cover Lucie Cousturier: l’artista che dipingeva la libertà tra Neoimpressionismo e impegno civile

Lucie Cousturier: l’artista che dipingeva la libertà tra Neoimpressionismo e impegno civile

Allieva e amica di Paul Signac, fu pittrice divisionista e scrittrice anticoloniale
6'
Non solo muse

Pittrice dei Salons e scrittrice anticoloniale

Lucie Cousturier, Autoritratto, 1905-1910, olio su pannello, incorniciato: 55,9 x 45,72 cm, © Indianapolis Museum of Art

Lucie Cousturier, Autoritratto, 1905-1910, olio su pannello, incorniciato: 55,9 x 45,72 cm, © Indianapolis Museum of Art

Di solito la storia dell’arte ricorda solo i grandi nomi, i maestri super affermati e quotati, spesso dimenticando le voci laterali, che hanno contribuito all'evolversi di stili, tendenze e racconti. luminose e necessarie. Lucie Cousturier è una di queste: pittrice neoimpressionista, scrittrice, viaggiatrice, attivista. Una donna che ha attraversato il suo tempo con lo sguardo acceso e la coscienza vigile. L'esperienza della Cousturier (1876–1925) nasce certamente dall’eredità di Georges Seurat e Paul Signac. Ma definirla solo “allieva” o “seguace” di questi due pittori sarebbe riduttivo e poco corretto. Lucie fu una protagonista consapevole di quell’avanguardia che cercava di trasformare la pittura in scienza della luce e della percezione. La sua carriera nel mondo dell'arte inizia sì come allieva di Paul Signac, ma ben presto ne diviene amica e interlocutrice intellettuale, adottando la tecnica del divisionismo: piccoli tocchi di colore puro accostati sulla tela, capaci di fondersi nell’occhio dell’osservatore. Ma nelle sue opere la tecnica non è mai fredda applicazione teorica: è vibrazione emotiva, è respiro. Nei suoi paesaggi – coste mediterranee, scene urbane, atmosfere luminose – la luce non è semplice fenomeno ottico, ma esperienza interiore. Il colore pulsa, si frammenta, costruisce superfici vive. La sua pittura dialoga con quella di Signac e dei neoimpressionisti, ma mantiene una cifra personale: più intima, meno monumentale, più attenta alla dimensione umana.

In un’epoca in cui le artiste faticavano ancora a ottenere riconoscimento, Cousturier partecipò ai Salon des Indépendants, spazio fondamentale per le avanguardie francesi. Il suo nome circolava negli ambienti culturali parigini come quello di una figura colta, impegnata e autonoma. Ciò che rende Lucie Cousturier straordinariamente contemporanea è il suo impegno civile. Durante la Prima guerra mondiale conobbe soldati provenienti dalle colonie francesi, in particolare dall’Africa occidentale. Da quell’incontro nacque un’amicizia profonda e un interesse autentico per le loro culture. In un momento storico segnato dal colonialismo europeo, Cousturier scelse uno sguardo diverso: non esotico, non paternalistico, ma dialogico. Studiò le lingue, sostenne l’educazione dei soldati africani e viaggiò in Africa negli anni Venti.

Dalle sue esperienze nacquero scritti importanti, che intrecciano memoria, osservazione sociale e riflessione politica. I suoi testi rappresentano una testimonianza preziosa sul rapporto tra la Francia e le colonie, ma anche una dichiarazione etica: riconoscere l’altro come individuo, non come categoria. Parallelamente alla pittura dunque, Cousturier sviluppò una produzione letteraria intensa. I suoi scritti rivelano una prosa sensibile e analitica, capace di unire introspezione e denuncia. La sua voce si inserisce in una genealogia di donne intellettuali del primo Novecento che hanno sfidato i ruoli imposti, scegliendo di abitare lo spazio pubblico con competenza e coraggio. In questo senso, Lucie Cousturier non è solo un’artista, ma un modello di autonomia femminile.

L'esperienza in Africa

Lucie Cousturier, Scena africana, acquerello, grafite, su carta incollata su ?, 16,7 x 24,8 cm, Donazione di Adèle e George Besson, 1963, © Museo delle Belle Arti e dell'Archeologia di Besançon - Comune di Besançon. Rif. immagine: 5A04324.

Lucie Cousturier, Scena africana, acquerello, grafite, su carta incollata su ?, 16,7 x 24,8 cm, Donazione di Adèle e George Besson, 1963, © Museo delle Belle Arti e dell'Archeologia di Besançon - Comune di Besançon. Rif. immagine: 5A04324.

Il ministro delle colonie venne a conoscenza del lavoro di Cousturier con i senegalesi e le affidò la missione di visitare l'Africa occidentale e di condurre uno “studio sull'ambiente familiare degli indigeni e, più in particolare, sul ruolo delle donne indigene in relazione all'influenza che esercitano sulla formazione morale dei bambini”. Sbarcò a Dakar il 13 ottobre 1921 e trascorse i sette mesi successivi viaggiando nella regione. Teneva un diario in cui annotava le sue impressioni sul territorio, sulla popolazione e sul modo in cui interagiva con essa, e realizzava schizzi di ciò che vedeva. Il suo diario costituì alla fine la base per due libri. Era priva di pregiudizi, interagiva con le persone così come le trovava, faceva di tutto per stringere amicizia con le donne africane ed era sempre consapevole della propria posizione di membro dell'élite coloniale. Lucie Cousturier fu una delle prime a scrivere sul tema delle relazioni tra africani ed europei, anticipando altri intellettuali francesi come André Gide con Voyage au Congo (1927) e Retour du Tchad (1928) e Michel Leiris con L'Afrique fantôme (1934). Era critica nei confronti della struttura coloniale, ma ancora più critica nei confronti degli atteggiamenti patriarcali della popolazione locale, che considerava un ostacolo importante al progresso. Dopo il suo ritorno in Francia scrisse su Le Paria (Il reietto), un giornale per il proletariato, dedicando il resto della sua vita alla lotta per l'emancipazione delle persone di colore.

