cover Lee Krasner: lo spirito libero dell'Espressionismo Astratto

Lee Krasner: lo spirito libero dell'Espressionismo Astratto

Molto più che la moglie di Jackson Pollock: scopriamo la voce più tenace, profonda e indipendente dell’Espressionismo Astratto americano
24 ott 2025
9'

I primi contatti con le Avanguardie

Lee Krasner, Autoritratto, 1928 ca., olio su tela, 76.5 x 63.8 cm, The Jewish Museum, New York. © Pollock-Krasner Foundation/VG Bild-Kunst, Bonn 2019.

Lee Krasner, Autoritratto, 1928 ca., olio su tela, 76.5 x 63.8 cm, The Jewish Museum, New York. © Pollock-Krasner Foundation/VG Bild-Kunst, Bonn 2019.

Lee Krasner, nata Lena Krassner (Brooklyn, il 27 ottobre 1908 – New York, 19 giugno 1984) è stata molto più che la moglie di Jackson Pollock. È stata una delle figure chiave dell’Espressionismo astratto, capace di forgiare un linguaggio pittorico personale e potente, e di attraversare le principali correnti dell’arte americana del XX secolo con determinazione e sensibilità. Figlia di immigrati ebrei fuggiti da una Russia lacerata dalla guerra, Krasner cresce in un contesto multiculturale e vivace. Sesta di sette figli, fin da giovane si dimostra incline all’indipendenza di pensiero: legge Nietzsche, Schopenhauer e i classici della letteratura russa, e si fa strada, non senza difficoltà, in un mondo dell’arte ancora dominato dagli uomini. Nel 1922 è ammessa alla Washington Irving High School, l’unico istituto pubblico newyorkese dove le donne possono studiare arte. Da lì, il percorso la porta alla Cooper Union, alla Art Students League e infine alla prestigiosa National Academy of Design. Una formazione rigorosa, ma che non riesce a contenere lo spirito ribelle e la voglia di sperimentazione di Lee.

La scoperta del collage

Lee Krasner, Burning Candles, 1955 © 2018 Pollock-Krasner Foundation / Artists Rights Society (ARS), New York

Lee Krasner, Burning Candles, 1955 © 2018 Pollock-Krasner Foundation / Artists Rights Society (ARS), New York

Gli anni '30 sono un decennio di formazione fondamentale: Krasner lavora per il WPA (Works Progress Administration), stringe amicizie con intellettuali e artisti d'avanguardia, e studia con Hans Hofmann, assorbendo l’influenza del Cubismo e dell’Espressionismo europeo. Hofmann, pur riconoscendone il talento, è noto per una frase ambivalente: “Questa opera è così buona che non sembra fatta da una donna.” Nel frattempo Krasner si afferma nei circoli artistici più avanzati, esponendo con l'American Abstract Artists Group e avvicinandosi alle idee di Piet Mondrian e del Neoplasticismo. È una delle poche artiste a passare con disinvoltura da un accademismo tecnico a un linguaggio moderno e sperimentale.Intorno agli anni ’50 si registra un importante passaggio stilistico ed estetico. Secondo la leggenda, l’artista frustrata per la qualità di alcune delle sue opere e iniziò a distruggerle, strappando le tele. Nei suoi primi giorni di studio con Hans Hofmann, Krasner era diventata un'appassionata fan di Matisse e aveva sperimentato con il collage. Ispirata da Matisse e dai suoi ritagli, iniziò a utilizzare i suoi dipinti strappati come materiali grezzi per una serie di potenti e emotivi collage, trasformando i frammenti dei suoi fallimenti in una nuova direzione radicale nella sua opera.

L'amore ingombrante di Jackson Pollock

Lee Krasner e Jackson Pollock nello studio di Pollock, New York 1953, foto di Tony Vaccaro.

Lee Krasner e Jackson Pollock nello studio di Pollock, New York 1953, foto di Tony Vaccaro.

L'incontro tra Lee Krasner e Jackson Pollock nel 1942 fu l’inizio di una delle relazioni più emblematiche e complesse dell’arte del Novecento. Entrambi coinvolti nei circuiti dell’Espressionismo astratto e dell’avanguardia newyorkese, frequentavano le stesse gallerie — dalla Art of This Century di Peggy Guggenheim alla Stable Gallery e alla Betty Parsons Gallery — e si muovevano in ambienti dove arte, politica e psicoanalisi si intrecciavano costantemente. Eppure, fin dall’inizio, Krasner si trovò un passo dietro: non di certo per mancanza di talento, ma per quella dinamica di potere tutta maschile che per decenni ha relegato le artiste in secondo piano. Pollock diventò una star, simbolo di una nuova e impetuosa identità americana nel secondo dopoguerra. Come Marilyn Monroe o James Dean, incarnava il mito dell’artista maledetto: la sua pittura rivoluzionaria — il dripping — e la sua personalità autodistruttiva, segnata dall’alcolismo e dalla depressione, lo trasformarono in leggenda. Krasner, pur profondamente legata a lui, non si identificò mai come semplice “moglie del genio”: fin dall’inizio, rivendicò una traiettoria artistica autonoma, fondata su un uso personale del colore, del collage e su un linguaggio visivo che univa astrazione, materia e memoria.

