
William Morris: padre del design, pittore, grafico, scrittore ed editore
Tanti interessi e tante professioni in una sola vita

William Morris all'età di 53 anni.
William Morris (Walthamstow, 24 marzo 1834 – Londra, 3 ottobre 1896) terzo di nove figli di William senior, agiato agente di cambio, ed Emma Shelton, nacque in un ambiente benestante che gli permise di ricevere un’istruzione privilegiata, prima al Marlborough College e poi all’Università di Oxford. Fu proprio a Oxford che entrò in contatto con il pensiero di John Ruskin, destinato a influenzarlo profondamente, e conobbe alcune delle figure chiave del movimento preraffaellita, come Dante Gabriel Rossetti, Edward Burne-Jones, Ford Madox Brown e l’architetto Philip Webb. In quegli anni incontrò anche Jane Burden, una giovane donna di umili origini che divenne sua moglie e musa: con il suo incarnato pallido, l’eleganza malinconica e la folta chioma corvina, Jane fu considerata un ideale di bellezza da Morris e dai suoi amici artisti; dalla loro unione nacquero due figlie, Jenny e May. Dopo l’università, Morris intraprese inizialmente la carriera di architetto, ma ben presto comprese che la sua vera vocazione risiedeva nelle arti applicate. Con l’aiuto di Webb progettò la Red House nel Kent, donata a Jane come casa nuziale, in cui prese forma la sua visione estetica basata sull’armonia tra arte e artigianato. Questo approccio si concretizzò anche nella costruzione di Standen House nel Sussex, sempre in collaborazione con Webb. Animato da un profondo rifiuto della produzione industriale e dalla volontà di restituire dignità al lavoro manuale, Morris fondò nel 1861, insieme ai suoi compagni preraffaelliti, la Morris, Marshall, Faulkner & Co., azienda dedita alla produzione di oggetti d’arte decorativa, in particolare vetrate e carte da parati, secondo principi di qualità artigianale e bellezza accessibile. I suoi motivi decorativi, ancora oggi iconici, sono concessi in licenza a marchi storici come Sanderson and Sons e Liberty di Londra. Dopo una parentesi di impegno politico nel movimento socialista, si ritirò a Kelmscott Manor, nell’Oxfordshire, condivisa con Rossetti, che intraprese una relazione con Jane. Questo episodio spinse Morris a trovare conforto nell’amicizia con Georgiana Burne-Jones, mentre continuava a dividersi tra la sua attività imprenditoriale, la casa editrice Kelmscott Press e la scrittura. Alla sua morte, avvenuta nel 1896, fu sepolto nel cimitero di Kelmscott, lasciando un’eredità artistica e culturale che ancora oggi continua a influenzare il design, l’artigianato e il pensiero sociale.
L'invenzione del design

Cartone per arazzo Acanthus and Vine, disegnato da William Morris e realizzato da Morris & Co., 1879, Victoria and Albert Museum, Londra, N. museo E.3472-1932. © Victoria and Albert Museum, London
Nonostante la sua aperta opposizione alla produzione industriale e alla meccanizzazione del lavoro, William Morris è considerato, suo malgrado, uno dei padri fondatori del design moderno e, in particolare, del disegno industriale. Pur criticando l’alienazione del lavoro seriale imposta dalla Rivoluzione industriale, Morris fu tra i primi artisti a concepire motivi decorativi destinati alla riproduzione — non in massa, ma da parte di artigiani e professionisti secondo criteri di alta qualità estetica e tecnica. L’approccio di Morris al design si fondava sull’idea che anche gli oggetti d’uso quotidiano dovessero essere belli, ben fatti e accessibili, anticipando così alcuni principi fondamentali del movimento Arts and Crafts e, più tardi, del design del XX secolo (Clark, 1984; Naylor, 1971). Uno dei suoi primi contributi significativi in tal senso fu la decorazione della Oxford Union Library nel 1857, realizzata insieme a Rossetti e Burne-Jones, dove Morris si occupò di pannelli murali, tappezzerie e affreschi ispirati al ciclo arturiano di Thomas Malory. Questi lavori, con il loro stile medievaleggiante e simbolico, dimostravano già l’idea di un'arte totale, in cui architettura, decorazione e funzione si fondono in un unico linguaggio visivo. In ambito tessile, Morris sperimentò tecniche antiche, come la tintura con pigmenti naturali, che apprese da manuali del XVI secolo, e applicò metodi artigianali rigorosi alla produzione di stoffe, arazzi e carte da parati. Tra i suoi pattern più iconici si ricorda Margherite (Daisy), del 1864, ispirato agli erbari medievali e oggi considerato un classico del design ornamentale. L’importanza del contributo di Morris al design risiede non solo nella qualità dei suoi manufatti, ma anche nella sua visione etica del lavoro e della produzione: secondo Morris, ogni oggetto doveva essere il frutto di una collaborazione armoniosa tra mente e mano, bellezza e funzione, artista e artigiano. Questa concezione influenzò profondamente i movimenti di design successivi, dalla Bauhaus fino al modernismo del dopoguerra, conferendo a Morris un posto centrale nella storia del design, anche se in vita egli rifiutò sempre di separare arte, artigianato e impegno sociale.
Tessuti e arazzi

