cover Il simbolismo nascosto nei dipinti di William Blake

Il simbolismo nascosto nei dipinti di William Blake

Il pittore inglese tra visione mistica, mito e immaginazione creativa

L'artista “profeta” della visione

William Blake, Sconfitta, frontespizio dell'opera "The Song of Los".

William Blake, Sconfitta, frontespizio dell'opera "The Song of Los".

William Blake (1757‑1827) è una figura singolare nel panorama della storia dell’arte: non fu solo pittore e incisore, ma anche poeta, filosofo e, per molti aspetti, visionario religioso. Per Blake, arte e immaginazione non erano semplici strumenti estetici, ma porte verso un mondo trascendente in cui il visibile e l’invisibile si intrecciano indissolubilmente.

Blake nacque e visse quasi tutta la vita a Londra, in una famiglia di modeste condizioni. Figlio di un commerciante di calze, ricevette un’educazione principalmente domestica e sviluppò fin da giovane un temperamento indipendente e anticonformista. All’età di dieci anni fu avviato alla tecnica dell’incisione, un’arte che avrebbe poi mantenuto per tutta la vita. Successivamente frequentò la Royal Academy of Arts, dove entrò in contatto con le principali tendenze artistiche del suo tempo, pur mantenendo sempre uno sguardo critico e radicale verso stili e norme accademiche.

La sua produzione non è facilmente rassorbibile nei colori convenzionali del Romanticismo. Al contrario, Blake costruisce un universo simbolico personale in cui figure mitiche, creature celesti e allegorie spirituali si confrontano con le grandi domande esistenziali: la natura del divino, il conflitto tra ragione e immaginazione, la lotta tra Bene e Male. Tra le immagini più celebri del suo repertorio mistico spicca The Ancient of Days (1794). In questa incisione frontespizio per Europe a Prophecy, Blake rappresenta Urizen, una figura divina che misura l’universo con un compasso. La scena non è una semplice rappresentazione teologica, ma un simbolo profondo: Urizen è spesso interpretato come l’incarnazione della ragione e della legge, forza che limita e ordina l’universo materiale. In questo quadro, il compasso diventa simbolo esoterico della geometria e dell’ordine cosmico, ma anche della tensione tra struttura e immaginazione. Per Blake, l’immaginazione — l’intuizione profonda dell’artista — è superiore alla mera razionalità; l’equilibrio tra queste forze definisce la condizione umana.

Blake non si limita a reinventare il linguaggio visivo tradizionale, ma rilegge le scritture sacre in modo personale e spesso inquietante, come nella serie delle Great Red Dragon (circa 1805‑1810), in cui interpreta scene tratte dal Libro dell’Apocalisse.

Un altro esempio potente del simbolismo di Blake è The Night of Enitharmon’s Joy (1795), conosciuto anche come Hecate o La Notte della Gioia di Enitharmon. Qui Blake invita lo spettatore in un regno oscuro dove figure mitiche, animali simbolici e presenze enigmatiche si fondono in una composizione visionaria. La triplice figura — spesso associata alla dea Hecate o alle Parche della mitologia greca — tiene un libro di magia mentre creature simboliche come l’assoluta asina o la civetta della falsa saggezza popolano la scena. Questa tavola, oltre a richiamare temi pagani e mitologici, suggerisce un intreccio di occulte sapienze e visioni oniriche tipiche del linguaggio simbolico di Blake.

Blake fu profondamente influenzato dalla Bibbia, ma non in senso dogmatico. Egli reinterpretò storie sacre con un linguaggio simbolico che rifletteva la sua concezione spirituale e immaginativa. In molte sue illustrazioni, ad esempio, figure come angeli e santi non sono semplici icone religiose, ma incarnazioni di esperienze interiori e trasformazioni spirituali.

Ennesimo esempio rilevante è la serie di illustrazioni per il Libro di Giobbe: qui la sofferenza del protagonista diventa specchio di una visione universale del dolore e della ricerca di senso, espressa attraverso forme e volti che sembrano vivere in bilico tra umano e metafisico. In Blake, l’esoterismo non è un tema superficiale, ma la chiave di lettura per comprendere la natura profonda della sua arte. Le immagini non sono semplici figurazioni, ma porte simboliche che invitano lo spettatore a guardare oltre la realtà fenomenica, verso mondi interiori ricchi di significato. Che si tratti di Dio‑misuratore, di mostri apocalittici o di visioni notturne, ogni elemento visivo nei dipinti di Blake opera come segno di una visione più vasta: quella di un artista che considerava l’immaginazione come il vero fondamento dell’esperienza umana e spirituale.

