cover Ha inaugurato ARZ: l'Archivio Renato Zangheri di Fotografia e Cinema della Cineteca di Bologna

Ha inaugurato ARZ: l'Archivio Renato Zangheri di Fotografia e Cinema della Cineteca di Bologna

Entriamo insieme nell'Archivio Renato Zangheri della Cineteca di Bologna: il nuovo polo europeo per la conservazione e il restauro dell'audiovisivo
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Il primato europeo della Cineteca di Bologna

La Cineteca di Bologna in Piazzetta Pier Paolo Pasolini a Bologna © M. A. Ghilardi per Bologna Welcome.

La Cineteca di Bologna in Piazzetta Pier Paolo Pasolini a Bologna © M. A. Ghilardi per Bologna Welcome.

Prima di raccontarvi del neonato ARZ - l'Archivio Renato Zangheri di Cinema e Fotografia, è doverosa una premessa sulla città di Bologna e il suo rapporto con il cinema e con la cultura.

Quando si parla di politiche culturali in Italia infatti, Bologna rappresenta un caso unico. La città emiliana non solo ha dato vita a una delle più prestigiose cineteche del mondo, ma è stata anche pioniera nel riconoscere la cultura come funzione fondamentale dell'amministrazione pubblica. In questo percorso, la figura di Renato Zangheri, cui è dedicato l'Archivio, occupa un posto centrale, come interprete di una stagione in cui la cultura divenne strumento di partecipazione democratica e di crescita civile.

La storia della Cineteca di Bologna affonda le proprie radici nel 1962, quando il Comune istituì la Commissione Cinema con l'obiettivo di tutelare e valorizzare il patrimonio cinematografico. Da quell'esperienza prese forma la futura Cineteca comunale, che nel corso degli anni sarebbe diventata una delle istituzioni cinematografiche più autorevoli a livello internazionale.

L'idea era innovativa per l'epoca: considerare il cinema non soltanto come intrattenimento, ma come bene culturale da conservare, studiare e trasmettere alle generazioni future. Questa visione permise alla Cineteca di sviluppare archivi, biblioteche specializzate e attività di ricerca, fino a diventare un punto di riferimento mondiale nel restauro cinematografico. Nel 1995 la Cineteca acquisì lo status di istituzione comunale autonoma, rafforzando la propria capacità operativa. Negli anni successivi nacquero il laboratorio di restauro L'Immagine Ritrovata, oggi considerato tra i più importanti al mondo, e la cittadella dell'audiovisivo nell'area della Manifattura delle Arti. Dal 2012 la Cineteca è diventata Fondazione, mantenendo il Comune di Bologna come socio unico. La fama internazionale della Cineteca è cresciuta grazie anche al festival "Il Cinema Ritrovato", che richiama ogni anno studiosi, registi e appassionati da tutto il mondo e ha contribuito a fare di Bologna una delle capitali mondiali della cultura cinematografica.

Renato Zangheri e la mission dell'Archivio

Dettaglio di una pellicola filmica su un tavolo da lavoro: il primo step della catalogazione e del restauro, è l'analisi della pellicola.

Dettaglio di una pellicola filmica su un tavolo da lavoro: il primo step della catalogazione e del restauro, è l'analisi della pellicola.

La crescita della Cineteca non può essere compresa senza considerare il contesto politico e amministrativo della città. Bologna fu infatti il primo Comune a strutturare in modo organico un assessorato dedicato alla cultura, attribuendo a questo settore una dignità pari a quella dell'urbanistica, dei servizi sociali e dell'istruzione. Questa scelta nasceva da una concezione innovativa del governo locale: la cultura non era considerata un'attività accessoria o elitaria, ma un servizio pubblico. Biblioteche, teatri, musei, cinema, centri culturali e iniziative popolari divennero strumenti per favorire la partecipazione dei cittadini e la crescita democratica della comunità. Negli anni Sessanta e Settanta Bologna elaborò così un modello amministrativo che avrebbe influenzato molte altre città italiane. La cultura venne integrata nelle politiche urbane e sociali, trasformandosi in uno degli elementi distintivi dell'identità cittadina. In questo scenario emerge la figura di Renato Zangheri, sindaco di Bologna dal 1970 al 1983 e tra i protagonisti della stagione più innovativa dell'amministrazione cittadina. Storico ed economista di formazione, Zangheri concepiva la cultura come strumento di emancipazione collettiva e di costruzione della cittadinanza.