The Orchard, arazzo disegnato da William Morris e John Henry Dearle, realizzato da Morris & Co., 1890, Victoria and Albert Museum, Londra, Numero del museo: 154-1898. © Victoria and Albert Museum, London
William Morris rivoluzionò il campo dei tessuti e degli arazzi con un approccio che univa idealismo medievale, maestria artigianale e profondo interesse per le tecniche tradizionali. Iniziò con il ricamo, realizzando con sua moglie Jane e alcuni amici i primi tessuti decorativi per la Red House, casa realizzata dall'amico Webb, che culminarono in riconoscimenti internazionali. Nel tempo, il ricamo divenne una parte importante della produzione della Morris & Co., con articoli sia finiti che in kit per uso domestico, curati poi da sua figlia May. A partire dagli anni Settanta dell'Ottocento, Morris si dedicò anche ai tessuti stampati, sviluppando motivi floreali ispirati alla natura e stampati con tecniche artigianali e coloranti naturali, come nel celebre Strawberry Thief (1883). Con l’acquisto di Merton Abbey nel 1881, poté controllare l’intera produzione tessile, compresi i tessuti intrecciati, tra cui spiccano opere come Peacock and Dragon e Granada. La tessitura degli arazzi, che Morris considerava la più nobile delle arti decorative, fu un ambito in cui investì molte energie, collaborando con artisti come Edward Burne-Jones e John Henry Dearle alla realizzazione di imponenti arazzi murali, culminando nella serie The Quest for the Holy Grail (1890). Infine, Morris si occupò anche di tappeti e rivestimenti per pavimenti, sia meccanici che artigianali, come i tappeti Hammersmith, portando l’estetica Arts and Crafts in ogni angolo dell’ambiente domestico.
Illustratore e pittore

William Morris, Elena, 1860 circa, disegno, Victoria and Albert Museum, Londra, Museum no. E.571-1940. © Victoria and Albert Museum, London
Sebbene oggi William Morris sia principalmente ricordato per il suo ruolo nel design e nell’artigianato, la sua attività come pittore e illustratore riveste un'importanza significativa, soprattutto nei primi anni della sua carriera. Formatosi all’Università di Oxford, Morris fu profondamente influenzato dall’ambiente preraffaellita, e in particolare da Dante Gabriel Rossetti, che lo incoraggiò a dedicarsi inizialmente alla pittura. I suoi primi lavori pittorici risalgono agli anni Cinquanta dell’Ottocento e mostrano un forte interesse per i temi medievali, mitologici e letterari, ispirati tanto alla tradizione arturiana quanto alla poesia epico-romantica. Nel 1857 partecipò alla decorazione della Oxford Union Library, affrescando insieme a Rossetti, Burne-Jones e altri artisti una serie di scene tratte dalla Morte di Artù di Thomas Malory — una delle sue prime esperienze collaborative nel campo delle arti visive. L'interesse di Morris per il design, per il lavoro manuale ed i materiali si riflette fortemente anche nella sua opera di pittore, in particolare per quanto riguarda l'attenzione al dettaglio e alla resa delle superfici. Tra le sue opere migliori, ricordiamo certamente La bella Isotta (1858-1859) in cui a fare da modella per Isotta moglie di Morris. Parallelamente alla pittura, Morris si dedicò con entusiasmo all’illustrazione e alla tipografia, specializzandosi nella realizzazione di testi decorati secondo uno stile che fondeva influenze medievali, gotiche e rinascimentali. Questa attività raggiunse il suo apice con la fondazione della Kelmscott Press nel 1891, una casa editrice artigianale che incarnava la sua visione dell’arte come espressione integrata e accessibile. Tra le opere più celebri pubblicate da Morris vi è The Works of Geoffrey Chaucer (1896), noto come Kelmscott Chaucer, considerato uno dei libri più belli mai stampati. Il volume, progettato in collaborazione con il tipografo Emery Walker e illustrato da Edward Burne-Jones, fu arricchito da capilettera, bordure e fregi ornamentali disegnati da Morris stesso, che curò ogni aspetto grafico, tipografico e decorativo del progetto. Pur abbandonando relativamente presto la pittura in senso stretto, Morris continuò a influenzare profondamente le arti visive attraverso la sua opera grafica e illustrativa. La sua estetica, caratterizzata da un raffinato equilibrio tra linea e ornamento, influenzò non solo il movimento Arts and Crafts, ma anche l'Art Nouveau e le correnti tipografiche del XX secolo. In questo senso, la sua attività come illustratore e artista visivo fu parte integrante della sua visione di un’arte totale, in cui bellezza e funzione convivono armoniosamente.
Architetto mancato