Tuttavia, non fu facile imporsi. Il mercato e la critica guardavano con sospetto le donne artiste, e lo stesso sistema di mecenatismo culturale — come quello orchestrato da Peggy Guggenheim, con cui Krasner ebbe un rapporto conflittuale — faticava a riconoscere il suo valore. Guggenheim, che aveva letteralmente “stipendiato” Pollock nei suoi anni formativi, non spese un soldo o mosse un dito per promuovere Krasner, che le rimproverava (non senza ragione) di considerare le artiste come hobbiste o muse, non come vere protagoniste. Nel privato, la relazione con Pollock fu intensa ma lacerante. L’alcol, i tradimenti, i silenzi, il peso dell’invisibilità finirono per logorare il loro matrimonio. Nell’estate del 1956, Lee decide di allontanarsi e parte per Parigi, nel tentativo di ritrovare sé stessa. Ma una telefonata spezza ogni equilibrio: Pollock, ubriaco, si è schiantato contro un albero con la sua auto, morendo sul colpo insieme a una giovane passeggera. Quella notte, per la Krasner si apre una nuova fase. Come scriverà anni dopo:“L’amore è una strada a doppio senso. Darei qualsiasi cosa per avere qualcuno che mi dia quello che io ho potuto dare a Pollock.” Il dolore si trasforma in energia creativa. Tornata a Springs, si impossessa dello studio-fienile dove Pollock aveva dipinto le sue opere più celebri e inizia a lavorare ossessivamente, spesso di notte, incapace di dormire. Inchioda le tele direttamente al muro e dipinge in piedi, in un confronto fisico con la materia. I colori diventano più cupi, intensi, viscerali. Nasce la serie Prophecy (1956), fortemente ispirata a Les Demoiselles d’Avignon di Picasso: corpi femminili spigolosi, erotici, violenti, un’esplosione di angoscia e desiderio. È una fase pittorica in cui la sua voce si fa definitiva, autonoma, non più “relativa” a quella del marito. Nello studio ancora impregnato del gesto di Pollock, Krasner lo elabora, lo trasforma, lo supera. I suoi gesti si intrecciano con quelli dell’artista scomparso, ma senza nostalgia: è un lutto che si fa linguaggio, memoria che diventa struttura. Se l’Espressionismo astratto ha trovato in Pollock la sua icona tragica, in Lee Krasner ha avuto la sua coscienza critica e la sua evoluzione più profonda.

Una nuova ricerca

Lee Kresner, Re-echo, olio su tela, 59 x 58 cm, collezione privata.

Lee Kresner, Re-echo, olio su tela, 59 x 58 cm, collezione privata.

Già, prima che Pollock morisse, Krasner aveva iniziato a cambiare direzione stilistica, in una ricerca artistica senza sosta. Aveva cominciato a dipingere composizioni lussureggianti, biomorfiche di forme naturali astratte. Al suo ritorno dall'Europa, esplorò ulteriormente questo motivo, permettendo alle sue opere di crescere anche in dimensioni, forse a causa della disponibilità di più spazio in cui lavorare. Gesti grandiosi e ampi e palette di colori semplificate apparvero nelle sue composizioni, quasi come se un certo caos e quella frustrazione latente nei suoi sforzi precedenti lasciarono il posto finalmente a una visione più ampia e trascendentale della vita e del mondo naturale. Per sei anni dopo la morte del marito, Krasner perseguì questo nuovo stile emotivamente potente. I nomi che diede a queste serie di opere suggeriscono dei rimandi ai cicli della vita e forse erano simbolici di, o guidati da, il suo dolore e la sua guarigione. La prima di queste serie, Earth Green, presentava una palette di colori naturali di verdi, rossi, bianchi e marroni. La serie successiva, Night Journeys, conteneva immagini più scure e cupe. Questa fase della sua carriera giunse a un brusco termine nel 1962, quando Krasner subì un aneurisma cerebrale che interruppe il suo lavoro per diversi anni.