Durante i suoi anni a Palazzo d'Accursio, Bologna consolidò la propria reputazione internazionale come laboratorio di politiche pubbliche avanzate. L'amministrazione investì nella diffusione della cultura, nel sostegno alle istituzioni cittadine e nella valorizzazione del patrimonio storico e artistico. La crescita della Cineteca si inserisce pienamente in questa visione. L'idea che il cinema fosse una forma di memoria collettiva da preservare e rendere accessibile a tutti corrispondeva perfettamente alla concezione zangheriana della cultura come bene comune. L'eredità di Zangheri continua ancora oggi. Nel 2026 il nuovo grande archivio della Cineteca è stato intitolato proprio a lui: l'Archivio Renato Zangheri custodisce oltre centomila film e milioni di fotografie, imponendosi come uno dei più importanti poli europei per la conservazione audiovisiva.

In un'epoca in cui la cultura è spesso considerata un settore marginale, l'esperienza bolognese dimostra invece come essa possa diventare un motore di sviluppo, innovazione e coesione sociale. La Cineteca, oggi riconosciuta a livello mondiale, è il risultato più visibile di una scelta politica compiuta oltre sessant'anni fa: considerare la cultura non come un lusso, ma come un diritto dei cittadini.

La Cineteca di Bologna arriva in periferia

L'ingresso del nuovo ARZ - l'Archivio Renato Zangheri di Fotografia e Cinema, nel quartiere di Corticella, in Via Antonio Giuriolo, Bologna.

L'ingresso del nuovo ARZ - l'Archivio Renato Zangheri di Fotografia e Cinema, nel quartiere di Corticella, in Via Antonio Giuriolo, Bologna.

La scelta di collocare l'Archivio Renato Zangheri nell'area dell'ex parcheggio Giuriolo, a Corticella non è una scelta neutra, ma un simbolo ben preciso. L'incompiuto urbano nato per i Mondiali del 1990 rimasto inutilizzato per decenni è stato trasformato in un polo culturale di livello internazionale dedicato alla conservazione e al restauro del patrimonio cinematografico e fotografico.

La scelta della Cineteca non è soltanto funzionale. Con l'approdo a Corticella, la sua azione si estende oltre il centro storico, contribuendo a ridisegnare la geografia culturale della città. È un segnale importante: la cultura non rimane confinata nei luoghi tradizionali del centro di Bologna, ma raggiunge una periferia che negli ultimi anni ha conosciuto profonde trasformazioni urbanistiche e sociali.

Corticella è infatti un quartiere dalla forte identità, caratterizzato da una storia industriale ancora visibile nel paesaggio urbano, ma anche da una significativa presenza residenziale e da ampi spazi verdi. I parchi lungo il Navile, le aree sportive, i luoghi dedicati agli eventi e ai concerti ne fanno uno dei quartieri più vivibili della città. Ciò che è sempre mancato, tuttavia, è stato un presidio stabile dedicato al cinema. L'arrivo della Cineteca colma in parte questa assenza e apre nuove prospettive: il progetto prevede infatti non solo archivi e laboratori, ma anche una sala cinematografica al coperto, uno spazio di proiezione all'aperto e varie aree destinate ad attività pubbliche ricreative. In questo modo la tradizione culturale inaugurata da Renato Zangheri trova una nuova attualità. La cultura torna a essere uno strumento di rigenerazione urbana e di inclusione sociale, capace di portare vita, conoscenza e occasioni di incontro in un quartiere che da tempo attendeva un luogo dedicato alla visione e alla condivisione del cinema.

Dentro l'archivio all'avanguardia

Alcuni dei materiali fotografici, in attesa di essere esaminati e catalogati: queste scatole di cartone contengono dei negativi fotografici su vetro, supporto resistente e stabile, perfetto per scongiurare il degrado chimico e fisico.

