
La Tomba Brion di Carlo Scarpa
La tomba Brion di Carlo Scarpa: icona di architettura e design

Uno degli ambienti interni della Tomba Brion, realizzata da Carlo Scarpa.
Negli ultimi tempi, la Tomba Brion sembra essere tornata al centro dell’attenzione culturale: sia per il recente riconoscimento come bene del FAI, che per la sua apparizione cinematografica nel film "Le città di pianura" (2025) di Francesco Sossai. Giulio, studente di architettura a Venezia, insieme ai più anziani compagni di avventura Carlobianchi e Doriano visitano il memoriale in una serie di sequenze che indugiano su diversi dettagli dell'architettura, raccontando la genesi e il senso dell'opera di Carlo Scarpa. La tomba progettata da Scarpa non è solo il luogo in cui si muovono i protagonisti nella parte finale del film, ma "aleggia" come presenza, come luogo onirico, quasi irraggiungibile, per tutta la durata del film. Il giovane Giulio vorrebbe infatti visitarlo da sempre e nelle ultime battute, durante la tanto agognata visita, ci dice anche che se lo aspettava diversamente. La tomba Brion stessa dunque, diventa quasi una metafora della morte, del passaggio; come se Giulio si fosse affacciato dall'altra parte e avesse visto "il dopo" assoluto, riconoscendolo come diverso da qualsiasi aspettativa. Un luogo mistico, inarrivabile, il desiderio di ogni studente di architettura, un luogo rivelatore. Uno di quelli che dopo averli visitati, in qualche modo, non si è più gli stessi.
Questo ritorno mediatico della Tomba Brion conferma ciò che architetti e studiosi sanno da tempo: non si tratta semplicemente di un monumento funebre, ma di uno dei più intensi esempi di design architettonico del Novecento. Progettata dal celebre architetto tra il 1969 e il 1978, la Tomba Brion è oggi conosciuta anche come Memoriale Brion e nel 2022, a seguito della donazione di Donatella Brion, è diventata il 70° bene del FAI - Fondo per l'Ambiente Italiano, entrando ufficialmente nel patrimonio culturale italiano accessibile e tutelato.
La committenza

La tomba dell'architetto e designer Carlo Scarpa, sepolto anche lui, all'interno del memoriale. Scarpa venne a mancare prima di completare la sua architettura dedicata a Giuseppe Brion e il figlio dell'architetto e designer, Tobia, ne ha realizzato la tomba, disponendone la salma in un angolo del suo stesso progetto.
Nel 1969 Onorina Brion, storica presidente degli Amici di Brera, rimasta prematuramente vedova di Giuseppe Brion, il fondatore di Brionvega, chiese all'archittetto Carlo Scarpa di progettare una tomba nel luogo natale del marito, San Vito d’Altivole, nel Trevigiano, ben consapevole di essersi rivolta a uno dei più grandi architetti del tempo.
L'azienda di famiglia, disegnata da Marco Zanuso, era nota nel mondo per i suoi apparecchi elettronici di altissimo design, presto entrati nelle collezioni dei più importanti musei internazionali. Quella che Scarpa realizza non può essere definita come "una semplice tomba" perché si configura piuttosto come una sorta di "città della memoria", costituita da quattro edifici inframmezzati da prati, canali e specchi d’acqua ricoperti di ninfee, che evocano i giardini giapponesi e quelli islamici, e circondata da un basso recinto, a immagine di quelli dei templi antichi, che separa, senza però isolarlo, il complesso funerario dalla campagna circostante.
L'architetto e designer impiegò ben otto anni per costruirla, modificandola più e più volte, e quando nel 1978 morì (in Giappone, cadendo da una scala), il complesso non era ancora terminato. Tanto che fu il figlio Tobia a realizzare la tomba del padre, in un angolo appartato di questo luogo straordinario in cui anch’egli volle essere sepolto. Otto anni, dunque, molta pazienza da parte dei committenti, innumerevoli modifiche strada facendo (nei quasi duemila disegni tracciati dall’architetto per questo complesso, non figura l’opera finita) ma quello che ne scaturì divenne un capolavoro ineguagliato dell’architettura del XX secolo: un meraviglioso luogo dello spirito che da sempre richiama in quella piatta pianura decine di migliaia di visitatori da tutto il mondo.
Il significato della Tomba Brion

