaggio artistico nazionale. Figlia di madre statunitense di origine tedesca e padre italiano, Malfatti crebbe in un ambiente culturalmente aperto. Colpita da un’atrofia congenita al braccio destro, imparò a dipingere con la mano sinistra, sviluppando una tecnica sicura e determinata. Nel 1910 si trasferì a Berlino, dove entrò in contatto con l’Espressionismo tedesco. Qui assimilò l’uso del colore come forza autonoma, la deformazione come strumento di verità psicologica. Più che rappresentare il mondo, l’arte doveva interpretarlo. A New York (1915–1916), studiando all’Art Students League, entrò in dialogo con il post-impressionismo e con la libertà cromatica dei fauves. Tornò in Brasile con un linguaggio radicalmente nuovo, destinato a scontrarsi con il gusto dominante.

La svolta: la mostra del 1917 e la Semana de Arte Moderna nel 1922

Anita Malfatti, La Matta, 1915, Museum of Contemporary Art of University of São Paulo, Brazil.

Anita Malfatti, La Matta, 1915, Museum of Contemporary Art of University of São Paulo, Brazil.

La mostra del 1917 presentava una serie di dipinti che oggi sono considerati fondativi per l’arte moderna brasiliana. Tra questi: L'uomo giallo (1915–16), forse l’opera più iconica di Malfatti. La tela rappresenta un uomo seduto, dallo sguardo intenso, con il volto e le mani dipinti in un giallo acceso, quasi irreale. Il colore non è naturalistico: è emotivo. Il fondo scuro e le linee marcate accentuano il senso di tensione psicologica. L’uomo non è ritratto come individuo sociale, ma come presenza interiore. Il giallo, lungi dall’essere decorativo, diventa vibrazione mentale. Qui si percepisce l’influenza dell’Espressionismo tedesco, ma filtrata da una sensibilità personale. Altra opera molto interessante è la Studentessa russa (1915), un ritratto femminile, il volto allungato e le mani sottili emergono da una composizione essenziale. Gli occhi sono profondi, quasi malinconici. I toni freddi dialogano con accenti più caldi, creando un equilibrio instabile ma armonico. La figura non è idealizzata: è fragile, moderna, psicologicamente complessa. Malfatti dimostra una straordinaria capacità di introspezione, restituendo una soggettività che va oltre la semplice somiglianza. Tra le opere più radicali, La Matta (1915) mostra una giovane donna dal volto deformato, con tratti accentuati e un’espressione sospesa tra ingenuità e inquietudine. Il titolo – provocatorio – amplifica il disagio dello spettatore. Qui la deformazione diventa dichiarazione estetica: non si tratta di incapacità tecnica, come sostennero i detrattori, ma di una precisa scelta linguistica. Malfatti rompe con il bello accademico per affermare un’estetica dell’espressione.Il critico Monteiro Lobato attaccò duramente la mostra del 1917, accusando l’artista di aderire a “stravaganze patologiche” importate dall’Europa. Ma proprio quell’attacco contribuì a consolidare un fronte di giovani intellettuali – tra cui Mário de Andrade e Oswald de Andrade – che videro in Malfatti il simbolo di una nuova libertà. La sua opera divenne il detonatore culturale che avrebbe portato, nel 1922, alla Semana de Arte Moderna di San Paolo. In quell’occasione, il modernismo brasiliano si presentò ufficialmente come movimento di rottura, e Malfatti ne fu una delle protagoniste.

Tra sperimentazione e radicamento

Anita Malfatti, Il faro, 1915, olio su tela, collezione privata © Anita Malfatti

Anita Malfatti, Il faro, 1915, olio su tela, collezione privata © Anita Malfatti

La partecipazione di Malfatti alla Semana de Arte Moderna del 1922 segnò una tappa fondamentale per l’arte brasiliana. Insieme al Grupo dos Cinco – formato anche da Tarsila do Amaral, Mário de Andrade, Oswald de Andrade e Menotti Del Picchia – aiutò a consolidare il modernismo come movimento capace di integrare influenze internazionali con una più profonda ricerca di identità nazionale.

Dopo le polemiche, la pittura di Anita Malfatti si fece più misurata. Le opere degli anni Venti e Trenta mostrano un maggiore equilibrio compositivo e un dialogo più diretto con la realtà brasiliana. In dipinti come Tropical (1917) si percepisce il tentativo di integrare il linguaggio moderno con elementi locali: colori caldi, vegetazione rigogliosa, atmosfera luminosa. La modernità non è più solo importata dall’Europa, ma si intreccia con l’identità culturale brasiliana. Nei paesaggi successivi, la pennellata si fa più ampia e sintetica, mentre nei ritratti permane l’interesse per la dimensione psicologica. La tensione espressionista si attenua, ma non scompare: diventa più interiore, meno aggressiva.

Pioniera dell'identità nazionale

Anita Malfatti, Marina, 1940, olio su tela, 51 x 61 cm, Museo de arte moderne de São Paulo, © Anita Malfatti

Anita Malfatti, Marina, 1940, olio su tela, 51 x 61 cm, Museo de arte moderne de São Paulo, © Anita Malfatti

Anita Malfatti non fu semplicemente una pittrice “scandalosa”. Fu la prima artista brasiliana a confrontarsi in modo diretto e consapevole con le avanguardie internazionali, trasformando quell’esperienza in un gesto fondativo per il proprio paese. Essere donna, giovane e innovatrice in un contesto conservatore rese il suo percorso ancora più complesso. La violenza delle critiche non fu solo estetica, ma anche culturale. Eppure, proprio quella frattura generò uno spazio nuovo. Oggi le sue opere sono conservate nei principali musei brasiliani e la sua mostra del 1917 è considerata l’atto inaugurale dell’arte moderna in Brasile. Nei suoi volti deformati e nei colori vibranti si avverte ancora la tensione di chi ha osato cambiare le regole. Anita Malfatti ha insegnato che la modernità non è imitazione, ma trasformazione. Ha dimostrato che un linguaggio artistico può nascere dal conflitto, dalla critica, persino dallo scandalo. E che talvolta, per fondare una tradizione nuova, bisogna prima avere il coraggio di romperne una antica. La pittura di Anita Malfatti è un ponte tra culture e stili diversi: Espressionismo, modernismo internazionale e radici brasiliane si intrecciano nelle sue opere. La forza delle sue composizioni risiede non solo nella rottura formale, ma nel modo in cui riesce a restituire una profondità psicologica, soprattutto nei ritratti femminili, che spesso riflettono tanto la condizione esistenziale della modella quanto quella dell’artista stessa.

Oggi Anita Malfatti è celebrata come pioniera dell’arte moderna brasiliana. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private, e la sua figura continua a essere oggetto di studi e mostre. La storia critica ha pienamente ribaltato il giudizio negativo dei primi decenni del Novecento, riconoscendo il suo ruolo fondamentale nell’evoluzione dell’arte moderna in Brasile.

In copertina: Anita Malfatti, Tropicale, 1917, Pinacoteca de São Paulo, São Paulo, Brazil. Dettaglio.