Alcuni dei materiali fotografici, in attesa di essere esaminati e catalogati: queste scatole di cartone contengono dei negativi fotografici su vetro, supporto resistente e stabile, perfetto per scongiurare il degrado chimico e fisico.

Dietro le pareti del nuovo Archivio Renato Zangheri si custodisce una parte significativa della memoria visiva del Novecento e del nostro tempo. Nei suoi 6.400 metri quadrati trovano posto oltre 100.000 pellicole provenienti dai più importanti fondi cinematografici italiani, dagli albori del cinema negli anni Dieci del secolo scorso fino alle produzioni contemporanee, insieme a circa 3 milioni di fotografie, immagini di scena e documenti legati al mondo del cinema. Accanto a questi tesori dell'audiovisivo, l'archivio conserva anche fotografie che raccontano la storia di Bologna e dell'Emilia-Romagna, restituendo attraverso le immagini l'evoluzione sociale, culturale e urbana del territorio.

La conservazione di un patrimonio così vasto richiede tecnologie all'avanguardia. Le collezioni sono custodite in sei celle frigorifere dotate di un innovativo sistema antincendio a deplezione di ossigeno, tra i primi adottati in Italia e nel mondo per strutture di questo tipo. Attraverso l'immissione di azoto, la concentrazione di ossigeno viene mantenuta costantemente al 14%, creando un'atmosfera stabile che impedisce l'innesco e la propagazione degli incendi senza compromettere l'integrità dei materiali conservati. Due celle sono dedicate alle pellicole cinematografiche, mantenute a una temperatura di -2 gradi e con umidità relativa controllata tra il 30 e il 35 per cento, mentre le quattro celle destinate all'archivio fotografico operano a 13 gradi con un'umidità del 35 per cento. Un'infrastruttura altamente specializzata che fa dell'Archivio Renato Zangheri in uno dei più avanzati centri europei per la tutela della memoria cinematografica e fotografica.

Vedere da vicino gli oggetti che hanno fatto la storia del cinema

Lo spazio dell'Archivio Renato Zangheri ospita anche oggetti scenici e macchine tecniche in esposizione, come la gru da ripresa cinematografica, dotata di braccio meccanico per il posizionamento della telecamera e sedili per gli operatori.

Lo spazio dell'Archivio Renato Zangheri ospita anche oggetti scenici e macchine tecniche in esposizione, come la gru da ripresa cinematografica, dotata di braccio meccanico per il posizionamento della telecamera e sedili per gli operatori.

L'Archivio Renato Zangheri non è soltanto un luogo di conservazione, ma anche uno spazio aperto al pubblico e alla divulgazione culturale. Al suo interno trova infatti posto un'area dedicata alle mostre temporanee che raccontano il cinema attraverso oggetti, documenti e testimonianze capaci di avvicinare visitatori e appassionati alla storia della settima arte. L'esposizione attualmente in corso è dedicata ai motori che hanno lasciato un segno nell'immaginario cinematografico italiano e internazionale. Tra i pezzi più ammirati figurano la Harley-Davidson utilizzata in Amarcord (1973) di Federico Fellini, la celebre Vespa protagonista di Vacanze romane (1953) di William Wyler con Audrey Hepburn e Gregory Peck, la Bianchina di Ugo Fantozzi resa immortale dalla saga interpretata da Paolo Villaggio a partire da Fantozzi (1975) diretto da Luciano Salce, la Lancia Aurelia B24 de Il sorpasso (1962) di Dino Risi con Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant, fino alla Delage de L'ultimo imperatore (1987) di Bernardo Bertolucci, film premiato con nove Oscar.

Accanto alle esposizioni temporanee, una sezione permanente consente di osservare da vicino alcuni straordinari reperti provenienti dalla storia del cinema. Tra questi spicca la monumentale Testa di Venusia, realizzata per Il Casanova di Federico Fellini (1976), una delle scenografie più iconiche del maestro riminese, testimonianza dell'artigianalità e della creatività che hanno caratterizzato il cinema italiano del Novecento. A completare il percorso proiettori cinematografici storici, che raccontano come sia cambiato il modo di proiettare e vedere film.