Uno degli scorci più rappresentativi e iconici della Tomba Brion.
La Tomba Brion di Carlo Scarpa è considerata una vera e propria opera d’arte, e per molti rappresenta il punto più alto della ricerca dell'architetto e designer e uno dei risultati più intensi dell’architettura italiana del secondo dopoguerra. Non è soltanto un memoriale, ma un progetto in cui convergono linguaggi diversi, tradizioni lontane e una visione profondamente personale dell’architettura come esperienza.
Fin dal primo impatto, il complesso si presenta come un luogo sospeso tra mondi. Da un lato c’è la memoria della tradizione veneziana, con il suo gusto per il dettaglio, per i materiali preziosi, per il dialogo tra acqua e superficie. Dall’altro emergono suggestioni che guardano verso Oriente, verso un’idea di spazio più meditativa, più silenziosa, quasi spirituale. Tutto questo non si somma semplicemente, ma si intreccia fino a diventare un unico linguaggio coerente.
Al centro di questo linguaggio c’è un’idea molto precisa: raccontare l’amore nella sua forma più pura. Non un amore immediato o istintivo, ma qualcosa che nasce da un processo di conoscenza profonda di sé e che solo in un secondo momento si apre all’altro, fino a diventare un’unione stabile, indissolubile. È un pensiero che attraversa tutto il progetto e che trova una delle sue espressioni più riconoscibili nei due cerchi intrecciati all’ingresso, ormai diventati iconici. In quella forma semplice si condensa un’intera visione del mondo: due opposti che si incontrano, si riconoscono e si completano, in un rimando evidente alla simbologia dello yin e dello yang reinterpretata in chiave occidentale.
Muoversi all’interno della Tomba Brion significa entrare dentro questa idea. Il percorso non è mai lineare, ma procede per deviazioni, soste, aperture improvvise. La luce naturale cambia continuamente la percezione degli spazi, costringendo chi attraversa il complesso a rallentare, a osservare, a perdersi per poi ritrovarsi. È come se l’architettura non volesse mai essere completamente afferrata, ma invitasse piuttosto a un’esperienza progressiva, quasi meditativa.
Ogni ambiente contribuisce a questa sensazione di sospensione. I suoni sono attutiti, i materiali restituiscono un senso di calma, e la presenza dell’acqua introduce una dimensione ulteriore, fatta di riflessi e movimento lento. Tutto sembra progettato per accompagnare il visitatore verso una forma di attenzione diversa, più intima, come se il luogo stesso suggerisse che il significato non sta nella comprensione immediata, ma nella durata dell’esperienza.
In questo senso, il memoriale può essere letto anche come una sorta di testamento architettonico. È il luogo in cui Scarpa concentra tutto il suo sapere, la sua sensibilità per il dettaglio, la sua capacità di far dialogare materiali e significati lontani. Ma è anche qualcosa di più semplice e diretto: una riflessione costruita sull’amore, sulla sua permanenza e sulla sua capacità di attraversare la perdita senza annullarsi.
La sintesi della sua poetica emerge proprio da questa tensione tra elementi diversi. Il cemento armato, lavorato con una precisione quasi grafica, diventa una superficie espressiva e non solo strutturale. I mosaici, il legno, le lavorazioni artigianali introducono un legame con la tradizione, mentre le forme e le sequenze spaziali rimandano a una sensibilità che guarda oltre l’Occidente. Eppure, nonostante la varietà delle influenze, tutto resta sorprendentemente coerente. Nulla appare giustapposto o decorativo: ogni elemento trova il proprio posto in un equilibrio complesso ma naturale. È proprio in questa capacità di tenere insieme differenze profonde senza mai spezzare l’unità del progetto che la Tomba Brion rivela la sua natura più autentica. La visita a questo apice dell'architettura del XX secolo si configura come una vera e propria esperienza che si costruisce nel tempo, passo dopo passo, come un racconto silenzioso sull’amore, sulla memoria e sul modo in cui l’architettura può ancora oggi farsi pensiero.
In copertina: dettaglio architettonico esterno della Tomba Brion di Carlo Scarpa.