cover L'iconografia della bolla di sapone nella pittura europea: dal Seicento olandese all'arte contemporanea

L'iconografia della bolla di sapone nella pittura europea: dal Seicento olandese all'arte contemporanea

Jean-Baptiste-Siméon Chardin, Michaelina Wautier, Caspar Netscher ed Édouard Manet: la bolla di sapone come allegoria della caducità della vita

La bolla di sapone: il motivo iconografico caro alla tradizione fiamminga

Hendrik Goltzius, Allegoria della fugacità (“Homo Bulla”), incisione su carta vergata, 1594, 26,5 x 19,4 cm, National Gallery, Washington.

Hendrik Goltzius, Allegoria della fugacità (“Homo Bulla”), incisione su carta vergata, 1594, 26,5 x 19,4 cm, National Gallery, Washington.

Nella pittura europea le bolle di sapone sono state spesso utilizzate come simbolo della fragilità e della brevità dell’esistenza umana, divenendo tema iconografico legato al genere delle vanitas, cioè quelle rappresentazioni che fungono da dispositivo di riflessione sulla caducità della vita, i piaceri e le ambizioni terrene. La loro natura effimera — belle e luminose, ma allo stesso tempo destinate a scoppiare in pochi istanti — le rese un efficace richiamo alla transitorietà del tempo. Questo motivo compare soprattutto nella pittura fiamminga e olandese del Seicento, dove gli oggetti quotidiani assumevano significati morali e filosofici. Un esempio celebre è il dipinto Homo bulla est (“l’uomo è una bolla”) di Hendrick Goltzius, in cui la bolla rappresenta per l'appunto simbolicamente la precarietà della vita umana. Anche nelle nature morte e vanitas di artisti come Pieter Claesz e Harmen Steenwijck oggetti destinati a ricordare il passare del tempo sono accostati a simboli di fragilità e morte, mentre nelle scene con bambini che soffiano bolle il gioco infantile diventa una meditazione sulla fugacità dell’esistenza.

L'iconografia della bolla

Gerard Dou, Natura morta con bambino che fa le bolle, 1635- 1636, olio su tela, 48 x 39,7 cm, Museo nazionale d'arte occidentale, Tokyo.

Gerard Dou, Natura morta con bambino che fa le bolle, 1635- 1636, olio su tela, 48 x 39,7 cm, Museo nazionale d'arte occidentale, Tokyo.

L’iconografia della bolla è sicuramente una delle più affascinanti e diffuse sia sul piano cronologico che geografico: simbolo di fragilità, icona della caducità delle ambizioni umane e della vita stessa, in particolare tra Cinquecento e Seicento le bolle di sapone hanno affascinato generazioni di artisti per le caratteristiche fisiche, che hanno permesso agli artisti di dimostrare la loro maestria con il pennello, le straordinarie capacità mimetiche della loro arte, dunque l’abilità di riprodurre i giochi di colore, le riflettenze e le trasparenze che le bolle creano, oltre che la lucentezza e la leggerezza che evocano. Le bolle hanno sempre portato con sè anche un interesse alchemico prima e scientifico dopo, fin dagli albori del Rinascimento fino alla contemporaneità sono state sinonimo di bellezza effimera e vanitas.

Molto interessante per approfondire questo tema figurativo e la sua fortuna è stata la mostra “Bolle di sapone. Forme dell'utopia tra vanitas, arte e scienza” organizzata alla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia nel 2019: attraverso dipinti, incisioni, fotografie, nonché locandine e manifesti pubblicitari, si è ripercorsa l’evoluzione di questo soggetto iconografico.

La bolla come emblema della vanitas

Jan Brueghel il Giovane, Vanitas, 1631, olio su tavola, 64 × 106 cm, Galleria Sabauda, Torino.

Jan Brueghel il Giovane, Vanitas, 1631, olio su tavola, 64 × 106 cm, Galleria Sabauda, Torino.