Nell'ottobre del 1923, in occasione della riapertura della sua Galerie de Bruxelles, George Giroux organizzò una mostra delle opere di Paul Signac e Lucie Cousturier, che comprendeva 164 dei suoi disegni e acquerelli realizzati durante il viaggio in Africa. Alcuni estratti dei suoi scritti, accompagnati da alcune delle sue immagini, furono pubblicati nel 1923. La rivista letteraria «Europe» pubblicò un capitolo della sua opera nel 1924. L'opera completa fu pubblicata nel 1925 in due volumi: Mes Inconnus chez eux: Mon ami Fatou (I miei sconosciuti a casa loro: il mio amico Fatou) e Mes Inconnus chez eux: Mon ami Soumaré (I miei sconosciuti a casa loro: il mio amico Soumaré).

Alla ribalta, il caso emblematico della "Donna che legge"

Lucie Cousturier, Donna che legge, 1907, olio su tela, 85,1 × 111,8 cm, The Museum of Modern Art, New York. Donazione E. & A. Silberman Galleries © The Museum of Modern Art, New York

Lucie Cousturier, Donna che legge, 1907, olio su tela, 85,1 × 111,8 cm, The Museum of Modern Art, New York. Donazione E. & A. Silberman Galleries © The Museum of Modern Art, New York

L’opera di Lucie Cousturier si muove tra paesaggio e figura, tra vedute luminose e ritratti raccolti, mantenendo sempre una coerenza poetica fondata sulla vibrazione del colore e sull’attenzione alla dimensione umana. Accanto alle marine e ai paesaggi costruiti secondo i principi del divisionismo, l’artista dedica grande spazio alla figura femminile, spesso colta in momenti di silenziosa concentrazione. Emblematica in questo senso è Donna che legge (1907), dipinto dai colori brillanti e autentico gioiello compositivo, che raffigura una donna con la testa appoggiata alla mano, immersa nella lettura. Per oltre mezzo secolo l’opera è rimasta nascosta, appesa a uno schermo nel deposito del MoMA, in paziente attesa di essere riscoperta. Quel momento è arrivato nell’ottobre 2023, quando, nell’ambito della revisione della collezione da parte del Dipartimento di Pittura e Scultura, la specialista Julie Reiter Greene ha individuato una serie di lavori mai esposti dal loro ingresso al museo. Tra questi figurava il dipinto di Cousturier, donato al MoMA nel 1960 dalla E. & A. Silberman Galleries, ma mai presentato al pubblico e mai visto dagli attuali curatori del dipartimento. La sua lunga invisibilità non è un caso isolato, bensì il riflesso di una più ampia rimozione: per decenni, al MoMA come in molte altre istituzioni, i contributi delle donne alla storia dell’arte moderna sono stati marginalizzati. La riemersione di Donna che legge non rappresenta solo il recupero di un’opera, ma un gesto simbolico di riscrittura critica, che restituisce a Lucie Cousturier il posto che le spetta nel racconto del Neoimpressionismo e della modernità.

La riscoperta di Lucie Cousturier

Lucie Cousturier, Nudo seduto, data sconosciuta, olio su tela, 55,2 x 37,5 cm, © Collezione privata

Lucie Cousturier, Nudo seduto, data sconosciuta, olio su tela, 55,2 x 37,5 cm, © Collezione privata

Negli ultimi anni la storia dell’arte sta riconsiderando molte figure femminili marginalizzate. La riscoperta di Lucie Cousturier si inserisce in questo movimento di revisione critica. Rileggere la sua opera significa: approfondire il Neoimpressionismo oltre i nomi canonici; comprendere il ruolo delle donne nelle avanguardie artistiche; riflettere sulle prime forme di coscienza anticoloniale europea; esplorare un dialogo tra arte e impegno sociale sorprendentemente attuale. Il suo percorso unisce estetica e responsabilità, pittura e politica, bellezza e giustizia.

C’è un filo che attraversa tutta la vita di Lucie Cousturier: la relazione. Relazione tra i colori, che si costruiscono l’uno accanto all’altro senza fondersi mai del tutto. Relazione tra culture, che si incontrano senza annullarsi. Relazione tra arte e mondo. Come nei suoi dipinti divisionisti, anche nella sua esistenza ogni frammento mantiene la propria identità, ma contribuisce a un’immagine più ampia. È questa forse la sua eredità più potente: la convinzione che la differenza non sia frattura, ma possibilità di armonia. In un presente che interroga il passato coloniale europeo e riscrive la storia dell’arte in chiave inclusiva, Lucie Cousturier appare sorprendentemente moderna. La sua pittura ci parla di luce. I suoi scritti ci parlano di giustizia. La sua vita ci parla di coraggio.

In copertina: Lucie Cousturier, Tramonto, 1910 circa. Dettaglio.