
Anna Dorothea Therbusch: vita, opere e storia della ritrattista tedesca del Settecento
Anna Dorothea Therbusch: tra rococò e Illuminismo

Anna Dorothea Therbusch, Ritratto di Henriette Herz, 1778, olio su tela, 77,5 x 62 cm, Alte Nationalgalerie, Berlino. © Andres Kilger
Nel Settecento, mentre il mondo dell’arte rimaneva ancora saldamente dominato dagli uomini, alcune artiste riuscirono a costruire carriere autonome e a conquistare una posizione riconosciuta sulla scena europea. Da Rosalba Carriera, celebre per i suoi raffinati pastelli fino ad Angelica Kauffmann e Mary Moser, tra le fondatrici della Royal Academy di Londra, il secolo dei Lumi vide emergere personalità femminili sempre più consapevoli del proprio ruolo professionale. In questo panorama si inserisce anche Anna Dorothea Therbusch, che seppe affermarsi come ritrattista di successo in diverse città europee, costruendo una carriera singolare per una donna del suo tempo e dimostrando come il talento potesse aprire alle artiste spazi fino ad allora quasi esclusivamente maschili.
Anna Dorothea Therbusch, nata Anna Dorothea Lisiewski (Berlino, 3 luglio 1721 – Berlino, 9 novembre 1782) è una delle più importanti pittrici tedesche del XVIII secolo. La sua vicenda biografica è particolarmente significativa perché intreccia la storia del Rococò europeo con quella dell'affermazione professionale delle donne artiste nell'età dell'Illuminismo. La sua produzione, oggi documentata da circa duecento dipinti, comprende soprattutto ritratti, ma anche pittura mitologica, scene di genere e composizioni di carattere storico. Un catalogo ragionato del 1987 registrava 198 dipinti, mentre le ricerche successive hanno continuato a precisare e ampliare la conoscenza del suo corpus.
La sua carriera è inoltre eccezionale per la mobilità geografica e per la capacità di inserirsi in ambienti artistici molto diversi: dalla Berlino prussiana alle corti di Stoccarda e Mannheim, dalla Parigi dell'Illuminismo alla Berlino di Federico II. Nel 1767 fu ammessa alla prestigiosa Académie royale de peinture et de sculpture di Parigi, istituzione alla quale le donne potevano accedere solo in circostanze eccezionali. Al ritorno a Berlino divenne una delle ritrattiste più richieste dell'alta società prussiana.
La formazione in ambito familiare

Antoine Pesne, Ritratto di Marie de Regenee, 1745 circa, olio su tela, Gemäldegalerie, Berlino.
Anna Dorothea Therbusch nacque in una famiglia di artisti. Suo padre, Georg Lisiewsky (1674–1751), era un affermato ritrattista berlinese di origine polacca, attivo nell'ambiente della corte prussiana. Giunto in Prussia alla fine del Seicento, Lisiewsky aveva costruito una solida carriera come pittore di ritratti e trasmise la propria professione ai figli.
Anna Dorothea ricevette infatti la sua prima formazione direttamente dal padre, insieme alla sorella maggiore Anna Rosina Lisiewski, anch'essa destinata a diventare una pittrice di successo, e al fratello Christoph Friedrich Reinhold Lisiewsky. La presenza di un laboratorio familiare costituì per Therbusch un'opportunità fondamentale: in un'epoca nella quale l'accesso delle donne alla formazione artistica ufficiale era fortemente limitato, l'apprendimento all'interno della famiglia rappresentava una delle poche vie concretamente disponibili.
La giovane artista mostrò precocemente le proprie capacità. Le sue prime opere testimoniano l'influenza della cultura figurativa della corte prussiana e, in particolare, del pittore francese Antoine Pesne, uno dei principali protagonisti della pittura berlinese del Settecento. Attraverso Pesne, Therbusch entrò in contatto con il gusto del Rococò francese, caratterizzato da eleganza mondana, cromie luminose e soggetti legati alla vita aristocratica.
Tra i suoi riferimenti figurativi vi furono anche Antoine Watteau, Nicolas Lancret e Jean-Baptiste Pater, ma la sua formazione non rimase limitata al Rococò francese. La pittrice si confrontò infatti anche con la tradizione della pittura di genere olandese, mostrando interesse per la precisione descrittiva e per gli effetti di luce di artisti come Gerard Dou. Le fonti sottolineano inoltre che le sue prime opere rivelano ancora le incertezze del disegno apprese dal padre, mentre la produzione successiva mostra una progressiva trasformazione dello stile e una maggiore libertà pittorica.
Il matrimonio e lo stop alla carriera

