
Agnès Varda: a Bologna la mostra che celebra la regista, fotografa e artista
Agnès Varda: la vita fuori dagli schemi

La fotografa, artista e regista Agnès Varda, intenta a realizzare un simpatico scatto di un gattino alato.
A Bologna è in corso la mostra monografica dedicata alla regista Agnès Varda. Un percorso espositivo imponente – parliamo di una superficie di ben 1.200 mq dedicati a questa figura unica e cruciale della storia del cinema, dell’arte, della. fotografia, della militanza politica e culturale, tra Novecento e Duemila. Prima regista donna a essere insignita dell’Oscar alla carriera (consegnatole da Angelina Jolie nel 2017), prima regista donna a vincere a Cannes, Venezia, Locarno, Berlino, San Sebastián, Agnès Varda è al centro della mostra "Viva Varda! Il cinema è donna" a cura di Florence Tissot, con la direzione artistica di Rosalie Varda e le scenografie di Giancarlo Basili, alla Galleria Modernissimo di Bologna dal 5 marzo 2026 al 10 gennaio 2027, prodotta dalla Cineteca di Bologna e La Cinémathèque française, con il sostegno istituzionale di Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna, Ministero della Cultura, in collaborazione con Ciné-Tamaris.
Partiamo dalle origini, ripercorrendo la carriera di Agnès Varda, che nasce a Bruxelles nel 1928 e si forma inizialmente come fotografa, attività che influenza profondamente tutto il suo cinema. Esordisce alla regia nel 1955 con La Pointe Courte, film considerato precursore della Nouvelle Vague, anche se Varda rimarrà sempre ai margini di qualsiasi movimento, scegliendo un percorso autonomo.
La sua carriera è segnata da una continua sperimentazione: alterna film di finzione come Cléo de 5 à 7 (1962), Le bonheur (1965) e Sans toit ni loi (1985), a documentari e opere ibride, spesso costruite a partire dall’osservazione della realtà quotidiana. Parallelamente, sviluppa una forte attività fotografica e installativa, soprattutto negli ultimi decenni della sua vita.
La sua produzione è attraversata da alcuni temi ricorrenti: il tempo e la memoria, la condizione femminile, la marginalità sociale, il viaggio e lo sguardo sugli altri. Negli anni Duemila raggiunge una nuova notorietà internazionale con film come Les glaneurs et la glaneuse (2000) e Visages Villages (2017, con l’artista JR), fino a diventare una figura simbolica del cinema come arte libera e accessibile.
La poetica di Agnès Varda

Uno dei primi ambienti che accoglie il visitatore della mostra "Viva Varda! Il cinema è donna" nella Galleria Modernissimo, a Bologna.
L’opera di Varda è spesso definita “polimorfa” perché attraversa generi e linguaggi senza mai fissarsi in una forma unica. Il suo cinema è profondamente legato al reale, ma sempre rielaborato attraverso un punto di vista soggettivo, ironico e poetico. Centrale è l’idea che il cinema non sia solo registrazione, ma costruzione narrativa e visiva del mondo.
Accanto ai film, Varda realizza installazioni e progetti espositivi che trasformano lo spazio museale in esperienza narrativa, dove lo spettatore è invitato a partecipare attivamente. Questa dimensione sarà fondamentale anche per la mostra bolognese, che insiste proprio sull’idea di “sguardo in movimento”.
Agnès Varda e la storia dell'arte

Jane Birkin protagonista del tableau vivant che richiama la Venere di Urbino di Tiziano Vecellio.
Il rapporto di Agnès Varda con la storia dell'arte non è una semplice inclinazione estetica, ma una vera e propria metodologia creativa che la regista definiva come una forma di "ispirazione documentata". La sua formazione come storica dell'arte all'École du Louvre ha impresso nel suo cinema un'attenzione rigorosa alla composizione spaziale e al valore simbolico degli oggetti, trasformando ogni inquadratura in un dialogo con la pittura classica. Un esempio emblematico di questo approccio è rintracciabile nella collaborazione con Jane Birkin, dove Varda reinterpreta capolavori del passato per esplorare l'identità e il corpo femminile. La regista mette in scena Jane Birkin attraverso il tableau vivant, citando esplicitamente la Venere di Urbino di Tiziano. In questa operazione, Varda gioca con i codici della rappresentazione: la posa languida della Birkin e la presenza del cagnolino ai piedi del letto ricalcano la struttura dell'opera rinascimentale, ma la regista vi inserisce una tensione moderna, oscillando tra la versione vestita e quella nuda, interrogando così lo sguardo dello spettatore sulla musa e sull'attrice.
La reinterpretazione dei classici e la passione per i gatti