Dalla parte delle donne

Lee Krasner, Shattered Color, 1947, olio su tela, 53.3 × 66 cm, Guild Hall Museum, East Hampton, New York © The Pollock-Krasner Foundation

Lee Krasner, Shattered Color, 1947, olio su tela, 53.3 × 66 cm, Guild Hall Museum, East Hampton, New York © The Pollock-Krasner Foundation

Negli anni Settanta, Lee Krasner diventa una figura centrale nella lotta per la visibilità delle donne artiste. Partecipa ai picchetti contro il MoMA con il gruppo Women in the Arts e riceve il sostegno di critiche e storiche dell’arte femministe, come Lucy Lippard e Cindy Nemser. In un sistema ancora ostile alle artiste, Krasner impone la sua presenza con opere di grande formato che dialogano con la Color Field Painting e la Op Art. Nel 1976, la mostra "Eleven Ways to Use the Words To See" alla Pace Gallery evidenzia il suo talento come maestra del collage e la sua capacità di rileggere il passato alla luce di una continua trasformazione interiore e artistica.

Contorni netti e astrazioni

Lee Krasner, Imperative, 1976 © The Pollock-Krasner Foundation. Courtesy National Gallery of Art, Washington D.C.

Lee Krasner, Imperative, 1976 © The Pollock-Krasner Foundation. Courtesy National Gallery of Art, Washington D.C.

Dopo essersi ripresa dalla sua aneurisma, Krasner riprese a esplorare forme e composizioni organiche. Poi, all'inizio degli anni '70, prese bruscamente il suo lavoro in un'altra nuova direzione. Iniziò a dipingere astrazioni appiattite e dai contorni netti che sembravano quasi geometriche nel loro linguaggio visivo. La sua tavolozza di colori divenne più pura, risultando in dipinti che si sentono luminosi, diretti e ottimisti. Altre tendenze estetiche che i suoi contemporanei stavano perseguendo all'epoca potrebbero aver ispirato questa nuova direzione per Krasner. La pittura Color Field aveva guadagnato supporto tra molti Espressionisti Astratti, e il Minimalismo stava dominando attivamente la scena artistica come reazione contro l'emozione e il dramma della generazione precedente. Ma anche se ci sono elementi di entrambi questi stili nelle opere a contorno netto che Krasner dipinse negli anni '70, la sua espressione dei loro sentimenti rimane del tutto unica.

L'eredità di Lee Kresner

Irving Penn, Ritratto di Lee Krasner, Springs, NY, 1972 © The Irving Penn Foundation

Irving Penn, Ritratto di Lee Krasner, Springs, NY, 1972 © The Irving Penn Foundation

Oggi Lee Krasner è riconosciuta come una figura imprescindibile nella storia dell’arte del XX secolo, non solo per il suo contributo all’Espressionismo astratto, ma per la traiettoria radicalmente indipendente che ha saputo costruire in un sistema culturale ancora fortemente maschile. La sua opera è un punto di riferimento per generazioni di artiste e artisti che trovano nel suo lavoro un modello di rigore, resistenza e continua trasformazione. Krasner ha anticipato molti temi centrali dell’arte contemporanea: l’ibridazione dei linguaggi, l’uso del corpo come matrice espressiva, la destrutturazione della forma, la tensione tra caos e controllo. La sua maestria nel collage, ad esempio, viene oggi rivalutata alla luce delle pratiche postmoderne e dell’estetica dell’assemblaggio. Allo stesso modo, il suo rapporto con la memoria, la psicoanalisi e l’identità di genere risuona profondamente nel lavoro di artiste contemporanee come Cecily Brown, Amy Sillman, Julie Mehretu o Dana Schutz, che hanno esplicitamente citato Krasner come fonte di ispirazione. Non meno importante è il suo ruolo nella rilettura della storia dell’arte da una prospettiva femminista: se un tempo era considerata "la moglie di Pollock", oggi è riconosciuta come un’artista a pieno titolo, capace di attraversare e ridefinire le avanguardie americane. Le recenti retrospettive internazionali, come quella alla Barbican di Londra (2019), hanno finalmente restituito al grande pubblico la complessità del suo lavoro e l’originalità del suo sguardo. Lee Krasner non è solo un nome da riscoprire, ma una voce ancora attuale, che parla con forza all’arte del presente. La sua opera ci ricorda che l’identità artistica non è mai una condizione fissa, ma un processo in divenire, una lotta costante per affermare il proprio spazio nel mondo.

In copertina: Lee Krasner, Palingenesis, 1971, olio su tela, 208.3 × 340.4 cm, Pollock-Krasner Foundation, New York © The Pollock-Krasner Foundation.

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