Anna Dorothea Therbusch, Giovane donna in negligé, 1770, olio su tela, 38,8 x 32,2 cm, Staatliche Museen zu Berlin, Gemäldegalerie © Christoph SchmidtGemäldegalerie, Staatliche Museen, Berlino.
Nel 1742 Anna Dorothea sposò Ernst Friedrich Therbusch (1711–1773), proprietario della locanda "Zur weißen Taube" a Berlino. Il matrimonio modificò profondamente il corso della sua vita professionale. La coppia ebbe cinque figli e, per circa due decenni, le responsabilità familiari limitarono drasticamente la possibilità di dedicarsi alla pittura. È importante quindi correggere l'idea, presente in alcune ricostruzioni divulgative, secondo cui Therbusch avrebbe semplicemente “abbandonato” l'arte per occuparsi del ristorante: la sua attività artistica non scomparve completamente, ma la produzione professionale subì una lunga interruzione. Le Staatliche Museen zu Berlin descrivono infatti questo periodo come una fase nella quale le sue capacità artistiche rimasero in gran parte inutilizzate, fino alla ripresa vigorosa dell'attività intorno ai quarant'anni.
Questa interruzione rende ancora più straordinaria la seconda parte della sua carriera. Anna DorotheaTherbusch non tornò semplicemente a dipingere: ricostruì quasi da capo una reputazione professionale e riuscì, nel giro di pochi anni, a inserirsi nei circuiti artistici e aristocratici europei.
Definire la Therbusch semplicemente come una pittrice rococò è corretto solo in parte. La sua formazione e numerose sue opere appartengono pienamente alla cultura del Rococò, soprattutto per l'eleganza delle pose, l'attenzione alla moda, il gusto per la mitologia galante e la luminosità della tavolozza.
La sua carriera, tuttavia, si sviluppa nel momento in cui il Rococò entra progressivamente in dialogo con le nuove idee dell'Illuminismo. Nei suoi ritratti emerge infatti una crescente attenzione alla personalità del soggetto. I personaggi non sono soltanto rappresentanti di un rango sociale: sono individui caratterizzati, spesso colti nella loro dimensione intellettuale o professionale. In questo senso la Therbusch diventa una vera e propria cronista visiva dell'Illuminismo berlinese. Le Staatliche Museen zu Berlin hanno sottolineato proprio questa capacità di documentare, attraverso i suoi ritratti, la società intellettuale del tempo. La sua pittura presenta inoltre una notevole varietà tecnica e stilistica. Le fonti distinguono opere caratterizzate da un disegno più fermo e strutturato, legato alla formazione paterna, e altre di esecuzione più morbida e libera, nelle quali è evidente lo studio di Pesne e della tradizione francese. Questa pluralità impedisce di ridurre la Therbusch a un unico stile e mostra piuttosto la sua capacità di adattarsi ai diversi contesti della committenza europea.
La rinascita artistica: Anna Dorothea Therbusch a Stoccarda e Mannheim

