
Sarah Biffin: la storia della pittrice che dipingeva "con i piedi" e conquistò la Royal Academy
Da fenomeno da baraccone alla Royal Academy

Poster pubblicitario “The Celebrated Miss Beffin”, 1812 circa © Philip Mould & Company
Nata il 25 ottobre 1784 a East Quantoxhead, nel Somerset, e morta il 2 ottobre 1850 a Liverpool, Sarah Biffin – nota anche come Sarah Biffen, Sarah Beffin o, dopo il matrimonio, Mrs E. M. Wright – è una delle figure più straordinarie dell’arte britannica tra Sette e Ottocento. Pittrice di miniature, ritrattista raffinata e pioniera della mouth and foot painting, riuscì a imporsi in un sistema artistico rigidamente selettivo nonostante fosse nata con una grave malformazione congenita. Figlia di Henry Biffin, un calzolaio, e di sua moglie Sarah, venne al mondo con focomelia, una rara condizione che comportò l’assenza delle braccia e lo sviluppo incompleto delle gambe. Non superò mai i 94 centimetri di altezza (circa 37 pollici). Crebbe in una modesta casa rurale insieme ai genitori e ai quattro fratelli. Fin da bambina imparò a leggere e, con determinazione straordinaria, sviluppò la capacità di scrivere, cucire e dipingere usando la bocca, impugnando pennello e strumenti con le labbra. Ciò che per molti sarebbe stato un limite invalicabile divenne per lei linguaggio, tecnica, professione. Intorno ai tredici anni, la famiglia la affidò come apprendista a Emmanuel Dukes, un impresario che la esibiva in fiere e spettacoli itineranti in tutta l’Inghilterra. Presentata come “The Eighth Wonder” (“L’Ottava Meraviglia”), Sarah dimostrava al pubblico di saper scrivere, cucire e dipingere senza l’uso delle mani. In questo periodo perfezionò la pittura di miniature su avorio e piccoli paesaggi. Le sue opere venivano vendute per tre ghinee ciascuna, mentre lei riceveva compensi irrisori rispetto ai profitti generati dagli spettacoli.

Sarah Biffin, Autoritratto, 1821, © Sothebys, Londra.
La svolta arrivò nel 1808 alla St. Bartholomew’s Fair, dove attirò l’attenzione di George Douglas, conte di Morton. L’aristocratico, inizialmente scettico, volle verificare personalmente che dipingesse davvero senza aiuto: assistette a più sedute e portò con sé un lavoro incompiuto per assicurarsi che nessuno intervenisse. Convinto del suo talento, decise di sostenerla. Grazie al suo patrocinio, Sarah Biffin poté studiare con William Craig, pittore legato alla Royal Academy of Arts, e introdursi negli ambienti artistici ufficiali. In breve tempo ottenne commissioni prestigiose, arrivando a dipingere miniature per Giorgio III, Giorgio IV, Guglielmo IV e la regina Vittoria. Dopo aver lasciato l’apprendistato con Dukes, aprì uno studio sullo Strand, a Londra. Nel 1821 la Society of Arts le conferì una medaglia per una miniatura storica, e la Royal Academy accettò le sue opere nelle esposizioni ufficiali: un risultato straordinario per una donna e ancor più per un’artista con disabilità in quell’epoca. Viaggiò anche a Bruxelles con il conte di Morton, ricevendo commissioni dalla corte reale belga.
La sua fama era tale che Charles Dickens la citò in diverse opere, tra cui Nicholas Nickleby, Martin Chuzzlewit e Little Dorrit. Il suo stile si distingueva per la precisione minuziosa, la delicatezza cromatica e l’attenzione ai dettagli fisiognomici. Le sue miniature rivelano una padronanza tecnica che supera la curiosità legata alla sua condizione fisica: ciò che colpisce è la qualità pittorica, non la modalità esecutiva.
Il 6 settembre 1824 sposò William Stephen Wright, impiegato di banca. Dopo il matrimonio sospese temporaneamente la pittura, ma l’unione non fu felice. Sebbene separati, il marito mantenne il controllo delle sue finanze, corrispondendole una rendita annuale di 40 sterline. Nel 1827 la morte del conte di Morton la privò del principale sostegno economico. Senza un protettore aristocratico, Sarah affrontò difficoltà finanziarie e tornò a esporre, firmandosi “Mrs. E. M. Wright”. Nei primi anni Trenta riprese a presentare opere alla Royal Academy.
La regina Vittoria le concesse una pensione civile annua di 12 sterline, un riconoscimento ufficiale del suo valore artistico. Nel 1841 si trasferì a Liverpool, dove aprì uno studio e tornò a firmarsi “Miss Biffin”. Nel 1847 una sottoscrizione pubblica promossa dai suoi sostenitori locali – tra cui Richard Rathbone e la celebre cantante Jenny Lind – contribuì a garantirle un sostegno negli ultimi anni di vita. Morì il 2 ottobre 1850 a Liverpool. È sepolta nel cimitero di St James, anche se la sua lapide originale non è più visibile.
Sarah Biffin oggi: arte, resilienza e riscrittura della storia

Sarah Biffin, Ritratto della Regina Vittoria, 1834, © Philip Mould Company.
Sarah Biffin è considerata la prima pittrice britannica documentata a dipingere con la bocca. Il suo autoritratto inciso da R. W. Sievier e pubblicato a Londra nel 1821 ha conosciuto una straordinaria rivalutazione: nel 2019 un esemplare è stato venduto all’asta da Sotheby’s per 137.500 sterline, a fronte di una stima iniziale molto più bassa. Dopo un lungo periodo di oblio, la sua opera è stata riscoperta. Nel 2022 la mostra Without Hands: the Art of Sarah Biffin, organizzata da Philip Mould & Company a Londra, è stata la prima esposizione a lei dedicata dopo oltre un secolo. Nel 2024 il Museum of Somerset ha annunciato l’acquisizione di un suo autoritratto, rafforzando l’interesse istituzionale attorno alla sua figura.
Sue opere si trovano oggi nella Welcome Collection e alla National Portrait Gallery di Londra. La storia di Sarah Biffin non è solo un racconto di resilienza personale, ma una riflessione sul sistema dell’arte e sulle sue gerarchie. Da attrazione da fiera a ritrattista della famiglia reale, la sua traiettoria attraversa spettacolarizzazione, talento autentico, mecenatismo aristocratico e precarietà economica. Oggi la sua figura viene riletta non come curiosità, ma come artista professionista pienamente inserita nella cultura visiva del suo tempo. Le sue miniature non sono miracoli tecnici: sono opere d’arte che testimoniano disciplina, studio e sensibilità. Nel restituirle spazio nella narrazione dell’arte britannica, si compie un atto di giustizia storica. Sarah Biffin non fu un’eccezione pittoresca, ma una pittrice capace di trasformare il proprio corpo in strumento e la propria determinazione in linguaggio.
In copertina: Sarah Biffin, Studio di piume, 1811, matita e acquarello su carta, 19 x 21 cm, © Philip Mould Company. Dettaglio.