Per Jan Brueghel il Giovane il tema della caducità dell’esistenza si sviluppa attraverso una complessa allegoria popolata da oggetti, figure e simboli. Tra questi, le bolle di sapone assumono un ruolo centrale: un putto le soffia accanto agli altri emblemi del tempo che passa, come gli orologi e i beni terreni accumulati nella scena. Come abbiamo visto, nella cultura figurativa fiamminga del Seicento la bolla era uno dei simboli più efficaci della vanitas, poiché la sua bellezza luminosa e la sua estrema fragilità richiamavano la precarietà della vita umana e la rapidità con cui ogni piacere terreno è destinato a svanire.

Nel dipinto di Brueghel, le bolle non sono un semplice elemento decorativo, ma dialogano con l’intera costruzione allegorica: mentre ricchezze, strumenti scientifici, opere d’arte e giochi rappresentano le occupazioni e le ambizioni umane, le bolle ricordano che tutto ciò è effimero. La loro presenza rafforza quindi il messaggio morale dell’opera, invitando lo spettatore a riflettere sul trascorrere del tempo e sulla vanità dei beni mondani, in contrasto con i valori spirituali evocati dall’immagine sacra posta al centro della composizione.

La bolla come allegoria della transitorietà

Karel Dujardin, Ragazzo che soffia bolle di sapone. Allegoria della transitorietà , 1663, olio su tela, 116 × 97 cm, SMK - Statens Museum for Art, Copenaghen.

Karel Dujardin, Ragazzo che soffia bolle di sapone. Allegoria della transitorietà , 1663, olio su tela, 116 × 97 cm, SMK - Statens Museum for Art, Copenaghen.

Proseguiamo il nostro viaggio nell'iconografia della bolla con Karel Dujardin, che sviluppa il tema della vanitas attraverso un’immagine di grande originalità iconografica. Al centro della composizione compare un giovane intento a soffiare bolle di sapone, tradizionale simbolo della fragilità dell’esistenza secondo il motivo dell’Homo bulla est (“l’uomo è una bolla”). Le bolle, splendide, ma destinate a dissolversi in pochi istanti, alludono alla precarietà della vita e alla fugacità della felicità umana. Dujardin amplifica questo significato collocando il ragazzo su una grande conchiglia che naviga tra le onde, in una scena che abbandona il semplice realismo per assumere un carattere allegorico.

La composizione combina infatti il tema delle bolle di sapone con riferimenti all’iconografia della Fortuna, tradizionalmente rappresentata in equilibrio instabile sopra una sfera o sospinta dalle onde del mare. Le bolle non costituiscono quindi soltanto un attributo del gioco infantile, ma diventano il fulcro concettuale dell’opera: la loro natura effimera richiama l’instabilità della sorte, la brevità della vita e l’incertezza dei beni terreni. Attraverso questo complesso linguaggio simbolico, Dujardin trasforma un gesto quotidiano in una meditazione morale tipicamente barocca sul tempo, sul destino e sulla condizione umana.

L'iconografia della bolla in Michaelina Wautier, pittrice dimenticata e ritrovata

Michaelina Wautier, Ragazzi che soffiano bolle, 1640 ca, olio su tela, 90,5 × 121,3 cm, Seattle Art Museum, Seattle.

Michaelina Wautier, Ragazzi che soffiano bolle, 1640 ca, olio su tela, 90,5 × 121,3 cm, Seattle Art Museum, Seattle.

Ragazzi che soffiano le bolle testimonia una delle caratteristiche più interessanti della produzione di Michaelina Wautier, pittrice fiamminga attiva nel XVII secolo e riscoperta dalla critica solo in tempi relativamente recenti. Pur godendo di una certa fama durante la sua vita e distinguendosi in generi tradizionalmente riservati agli uomini, come la pittura storica e allegorica, dopo la morte il suo nome cadde nell’oblio e molte delle sue opere furono attribuite ad altri artisti. Oggi, grazie a una serie di studi e restauri che hanno consentito di ricostruirne il catalogo, Wautier è considerata una delle personalità più originali del Barocco fiammingo.