Anna Dorothea Therbusch, Ritratto di una signora in abito di velluto verde, olio su tela, 72 x 60 cm, collezione privata. © Lempertz
Il momento decisivo della sua rinascita professionale giunse nel 1761, quando Therbusch si trasferì a Stoccarda, alla corte del duca Karl Eugen di Württemberg. Qui ottenne rapidamente importanti commissioni e realizzò, secondo le fonti, diciotto dipinti destinati alla galleria del castello, tra ritratti e composizioni decorative. Nel 1762 fu nominata membro onorario della nuova Académie des Arts di Stoccarda.
La permanenza a Stoccarda fu fondamentale non soltanto per il successo economico, ma anche perché dimostrò che una donna ormai quarantenne, formatasi al di fuori delle accademie ufficiali, poteva inserirsi nel sistema internazionale delle corti. Nel 1763 Therbusch passò a Mannheim, dove entrò al servizio del principe elettore Karl Theodor del Palatinato. La sua posizione presso la corte le consentì di lavorare come ritrattista e di consolidare una reputazione che sarebbe stata essenziale per il successivo viaggio a Parigi.
La sua carriera dimostra quindi una caratteristica peculiare dell'arte settecentesca: il successo di un artista dipendeva non soltanto dalla qualità delle opere, ma anche dalla capacità di costruire una rete di patronato presso corti, aristocratici, collezionisti e istituzioni accademiche.
L'ammissione all'Académie Royale di Parigi

Anna Dorothea Therbusch, Uno scienziato seduto a una scrivania a lume di candela, 1755, olio su tela, 100 x 81 cm, The Cleveland Museum of Art.
Nel 1766 Therbusch si trasferì a Parigi, il principale centro europeo della cultura artistica dell'epoca. Il soggiorno parigino, durato circa due anni, rappresentò uno dei momenti più importanti della sua carriera. L'ambiente francese era però tutt'altro che semplice per una donna straniera e relativamente anziana rispetto agli standard della formazione accademica. La Therbusch aveva già quasi quarantacinque anni e arrivava a Parigi dopo una carriera sviluppata prevalentemente nelle corti tedesche.
Nel 1767 venne tuttavia ammessa alla Académie royale de peinture et de sculpture. La sua ammissione avvenne sulla base del dipinto Un jeune homme à la lumière d'une bougie, generalmente noto come Un buveur o Il giovane con bicchiere alla luce di una candela. La vicenda dell'ammissione ci permette di renderci conto di quali pregiudizi le artiste dovessero affrontare: pare infatti che le sia stato inizialmente negato uno dei tre posti riservati alle artiste donne, con la motivazione che una donna non avrebbe potuto dipingere un'opera così raffinata. La Therbusch accettò di farsi osservare mentre dipingeva dalla commissione maschile e fu ammessa all'Accademia al secondo tentativo con quest'opera dal sapore poco francese, appartenente piuttosto alla tradizione delle scene di genere illuminate artificialmente, che guarda la pittura olandese seicentesca.
L'ingresso nell'Académie Royale era un risultato eccezionale. Le donne vi erano ammesse in numero molto limitato e la loro presenza era sottoposta a restrizioni che riflettevano la struttura fortemente maschile delle istituzioni artistiche del tempo. Per Therbusch, dunque, l'ammissione non rappresentò soltanto un riconoscimento individuale, ma anche una conquista significativa all'interno di un sistema professionale che rendeva particolarmente difficile alle donne raggiungere una piena legittimazione. Nel 1767 espose inoltre al Salon di Parigi, contribuendo a rendere visibile la propria attività davanti al pubblico e alla critica francese.
Quando Denis Diderot posò nudo per la pittrice