La visita guidata all'Archivio Renato Zangheri

La Lancia Aurelia B24 de Il sorpasso (1962) di Dino Risi.

La Lancia Aurelia B24 de Il sorpasso (1962) di Dino Risi.

La visita guidata all’Archivio Renato Zangheri si configura come un’immersione diretta nel lavoro quotidiano di conservazione e restauro del patrimonio cinematografico e fotografico e si svolge come un racconto continuo, in cui la storia delle collezioni, le pratiche di restauro e la memoria del cinema si intrecciano senza soluzione di continuità. A guidare il percorso è un operatore restauratore di pellicole che accompagna i visitatori tra i materiali dell’archivio, a partire dalle collezioni fotografiche storiche, tra cui la collezione Villani, l'Archivio Masotti e la grande raccolta Alinari in parte ancora in deposito in attesa di interventi conservativi. All’interno di questo patrimonio vengono presentati anche materiali che raccontano l’evoluzione stessa della visione fotografica: lo “Specchio di Claude”, strumento utilizzato dai pittori paesaggisti per costruire la composizione delle immagini, i primi dagherrotipi e le antiche stampe all’albumina, che segnano le origini della fotografia moderna.

Il percorso prosegue con le fotografie di scena che documentano la storia del cinema italiano, come gli scatti di Angelo Novi, fotografo di set per registi quali Federico Fellini, Sergio Leone, Pier Paolo Pasolini e Bernardo Bertolucci, e quelli di Tano D’Amico, testimone privilegiato delle proteste studentesche del 1968. La parte più tecnica della visita si concentra poi sull’analisi delle pellicole cinematografiche: viene spiegata la cosiddetta “sindrome dell’aceto”, un processo di degrado chimico che si manifesta quando la pellicola assorbe umidità e sviluppa il caratteristico odore di acido acetico. Le pellicole vengono quindi controllate, passate nel passafilm per valutarne la qualità e, se necessario, riparate attraverso strumenti come la “catozzo”, che consente di unire i lembi tagliati e recuperare la continuità del materiale. Vengono inoltre illustrate le moviole, fondamentali per lo studio delle immagini in movimento.

La visita si sviluppa in modo organico, accompagnando costantemente il visitatore anche nella comprensione delle origini dell’archivio, delle sue finalità e della sua evoluzione, mostrando come tutela, ricerca e accessibilità non siano momenti separati ma parti integrate di un unico progetto culturale vivo e in continua espansione. È un’esperienza che si consiglia senza esitazione: un’occasione rara per avvicinarsi al cinema non solo come spettatori, ma come osservatori privilegiati dei suoi materiali, dei suoi strumenti e della sua memoria più profonda.

Come visitare l'Archivio Renato Zangheri della Cineteca di Bologna

Una delle macchine per proiettare film, esposte nel percorso. Si tratta di una macchina a carbone, che utilizzava dunque un arco elettrico tra due bacchette di carbone per generare la potente luce necessaria a proiettare le pellicole in 35mm.

Una delle macchine per proiettare film, esposte nel percorso. Si tratta di una macchina a carbone, che utilizzava dunque un arco elettrico tra due bacchette di carbone per generare la potente luce necessaria a proiettare le pellicole in 35mm.

Informazioni per la visita:

L'Archivio Renato Zangheri di Bologna ha inaugurato sabato 13 giugno, in una giornata di festa, rivolta a tutti i cittadini alla presenza del regista Marco Tullio Giordana.

Per 10 giorni, fino ad arrivare al festival Il Cinema Ritrovato, l’Archivio Renato Zangheri rimarrà aperto al pubblico, con visite guidate agli archivi fotografici e filmici condotte dagli archivisti della Cineteca.

Calendario delle visite guidate: dal 15 al 24 giugno, ogni giorno alle ore 11.30 e alle 17.

Si organizzano anche visite guidate in lingua inglese: lunedì 22, martedì 23 e mercoledì 24 giugno alle ore 9.30.

Ingresso libero su prenotazione: [email protected]

In copertina: alcune "pizze cinematografiche": in gergo tecnico, sono così chiamate le bobine in metallo o plastica che contengono le pellicole dei film.