Nell'opera in questione, emerge con particolare evidenza la sua capacità di combinare osservazione naturalistica e significato simbolico. La scena raffigura alcuni giovani intenti a soffiare bolle di sapone, un soggetto apparentemente semplice e quotidiano che si inserisce tuttavia nella lunga tradizione iconografica della vanitas. La bolla, fragile e destinata a dissolversi in un istante, costituisce infatti una metafora della brevità della vita e della precarietà delle gioie terrene. La sua trasparenza e la sua natura effimera richiamano l’idea dell’esistenza umana come realtà fugace, destinata a svanire con la stessa rapidità con cui una bolla si rompe.

L’artista evita però ogni enfasi moralizzante e affida il messaggio a una rappresentazione di grande immediatezza. I ragazzi appaiono concentrati nel gioco, ignari del valore allegorico dell’azione che stanno compiendo. Proprio questo contrasto tra la spensieratezza dell’infanzia e il significato più profondo dell’immagine conferisce all’opera la sua forza espressiva. Una caratteristica che ritroviamo anche in altre opere della pittrice come la serie I cinque sensi.

Il tema della caducità viene così tradotto in una scena di genere accessibile e coinvolgente, capace di stabilire un rapporto diretto con l’osservatore. La sensibilità di Wautier si manifesta inoltre nell’attenzione riservata alle espressioni e agli atteggiamenti dei personaggi. La resa psicologica delle figure, unita alla qualità luministica e cromatica della composizione, trasforma il dipinto in qualcosa di più di una semplice allegoria morale: una riflessione sulla condizione umana affidata a un episodio quotidiano, nel quale il gioco infantile diventa simbolo universale della fragilità dell’esistenza.

La simbologia della bolla nell'opera di Caspar Netscher

Caspar Netscher, Ragazzo che fa bolle di sapone, 1670, olio su tavola, 11,2 x 8,4 cm, Mauritshuis, The Hague.

Caspar Netscher, Ragazzo che fa bolle di sapone, 1670, olio su tavola, 11,2 x 8,4 cm, Mauritshuis, The Hague.

Un'altra variazione sul tema, particolarmente gradevole, è quella firmata da Caspar Netscher, che rappresenta un giovane intento a creare bolle di sapone in un ambiente domestico, trasformando un semplice momento di gioco in una scena ricca di significati simbolici. La cura dei dettagli, tipica della pittura olandese del Seicento, emerge nella resa delicata della luce, dei tessuti e dell’espressione concentrata del bambino. La bolla di sapone, elemento fragile e momentaneo, allude alla brevità della giovinezza e della vita stessa: il piacere dell’infanzia, come la bolla, è destinato a svanire rapidamente. Netscher unisce quindi la descrizione realistica di una scena quotidiana con un messaggio morale più profondo, secondo la tradizione della pittura vanitas olandese, invitando lo spettatore a riflettere sul trascorrere del tempo e sulla precarietà delle esperienze umane.

Jean Siméon Chardin e le bolle di sapone

Jean Siméon Chardin, Bolle di sapone, 1734 circa, olio su tela, 61 x 63,2 cm, MET Metropolitan Museum of Art, New York.

Jean Siméon Chardin, Bolle di sapone, 1734 circa, olio su tela, 61 x 63,2 cm, MET Metropolitan Museum of Art, New York.

Uno dei temi preferiti nelle opere di Jean Siméon Chardin, grande pittore naturalista, sono stati proprio i giochi dei bambini. In questa tela del 1734 circa, per il formato e per il soggetto ispirato alla tradizione della pittura olandese di genere del Seicento. Da sempre nell’iconografia le bolle di sapone all’epoca venivano intese come un’allusione alla caducità dell’esistenza. Versioni successive di questo stesso tema sono oggi conservate presso il Los Angeles County Museum of Art e la National Gallery of Art di Washington.

Jean-Baptiste-Siméon Chardin, La lavandaia, 1730-1740, olio su tela, 38 x 43 cm, Ermitage, San Pietroburgo.

Jean-Baptiste-Siméon Chardin, La lavandaia, 1730-1740, olio su tela, 38 x 43 cm, Ermitage, San Pietroburgo.