Ritratto di Denis Diderot Denis Diderot (1713–1784) tratto da un dipinto di Anna Dorothea Therbusch, XIX secolo, ispirato a un dipinto del XVIII secolo, 24 x 15 cm, Frontespizio dell’edizione Brière delle opere di Denis Diderot.
Gli anni parigini sono legati anche al rapporto con Denis Diderot, filosofo, scrittore e uno dei più importanti critici d'arte dell'Illuminismo. Diderot conobbe personalmente la Therbusch e scrisse di lei e della sua pittura. La pittrice realizzò anche un ritratto del filosofo, oggi perduto, la cui storia divenne celebre attraverso le testimonianze dello stesso Diderot. È documentato che il filosofo posò per lei senza abiti, circostanza che Diderot trasformò in un episodio ironico e autoriflessivo nei suoi scritti. Questo elemento, tuttavia, non dovrebbe essere trasformato automaticamente nella prova di una relazione sentimentale tra i due: la documentazione disponibile permette soprattutto di parlare di una relazione intellettuale e personale significativa, intrecciata all'ambiente artistico parigino.
Il rapporto con Therbusch entrò inoltre nella letteratura di Diderot. Nel suo testo incompiuto Mystification ou l'histoire des portraits del 1768, la pittrice compare con il nome francesizzato di Mme Therbouche. L'episodio dimostra quanto la sua figura fosse entrata nel vivace circuito culturale parigino dell'Illuminismo.
La critica parigina, tuttavia, non accolse sempre favorevolmente la sua pittura. Diderot stesso osservò alcune caratteristiche che la distinguevano dalle aspettative estetiche francesi, in particolare una certa immediatezza nella resa dei modelli. Il soggiorno parigino fu dunque ambivalente: difficile dal punto di vista economico e professionale, ma estremamente importante sul piano culturale e artistico.
Il ritratto come strumento di affermazione sociale

Anna Dorothea Therbusch, Portrait of Wilhelmine Encke, Contessa di Lichtenau, 1776, olio su tela, 143 x 103 cm, Stiftung Preußische Schlösser und Gärten Berlin-Brandenburg, Postdam.
Il ritratto rappresenta il centro quantitativo e qualitativo della produzione della Therbusch. La pittrice si dimostrò particolarmente abile nel combinare la funzione rappresentativa del ritratto aristocratico con una crescente attenzione alla personalità del modello. I suoi personaggi non sono semplicemente identificabili attraverso abiti, insegne e attributi sociali: spesso emergono attraverso lo sguardo, la postura e la caratterizzazione psicologica.
Questa capacità diventa particolarmente evidente nei ritratti eseguiti dopo il ritorno a Berlino. Tra le opere più importanti si possono ricordare il ritratto del generale Hans Joachim von Zieten, il ritratto di Wilhelmine Encke, contessa di Lichtenau, e soprattutto il ritratto di Henriette Herz del 1778. Quest'ultimo testimonia l'interesse di Therbusch per la nuova cultura intellettuale berlinese e per le figure femminili appartenenti agli ambienti dell'Illuminismo. La sua attività ritrattistica può quindi essere letta anche come una sorta di documentazione visiva della società colta e aristocratica della Prussia di fine Settecento.
Anna Dorothea Therbusch a Berlino

Anna Dorothea Therbusch, Toletta di Venere, 1772, 134 x 100 cm, New Chambers Sanssouci, Fondazione dei castelli e dei giardini prussiani di Berlino-Brandeburgo Potsdam.
Nell'autunno del 1768 Therbusch lasciò Parigi e fece ritorno verso la Germania passando attraverso Bruxelles e i Paesi Bassi. Nel 1769 era nuovamente a Berlino, dove la sua carriera conobbe una nuova fase di grande successo. La pittrice entrò in contatto con l'ambiente di Federico II di Prussia, detto Federico il Grande, e ricevette dal sovrano importanti commissioni. È però necessario correggere un'altra affermazione frequente: Therbusch non fu formalmente nominata pittrice di corte da Federico II. Il suo rapporto con il sovrano fu comunque prestigioso e duraturo, e le sue opere furono utilizzate per decorare le residenze reali.
Federico II apprezzò soprattutto le sue pitture mitologiche, nelle quali Therbusch poteva confrontarsi con il genere della pittura di storia, tradizionalmente considerato il vertice della gerarchia accademica. Tra le opere conservate nelle residenze di Potsdam figurano Diana con le sue ninfe e Toeletta di Venere, entrambe del 1772. Questi dipinti mostrano come la Therbusch fosse capace di trasferire il linguaggio sensuale e decorativo del Rococò in composizioni mitologiche di grande formato.
In questo senso la sua carriera va oltre quella di una semplice ritrattista: la Therbusch aspirava a essere riconosciuta come pittrice capace di affrontare diversi generi, compresa la pittura di storia.
Le committenze di Caterina II di Prussia

