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Space Age: il ritorno del design del futuro

Dagli anni Ottanta a oggi: l'estetica spaziale continua ad affascinare
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Design

Cosa è stato lo Space Age

Interior design in stile Space Age.

Interior design in stile Space Age.

Il design Space Age nasce tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Settanta, in un periodo segnato da un forte entusiasmo per la tecnologia, la conquista dello spazio e le nuove possibilità offerte dai materiali plastici. L’evento simbolo di questa epoca è il Apollo 11 Moon Landing, che alimentò nell’immaginario collettivo l’idea di un futuro dominato da astronavi, basi lunari e città futuristiche. Questo entusiasmo si rifletté anche nel design di arredi e oggetti domestici, che iniziarono ad assumere forme morbide, aerodinamiche e quasi “extraterrestri”. Lo Space Age design si caratterizza per l’uso di materiali innovativi come plastica, vetroresina e poliuretano, per superfici lucide e per forme fluide, spesso ispirate alle capsule spaziali o alle navicelle.

Gli oggetti non sono più rigidamente geometrici, ma assumono linee organiche e avvolgenti, pensate per suggerire comfort e modernità. Il design Space Age non nasce solo dall’innovazione tecnologica, ma anche dall’influenza della cultura pop, del cinema e della fantascienza. Film, fumetti e riviste scientifiche diffondevano immagini di ambienti futuristici caratterizzati da arredi modulari, superfici lucide e colori accesi come arancione, rosso e bianco. Il risultato fu un’estetica domestica completamente nuova: salotti che sembravano cabine di comando, lampade che ricordavano satelliti e sedute che assomigliavano a capsule spaziali.

Gli esempi più iconici dello stile Space Age

La sedia Ball prodotta da Asko era originariamente disponibile nei colori arancione, bianco, nero, giallo e rosso e poteva essere ordinata su richiesta speciale con un telefono integrato. © Archivio di Eero Aarnio e del Design Museum di Helsinki.

La sedia Ball prodotta da Asko era originariamente disponibile nei colori arancione, bianco, nero, giallo e rosso e poteva essere ordinata su richiesta speciale con un telefono integrato. © Archivio di Eero Aarnio e del Design Museum di Helsinki.

Tra i designer che hanno contribuito a definire questa estetica spicca Eero Aarnio, autore della celebre Ball Chair (1963). Questa poltrona sferica, realizzata in vetroresina e imbottita all’interno, rappresenta uno degli oggetti più emblematici del design futuristico: una sorta di “capsula privata” pensata per isolare acusticamente e visivamente chi vi si siede.

Altro progetto iconico di questa corrente di design è senza dubbio la Panton Chair, disegnata da Verner Panton. Realizzata in plastica stampata in un unico pezzo, questa sedia dalle linee sinuose e continue rappresenta una delle prime applicazioni radicali delle nuove tecnologie industriali nel design d’arredo. Tra gli esempi più spettacolari vi è anche la Djinn Chair di Olivier Mourgue, resa celebre dalla sua presenza nel film 2001: A Space Odyssey. La sedia, con la sua struttura bassa e ondulata rivestita in tessuto, incarna perfettamente l’idea di un arredamento adatto a un ambiente futuristico.

Un’altra icona nata in questo ambito è la Up5_6 Chair progettata da Gaetano Pesce per B&B Italia. Pur con un forte significato simbolico, la sua forma organica e l’uso innovativo del poliuretano espanso si inseriscono perfettamente nell’immaginario plastico e sperimentale dell’epoca.

Il ritorno dello Space Age

La Sacco Chair, progettata da Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro.

La Sacco Chair, progettata da Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro.

Negli ultimi anni si assiste a un forte ritorno di questa estetica. Il revival dello Space Age è legato sia alla riscoperta del design anni Sessanta e Settanta sia alla diffusione di interni caratterizzati da forme morbide e scultoree. Molti brand stanno riproponendo riedizioni di pezzi storici, come la Ball Chair o la Panton Chair, mentre nuovi designer reinterpretano quell’immaginario futuristico utilizzando materiali contemporanei e tecnologie più sostenibili. Anche sui social e nelle riviste di interior design si diffonde una nuova passione per arredi dalle forme arrotondate, superfici lucide e colori vivaci.

Questo ritorno non è solo nostalgico: il linguaggio Space Age appare oggi sorprendentemente attuale. In un’epoca dominata da innovazioni tecnologiche, esplorazione spaziale privata e design digitale, quell’estetica nata più di mezzo secolo fa continua a rappresentare una visione affascinante del futuro.

Anche altri classici del periodo stanno vivendo una nuova popolarità, come la Sacco Chair, progettata da Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro. La celebre poltrona-sacco, simbolo di informalità e sperimentazione degli anni Sessanta, è tornata oggi negli interni contemporanei grazie alla sua ergonomia morbida e alla capacità di adattarsi agli spazi domestici flessibili.

Il ritorno della Space Age non riguarda però solo i pezzi storici. Numerosi designer contemporanei reinterpretano questo linguaggio con nuovi oggetti dalle forme quasi extraterrestri. Tra gli esempi più citati ci sono la lampada Donut del designer Axel Chay, con una silhouette atomica e colori pop, oppure gli oggetti decorativi del brand Ursula Futura, come il vaso Phantom Dish, caratterizzato da forme fluide e scultoree che ricordano paesaggi alieni. Anche studi di architettura e interior design stanno reinterpretando l’estetica Space Age negli ambienti contemporanei. Il collettivo parigino Uchronia, ad esempio, realizza interni di ristoranti, uffici e abitazioni caratterizzati da colori accesi, superfici lucide e forme arrotondate, creando spazi che evocano l’immaginario futuristico degli anni Sessanta.

In copertina: L'astronauta Neil Armstrong ha scattato questa fotografia del collega astronauta Buzz Aldrin dopo che entrambi avevano piantato la bandiera degli Stati Uniti sulla superficie lunare. © NASA