Tra i vari oggetti in mostra, particolarmente curiosa è la teca con gli oggetti che Agnès Varda collezionava per nutrire la sua passione per i gattini.
Questa ricerca sulla persistenza delle immagini si estende anche alla cultura popolare e agli oggetti del quotidiano, come dimostra la simpatica teca che racchiude la sua collezione di statuette di gatti, animali che adorava o quella con oggetti di uso comune, come vassoi, decorati con stampe che riproducono Le spigolatrici di Millet. La sua ricerca elevava oggetti comuni, stampe e ninnoli a reperti di una storia dell'arte "minore" ma ugualmente significativa. Per la regista, il confine tra il museo e la strada è labile: la sua cinécriture permette di far convivere la solennità di Tiziano con la serialità di una cartolina o di un francobollo, dimostrando che l'arte non è un sistema chiuso di riferimenti elevati, ma un flusso continuo di forme che informano la nostra percezione del mondo. Varda riesce così a verificare la plausibilità delle icone classiche nel presente, rendendo la storia dell'arte uno strumento plastico per narrare la vita nelle sue sfumature più intime e universali.
Rinnovare lo sguardo: le sezioni della mostra

Panoramica di uno degli ambienti della mostra "Viva Varda! Il cinema è donna" nella Galleria Modernissimo, a Bologna.
La ricca mostra bolognese si articola come un percorso immersivo intorno al tema di “rinnovare lo sguardo”, che attraversa tutta la poetica di Varda. L’allestimento intreccia cinema, fotografia, documenti, installazioni e materiali d’archivio, mettendo in evidenza i legami con la storia dell’arte, la dimensione sociale e politica e la natura profondamente autobiografica del suo lavoro.
Cinescrittura è la prima sezione e introduce il concetto chiave di “cinécriture”, neologismo coniato da Varda per descrivere il cinema come forma di scrittura totale. Qui il film non è mai semplice rappresentazione, ma processo creativo complesso in cui immagini, montaggio, voce e suono costruiscono un linguaggio personale. La sezione mostra come Varda concepisca la regia come atto autoriale completo, in cui ogni elemento è parte di una scrittura visiva.
Le famiglie di Agnès racconta invece la rete di relazioni affettive, artistiche e intellettuali che hanno accompagnato la sua vita. Dalla compagna Valentine Schlegel, che la introduce al mondo dell’arte, a figure centrali della cultura europea come Jean Vilar, Alexander Calder, Chris Marker e Alain Resnais, fino agli incontri cinematografici con Catherine Deneuve e al rapporto fondamentale con Jacques Demy, marito e collaboratore. La sezione evidenzia come per Varda le “famiglie” siano sempre scelte, affinità elettive più che strutture tradizionali.
Curiosa del mondo esplora la dimensione politica e documentaria della sua opera, soprattutto tra anni Sessanta e Settanta. Qui emergono film legati ai grandi movimenti storici e sociali: la rivoluzione cubana in Salut les Cubains (1964), le lotte per i diritti civili negli Stati Uniti in Black Panthers (1968), la cultura hippie in Lions Love (… and Lies) (1969). La sezione prosegue con lo sguardo sugli emarginati e sul tema della povertà in opere successive come Mur Murs (1982) e Les glaneurs et la glaneuse (2000), fino al viaggio contemporaneo di Visages Villages (2017), dove il cinema diventa incontro diretto con le persone.
Femminista, felice e libera approfondisce la dimensione politica del suo femminismo, che non è mai slogan ma pratica quotidiana e artistica. Attraverso le amicizie con figure come Delphine Seyrig, la fondazione della società di produzione Ciné-Tamaris nel 1954 e la costante riflessione sul ruolo delle donne nel cinema, Varda costruisce una propria indipendenza economica e creativa. I suoi film mostrano spesso donne lontane dagli stereotipi, restituite nella loro complessità, e mettono in discussione i “cliché collettivi” della rappresentazione femminile e della coppia.
Infine, Passeggiata italiana ricostruisce il rapporto lungo e affettivo di Varda con l’Italia, paese vissuto come spazio artistico e biografico. Dal primo incontro con Venezia e la scoperta del dipinto di Gentile Bellini, fino alle sue “immersioni” immaginarie nella città, l’Italia diventa luogo di reinvenzione dello sguardo. Venezia torna più volte nella sua carriera: dalla presenza alla Mostra del Cinema con Cléo de 5 à 7 e Les Créatures, fino al Leone d’Oro vinto nel 1985 con Sans toit ni loi. La Biennale d’Arte del 1982 segna inoltre il suo ingresso nel mondo dell’arte contemporanea. La sezione ripercorre anche i suoi rapporti con il cinema italiano e i suoi protagonisti, da Fellini e Visconti a Pasolini, fino a Godard e Anna Karina a Roma.
La mostra su Agnès Varda a Bologna dunque, non si limita a celebrare un’autrice, ma invita a entrare nel suo metodo di lavoro e nella sua visione del mondo. Attraverso le diverse sezioni, emerge un’idea di cinema come spazio aperto, in cui vita, arte e politica si intrecciano continuamente. Varda appare così non solo come regista, ma come “costruttrice di sguardi”, capace di trasformare ogni incontro in racconto e ogni racconto in esperienza condivisa.
"Viva Varda!" in dialogo con la mostra a Villa Medici