Il "Grande Drago Rosso"

William Blake,Grande Drago Rosso, 1803-1805, acquarello, 54,6 x 43,2 cm, Brooklyn Museum, New York.

William Blake,Grande Drago Rosso, 1803-1805, acquarello, 54,6 x 43,2 cm, Brooklyn Museum, New York.

Tra 1805 e 1810 William Blake realizzò una delle serie più intense e simbolicamente cariche della sua carriera: le acquerelli del Grande Drago Rosso. Queste opere nascono dalla richiesta del patron Thomas Butts, che commissionò a Blake oltre cento illustrazioni bibliche per opere sacre. Quattro di queste composizioni raffigurano scene tratte dal Libro dell’Apocalisse di Giovanni, utilizzando immagini di forte impatto visivo per tradurre in forma pittorica il linguaggio profetico e visionario del testo sacro.

Al centro di tali lavori c’è la figura del Drago — descritto nell’Apocalisse come avente sette teste, dieci corna e sette diademi — simbolo delle forze oscure, del caos e dell’antagonismo verso il divino. Blake lo rappresenta come una creatura possente, alata e inquietante, spesso in scena con altre figure emblematiche: la Donna vestita di Sole, che incarna le popolazioni fedeli o la Chiesa sotto la protezione divina, e la Bestia venuta dal mare, anch’essa dotata di molteplici teste e simboli apocalittici.

Nelle illustrazioni, il drago incombe minacciosamente su una figura femminile avvolta in luce radiosa, sottolineando il contrasto tra tenebra e luce, male e fede. Il tono e il contrasto cromatico fra le forme scure della creatura e la luminosità della donna non sono casuali: Blake usa la pittura per esprimere una lotta morale e cosmica che va oltre la semplice narrazione biblica, trasformando la scena in un’allegoria di resistenza spirituale e tensione tra forze antitetiche. Il ciclo non si limita a riprodurre passaggi apocalittici, ma riflette la visione personale di Blake, in cui l’immaginazione diventa strumento per percepire verità invisibili e trascendenti. L’arte visiva si fonde così con una profonda esperienza spirituale, mostrando come simboli antichi possano risuonare con le inquietudini personali e collettive. Queste immagini non sono solo illustrazioni: sono visioni apocalittiche in cui il drago simbolizza il caos e la resistenza al divino, mentre la donna avvolta dal sole incarna la speranza e la salvezza. La scelta dei colori, la postura dei personaggi, la drammaticità delle scene alludono tutti ad un universo più profondo, che sembra andare oltre la mera narrazione religiosa.

L'attualità di William Blake

William Blake, Satana scatena gli angeli ribelli, 1808, penna e acquerello, 52 × 40 cm, Victoria and Albert Museum, Londra.

William Blake, Satana scatena gli angeli ribelli, 1808, penna e acquerello, 52 × 40 cm, Victoria and Albert Museum, Londra.

Solo dopo la sua morte, Blake iniziò gradualmente a essere riconosciuto come una figura di enorme originalità. Nel XIX secolo, critici e artisti come i Pre‑Raffaelliti, William Butler Yeats e altri iniziarono a riscoprire e rivalutare la sua opera, contribuendo a consolidare la sua fama. Oggi William Blake è considerato non solo uno dei più grandi poeti della lingua inglese, ma anche un artista visivo di portata internazionale, la cui influenza si estende ben oltre i confini della sua epoca. Le sue opere sono conservate e studiate nei principali musei del mondo, e continuano a essere oggetto di mostre, interpretazioni accademiche e nuove letture critiche. Blake rappresenta un ponte tra arte, poesia, filosofia e spiritualità. La sua opera invita chi la osserva a guardare oltre la superficie, a cogliere i significati più profondi che si celano dietro parole e forme, e a riflettere sul rapporto tra realtà tangibile e mondo interiore.

In definitiva, William Blake non è soltanto un autore del passato: è un maestro di visione creativa, un artista che ancora oggi parla a chi cerca nell’arte non solo bellezza estetica, ma una porta verso nuove dimensioni del pensiero e dello spirito.

In copertina: William Blake, Oberon, Titania e Puck con le fate danzanti, 1786 circa, Tate, Londra. Dettaglio.