Anna Dorothea Therbusch, Diana e le ninfe, 1772, olio su tela, 134 x 99 cm, New Chambers Sanssouci, Fondazione dei castelli e dei giardini prussiani di Berlino-Brandeburgo Potsdam.
La sua reputazione raggiunse anche la corte russa. La Therbusch ricevette infatti commissioni destinate a Caterina II, per la quale furono realizzati ritratti di membri della famiglia reale prussiana. Le fonti specialistiche precisano però alcuni dettagli che complicano il racconto tradizionale: la grande commissione fu realizzata anche con la collaborazione del fratello Christoph Friedrich Reinhold Lisiewsky, con il quale Therbusch lavorò nel suo atelier berlinese. La pittrice non si recò mai in Russia. Il rapporto con la corte imperiale russa testimonia tuttavia la circolazione internazionale delle sue opere e la capacità di inserirsi nelle reti aristocratiche europee.
Gli autoritratti di Anna Dorothea Therbusch: costruire l'immagine di artista

Anna Dorothea Therbusch, Autoritratto, 1776-1782 circa, olio su tela, 151 x 115 cm, Gemäldegalerie, Berlino.
Uno degli aspetti più interessanti dell'opera della Therbusch è costituito dagli autoritratti. Ne sono noti circa dodici e attraversano quasi tutta la sua carriera. Essi permettono di seguire non soltanto l'evoluzione fisica della pittrice, ma anche la costruzione della propria identità professionale. La Therbusch utilizza l'autoritratto per presentarsi come artista, donna colta e professionista consapevole del proprio ruolo.
Particolarmente significativo è il suo autoritratto tardo, nel quale si rappresenta anziana, con un libro aperto e un occhiale davanti agli occhi. L'immagine è lontana dalla consueta idealizzazione della figura dell'artista: la pittrice non nasconde l'età né i problemi della vista, ma li integra nella rappresentazione di sé come donna intellettualmente attiva.
Le Staatliche Museen zu Berlin considerano questo autoritratto incompiuto uno dei più importanti autoritratti femminili del XVIII secolo. La figura dell'artista non viene costruita attraverso la giovinezza o la bellezza, ma attraverso l'intelligenza, l'esperienza e l'autorità professionale.
La carriera eccezionale di Anna Dorothea Therbusch

Anna Dorothea Therbusch, Ritratto di Johann Julius von Vieth und Golßenau, 1771 circa, olio su tela, 141 x 107,7 cm, Gemäldegalerie, Berlino.
Il significato storico dell'esperienza di Anna Dorothea Therbusch non risiede soltanto nella qualità dei suoi dipinti. La sua stessa biografia mette in luce le difficoltà incontrate dalle donne che aspiravano a una carriera artistica professionale nel XVIII secolo. Le accademie offrivano alle donne possibilità estremamente limitate; soprattutto, la formazione sul modello accademico prevedeva lo studio sistematico dell'anatomia e del nudo maschile, attività alle quali le artiste non avevano normalmente accesso. La Therbusch aggirò questi ostacoli grazie a una combinazione di fattori: la formazione familiare, il talento personale, la capacità di costruire relazioni con i mecenati, la mobilità internazionale e una notevole determinazione professionale.
La sua vicenda è quindi diversa da quella di molte artiste che rimasero confinate nell'ambito della produzione privata o della committenza domestica. La Therbusch riuscì invece a trasformare la pittura in una vera professione internazionale, lavorando per corti e aristocratici e ottenendo riconoscimenti da importanti istituzioni artistiche europee. Fu membro dell'Accademia di Stoccarda e dell'Accademia Clementina di Bologna, e nel 1768 il ritratto del pittore Jakob Philipp Hackert contribuì alla sua ammissione nell'ambiente accademico viennese. Dopo il ritorno a Berlino, la Therbusch continuò a lavorare intensamente. Nel 1772 rimase vedova; dall'anno successivo condivise per un periodo lo studio di Unter den Linden con il fratello Christoph Friedrich Reinhold Lisiewsky.
Negli ultimi anni realizzò numerosi ritratti dell'aristocrazia e della borghesia colta berlinese, tra cui quello di Henriette Herz, e continuò a produrre soggetti mitologici.
La sua pittura tarda mostra inoltre una crescente attenzione alla tradizione classica, senza tuttavia abbandonare completamente la sensibilità rococò. Il passaggio verso forme più classiche non deve essere interpretato come una semplice adesione al Neoclassicismo: è piuttosto il risultato di una carriera nella quale Therbusch aveva assimilato linguaggi differenti e li aveva adattati alle esigenze della committenza. Morì a Berlino il 9 novembre 1782, all'età di sessantuno anni.
L'oblio e la riscoperta: la mostra di Berlino nel 2021

