
Ricordando Giancarlo Piretti: l'inventore della sedia Plia
Plia: l'invenzione che ha ripensato il design della sedia

La sedia Plia di Giancarlo Piretti nel 1972 è entrata a far parte della collezione permanente del MoMA di New York.
Forse non ne conoscevi il nome o il designer, ma senza dubbio l'hai già vista o addirittura provata. Ieri è venuto a mancare Giancarlo Piretti, padre della sedia Plia. Quando fu presentata nel 1967 alla Fiera del Mobile di Milano, la seduta ottenne così tanti consensi di pubblico, che molti visitatori si allontanarono dallo stand portandosi via quelle esposte. Come conseguenza di questo complimento poco ortodosso, le sedie vennero legate nello stand con una catena. Grazie a Plia e il suo studio sul “perno a tre dischi”, quindi rivoluzionando il concetto di sedia pieghevole, Giancarlo Piretti è entrato nella storia con il soprannome di “Thonet del 20° secolo”. Disponibile in differenti colorazioni, dall’intelaiatura in acciaio fino alla sua seduta e allo schienale, vanta persino una versione in paglia di Vienna tesa su telaio di legno massello, in grado di arricchire ulteriormente un’icona di stile tutto italiano.
Da Bologna al Giappone

La sedia Alky di Giancarlo PIretti per Castelli, 1969.
Giancarlo Piretti nasce a Bologna nel 1940, città con cui manterrà per tutta la vita un legame profondo, umano e professionale. Qui si forma all’Istituto Statale d’Arte, dove consegue il titolo di insegnante di disegno, e successivamente all’Accademia di Belle Arti, avviando un percorso che intreccia fin dall’inizio progetto, sperimentazione e didattica. Per sette anni insegna Interior Design proprio all’Istituto d’Arte bolognese, contribuendo alla formazione di nuove generazioni di progettisti. Parallelamente, all’inizio degli anni Sessanta, entra in Anonima Castelli, azienda con cui collaborerà per oltre un decennio e che diventerà il vero laboratorio della sua ricerca. Qui Piretti progetta arredi per la casa, l’ufficio e gli spazi collettivi, depositando numerosi brevetti industriali e meccanici: la sua cifra distintiva è infatti l’invenzione di meccanismi intelligenti, capaci di rendere gli oggetti più flessibili, leggeri e adatti a usi diversi.
Nascono in questo periodo alcuni dei suoi progetti più celebri: Plia, la sedia pieghevole diventata un’icona del design internazionale; Platone, tavolo pieghevole dalla sorprendente compattezza; DSC–Axis, sistema di sedute per spazi istituzionali; e Sistema 61, un articolato sistema modulare di divani. Plia, in particolare, conosce un successo straordinario: dal 1969 ne vengono prodotti oltre sette milioni di esemplari e la sedia entra nelle collezioni permanenti di importanti musei internazionali, tra cui il MoMA di New York.
Il riconoscimento del mondo del design non tarda ad arrivare. Tra gli anni Settanta e Ottanta Piretti riceve premi e menzioni in Italia e all’estero: dal premio SMAU alla Biennale di Lubiana, dalle segnalazioni “Gute Form” in Germania ai riconoscimenti britannici e statunitensi. Con Emilio Ambasz firma il sistema di sedute Vertebra, che ottiene il Compasso d’Oro nel 1981, e il sistema di illuminazione Logotec, premiato negli Stati Uniti. Nel 1975 entra a far parte del Comitato Scientifico-Didattico dell’ISIA di Firenze, confermando il suo ruolo di riferimento anche sul piano culturale. Il lavoro di Piretti viene regolarmente pubblicato sulle principali riviste internazionali di settore – da Domus e Abitare a Industrial Design e Interiors – e continua a evolversi. A metà degli anni Ottanta, con Castilia (gruppo Castelli), sviluppa una serie di arredi domestici caratterizzati da soluzioni trasformabili e salva-spazio: il tavolo allungabile Dilungo, l’attaccapanni-scala Dilemma, la sedia pieghevole Tensa, il tavolo Dispiego e il sistema libreria Dilato. Dilungo viene eletto “Mobile dell’anno” dalla rivista tedesca Schöner Wohnen e, insieme a Dilemma, viene segnalato al Compasso d’Oro.
Nel 1988 presenta al NeoCon di Chicago uno dei suoi progetti più ambiziosi: la Piretti Collection, una vasta famiglia di sedute per ufficio e collettività basata su un meccanismo brevettato che regola automaticamente la tensione dello schienale in base al peso dell’utente. La collezione, prodotta e distribuita in tutto il mondo, supera il milione di pezzi venduti già nel 1997 e riceve premi prestigiosi come il Compasso d’Oro, il G Mark giapponese e numerosi riconoscimenti statunitensi.
Negli anni Novanta e Duemila la ricerca di Piretti prosegue senza rallentamenti. Progetta nuove collezioni di sedute come Xylon, Torsion, #18000 e #9000, perfeziona meccanismi di oscillazione sincronizzata per il comfort ergonomico e sperimenta tipologie ibride come chaise-longue trasformabili e sedute multifunzione. Collabora con importanti aziende internazionali – da KI-Krueger International a Okamura, da Tecno a Segis – portando i suoi progetti nei principali contesti fieristici, dal Salone del Mobile di Milano al NeoCon di Chicago.
Fino agli ultimi anni, Giancarlo Piretti continua a lavorare su sedute per spazi collettivi, sistemi di tavoli modulari e arredi ad alta tecnologia, dimostrando una coerenza rara: per lui il design resta sempre un equilibrio tra invenzione tecnica, eleganza formale e attenzione concreta ai gesti quotidiani delle persone. Un approccio che ha reso i suoi oggetti longevi, riconoscibili e ancora oggi straordinariamente attuali.
L'eredità di Piretti

La sedia Plia negli schizzi di Giancarlo Piretti del 1969.
Alla luce della sua scomparsa, qual'è l'eredità che Giancarlo Piretti ci lascia? Certamente l'idea di trasformare l’ingegneria in poesia quotidiana. Il suo design non ha mai cercato l’effetto spettacolare, ma ha lavorato in profondità sulla relazione tra corpo, movimento e oggetto, anticipando temi oggi centrali come flessibilità, sostenibilità e ottimizzazione degli spazi. Sedie, tavoli e sistemi da lui progettati non impongono una forma, ma si adattano all’uso, scompaiono quando non servono, si trasformano seguendo i gesti dell’utente. Piretti ha lasciato un patrimonio fatto di brevetti, soluzioni intelligenti e oggetti longevi, molti dei quali ancora in produzione, dimostrando che il vero design senza tempo nasce dall’equilibrio tra rigore tecnico e sensibilità umana. In questo senso, il suo lavoro continua a essere un riferimento imprescindibile per chi progetta non solo forme, ma comportamenti e modi di abitare.
In copertina: Giancarlo Piretti, Cinque sedie pieghevoli modello Plia per Anonima Castelli, Bologna. © Capitolium Casa d'aste