L'iconografia della bolla torna con grande semplicità e discreto realismo anche in un’altra tela di Chardin: La Lavandaia, che descrive un analogo episodio tratto dalla vita quotidiana.In questo caso la scena si svolge però in un interno: due donne sono occupate a svolgere le mansioni domestiche, mentre un bimbo, proprio come nella tela precedente, è assorto a giocare con delle bolle di sapone. La composizione emana una serenità e lo spettatore, come il pittore, sembra assistere e partecipare di questa quotidianità. Il dettaglio compositivo della porta aperta sullo sfondo dona profondità spaziale e narrativa alla scena, coinvolge lo sguardo dello spettatore e lo invita a farsi coinvolgere anche in altri momenti di quella che sembra essere una laboriosa comunità al femminile. La luce chiara e brillante inquadra una donna intenta a stendere dei panni sul filo. C’è dunque una consequenzialità di azioni e di spazi: alla lavandaia che lava i panni in primo piano, segue la donna che si occupa di stenderli. Per la nostra narrazione però, a interessarci particolarmente è il bambino che gioca con le bolle.

L'iconografia della bolla nell'arte contemporanea

Édouard Manet, Bambino che soffia le bolle di sapone, 1867, olio su tela, cm 100×81, Fundação Calouste Gulbenkian, Lisbona.

Édouard Manet, Bambino che soffia le bolle di sapone, 1867, olio su tela, cm 100×81, Fundação Calouste Gulbenkian, Lisbona.

Édouard Manet riprende un soggetto di lunga tradizione nella pittura europea, ma lo interpreta in chiave moderna, concentrandosi soprattutto sull’osservazione della realtà e sugli effetti della luce. Il protagonista è un giovane ragazzo colto nell’atto di soffiare una bolla di sapone, rappresentato con naturalezza e immediatezza, senza l'apparato simbolico complesso tipico delle allegorie seicentesche. La bolla occupa tuttavia un ruolo significativo nella composizione: la sua trasparenza e la sua natura effimera introducono un sottile richiamo alla fugacità dell’infanzia e alla precarietà dell’esistenza, temi tradizionalmente associati a questo motivo iconografico. Manet sembra guardare consapevolmente ai precedenti olandesi del Seicento, in particolare alle scene di genere con bambini che soffiano bolle, ma ne riduce il carattere moralizzante per privilegiare la dimensione quotidiana e psicologica del soggetto. L’attenzione dello spettatore è così attratta dal gesto concentrato del ragazzo e dal delicato equilibrio della bolla sospesa nell’aria, trasformando una scena ordinaria in una riflessione discreta sul tempo che passa e sulla fragilità degli istanti.

Natale Scarpa detto Cagnaccio di San Pietro, Bolla di sapone, 1927, olio su tela, 49, 5 x 40 cm, Galleria d'Arte Moderna "Empedocle Restivo", Palermo.

Natale Scarpa detto Cagnaccio di San Pietro, Bolla di sapone, 1927, olio su tela, 49, 5 x 40 cm, Galleria d'Arte Moderna "Empedocle Restivo", Palermo.

Concludiamo questa carrellata di bolle nella storia dell'arte, con l'ennesimo giovanissimo, un bambino rappresentato in assoluta frontalità, dai colori nitidi e netti, intento nel creare una bolla di sapone - richiamo colto al motivo della bulla, che come abbiamo appena visto, alludeva alla fragilità della vita terrena – dipinta con stupefacenti trasparenze e luminosità. Una limpidissima definizione ottica dell'immagine, un'arcana fissità di gesti e sguardi, la luminosità smaltata del colore, campito con esattezza quasi geometrica, caratterizzano la produzione di Cagnaccio, in quella interpretazione metafisica del “Realismo Magico”, che si inseriva nel solco della grande tradizione disegnativa italiana, preraffaellesca e rinascimentale.

In copertina: Jean-Baptiste- Siméon Chardin, Bolle di sapone, 1734 circa, olio su tela, 61 x 63,2 cm, numero di inventario 49.24, MET Metropolitan Museum of Art, New York. Dettaglio.