Agnès Varda, Giulietta Masina alla stazione della metropolitana di Roma, Parigi, 1956, da negativo 6 x 6 cm © Succession Agnès Varda - Fonds Agnès Varda déposé à l'Institut pour la photographie
Se visiterai la mostra "Viva Varda! Il cinema è donna" a Bologna, dovresti sapere che l'esposizione bolognese nasce in stretto dialogo con la mostra "Agnès Varda. Qui e là, tra Parigi e Roma", allestita a Villa Medici a Roma dal 25 febbraio al 25 maggio. Nel quadro delle celebrazioni per il settantesimo anniversario del gemellaggio tra Parigi e Roma, l’Accademia di Francia a Roma dedica ad Agnès Varda la prima grande retrospettiva italiana incentrata sulla sua opera fotografica, con un percorso espositivo, articolato in nove capitoli (Prima di rue Daguerre; Il cortile di rue Daguerre; Drôle de Paris; Foto-scrittura; La città in eco; Donne, persone; L’Italia; La corte-giardino; Viaggio in città), che riunisce circa 130 stampe originali, estratti di film,
documenti e materiali d’archivio. Al centro, il cortile-atelier di rue Daguerre, cuore creativo dell’artista per oltre mezzo secolo, spazio di vita e sperimentazione condiviso anche con Jacques Demy. La mostra di Villa Medici è il frutto di oltre due anni di ricerca e basata sul fondo fotografico dell’artista e sugli archivi di Ciné-Tamaris e restituisce il profilo di una figura centrale del Novecento, capace di intrecciare autobiografia, impegno civile e sperimentazione formale, e prima regista donna a ricevere un Oscar onorario alla carriera. Se la vita e il lavoro di Agnès Varda ti interessa, potresti pianificare di visitare entrambe le mostre, così da avere un quadro completo della produzione di questa straordinaria mente creativa.
Visitare "Viva Varda! Il cinema è donna"

Alcuni autoritratti e ritratti di Agnès Varda, che accolgono il visitatore della mostra nelle primissime sale espositive.
Vuoi visitare anche tu la mostra? Ecco tutte le informazioni per pianificare la tua visita!
VIVA VARDA! Il cinema è donna
Luogo: Galleria Modernissimo
Quando: 5 marzo 2026 – 10 gennaio 2027
Orario: lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì 14-20; sabato, domenica e festivi 10-20; martedì chiuso
Biglietto: il biglietto cumulativo comprensivo della visita alle mostre LE BOLOGNESI ha i seguenti prezzi: intero: 11 €; ridotto: 9 €; ridotto Amici e Sostenitori della Cineteca: 8 €; ridotto studenti e studentesse Unibo: 5 €.
In copertina: dettaglio del manifesto della mostra "Viva Varda! Il cinema è donna" alla Galleria Modernissimo di Bologna.