Anna Dorothea Therbusch, Autoritratto , 1761, olio su tela, 66 x 49 cm, Staatsgalerie Stuttgart, Stoccarda.
Dopo la morte, la fama di Therbusch conobbe un progressivo declino. Come accadde a molte artiste del passato, la sua presenza nella storia dell'arte fu ridimensionata e per lungo tempo rimase meno conosciuta rispetto a quella dei colleghi uomini della sua generazione.
La riscoperta sistematica della sua opera è relativamente recente. Nel 2021, in occasione del trecentesimo anniversario della nascita, la Gemäldegalerie di Berlino le ha dedicato la mostra "Anna Dorothea Therbusch. A Berlin Woman Artist of the Age of Enlightenment", riunendo importanti dipinti provenienti dalle collezioni dei musei statali berlinesi. Parallelamente, le ricerche contemporanee hanno iniziato ad approfondire non soltanto la sua biografia, ma anche le tecniche pittoriche, i materiali, le reti di committenza e il contesto sociale nel quale lavorò. Questa rinnovata attenzione ha permesso di superare l'immagine della Therbusch come semplice “pittrice donna” e di riconoscerla come una figura pienamente inserita nella cultura artistica europea del Settecento.
Come abbiamo potuto vedere insieme dunque, Anna Dorothea Therbusch occupa una posizione singolare nella storia dell'arte del XVIII secolo. Formata in un atelier familiare, costretta per anni a subordinare la propria attività artistica agli obblighi familiari, riuscì in età relativamente avanzata a costruire una carriera internazionale di straordinario successo.
Il suo percorso da Berlino a Stoccarda, Mannheim, Parigi e nuovamente Berlino racconta la storia di un'artista capace di muoversi attraverso sistemi culturali differenti e di adattarsi alle richieste di corti, aristocratici e collezionisti. La sua ammissione all'Académie Royale nel 1767 costituisce uno dei momenti più importanti di questa carriera, mentre i suoi ritratti e le sue pitture mitologiche mostrano una personalità artistica assai più complessa della semplice definizione di “pittrice rococò”.
La Therbusch è soprattutto una pittrice che costruisce consapevolmente la propria identità professionale. Nei suoi autoritratti, nei rapporti con le accademie, nelle strategie di committenza e nella scelta dei generi pittorici emerge la volontà di essere riconosciuta non soltanto come donna capace di dipingere, ma come artista a pieno titolo.
È proprio questo elemento a rendere ancora attuale la sua opera: la Therbusch non rappresenta soltanto una pagina recuperata della storia delle artiste donne, ma una protagonista della cultura figurativa europea dell'Illuminismo, capace di confrontarsi con il Rococò, la pittura di genere, il ritratto aristocratico e la pittura mitologica e di trasformare una carriera inizialmente interrotta in una delle più interessanti parabole artistiche femminili del Settecento.
In copertina: Anna Dorothea Therbusch, Diana e le ninfe, 1772, olio su tela, 134 x 99 cm, New Chambers Sanssouci, Fondazione dei castelli e dei giardini prussiani di Berlino-Brandeburgo Potsdam. Dettaglio del volto di Diana.