La porta della Red House a Upton, arredata da William Morris e costruita dall'amico e architetto Philip Webb.
Sebbene non sia mai diventato un architetto di professione, l’architettura occupò un ruolo centrale nella sua visione estetica e sociale. Profondamente influenzato dal pensiero di John Ruskin, in particolare dai testi The Stones of Venice e On the Nature of Gothic, Morris maturò un interesse duraturo per la conservazione degli edifici storici, culminato nel 1877 con la fondazione della Society for the Protection of Ancient Buildings (SPAB). Questa organizzazione, nata come reazione contro i restauri aggressivi e spesso distruttivi praticati all’epoca, pose le basi per un approccio etico alla conservazione e contribuì indirettamente alla nascita del National Trust. Tra le sue esperienze più significative figura la progettazione e l’arredo della Red House a Upton, realizzata nel 1859 dall’amico architetto Philip Webb. Con la sua semplicità strutturale, il rifiuto degli ornamenti classici e l’integrazione tra forma, funzione e decorazione, la Red House è oggi considerata un’opera seminale e anticipatrice dell’architettura moderna. L’architettura, per Morris, non fu soltanto un’espressione artistica, ma anche uno strumento politico e culturale: la sua riflessione sull’ambiente costruito contribuì infatti in modo determinante al suo avvicinamento al socialismo, inteso come aspirazione a una società in cui arte, lavoro e vita quotidiana potessero tornare a essere un tutt’uno armonico.
La sua attività come scrittore ed editore

Logotipo della casa editrice Kelmscott Press, fondata da William Morris nel 1981.
Oltre che artista e designer, William Morris fu anche un prolifico scrittore, autore di poesie, saggi politici, racconti e romanzi che riflettono la sua visione estetica e ideologica. La sua produzione letteraria ebbe inizio negli anni Cinquanta dell’Ottocento con raccolte poetiche come The Defence of Guenevere and Other Poems (1858), fortemente influenzata dall’immaginario medievale e dallo stile preraffaellita. Nei decenni successivi, Morris affinò la sua scrittura combinando ispirazione mitologica, folklore nordico e ideali socialisti. Ne sono esempio le sue traduzioni delle saghe islandesi, come The Story of the Volsungs and Niblungs (1870), realizzate con l’aiuto dell’isplandese Eiríkr Magnússon, che rivelano il suo profondo interesse per l’epica nordica e per una cultura preindustriale che considerava più autentica e armoniosa.
A partire dagli anni ’80 dell’Ottocento, Morris integrò sempre più esplicitamente la letteratura con il suo impegno politico. Romanzi come A Dream of John Ball (1888) e soprattutto News from Nowhere (1890) rappresentano le sue riflessioni più compiute sul socialismo libertario, immaginando una società futura priva di classi, denaro e alienazione, dove arte, lavoro e natura coesistono in perfetto equilibrio. Parallelamente, la sua attività editoriale culminò nella fondazione della Kelmscott Press nel 1891, con l’intento di restituire dignità artistica alla stampa e al libro come oggetto d’arte. L’ultima fase della sua carriera letteraria fu segnata da romanzi di ispirazione epico-fiabesca come The Well at the World’s End (1896), dove la narrazione assume toni allegorici e mitici, fondendo idealismo sociale e immaginazione fantastica. La scrittura, per Morris, non fu mai un’attività isolata, ma parte integrante della sua concezione dell’arte come strumento di trasformazione culturale e politica. La sua opera letteraria, ampia e varia, ha lasciato un segno duraturo non solo nella storia della letteratura vittoriana, ma anche nel pensiero utopico e nel fantasy moderno, influenzando autori come J.R.R. Tolkien.
Notizie dal nulla

Frontespizio dell'edizione del 1893 di News from Nowhere della Kelmscott Press edition
News from Nowhere, pubblicato nel 1890 a puntate sulla rivista Commonweal, è il romanzo utopico con cui William Morris rispose criticamente al socialismo industrializzato proposto da Edward Bellamy in Looking Backward. Attraverso il viaggio onirico del protagonista William Guest, che si risveglia in una società futura egualitaria e pastoralizzata, Morris immagina un mondo privo di proprietà privata, denaro, autorità, classi sociali, tribunali e perfino matrimonio contrattuale. In questa visione radicalmente alternativa, il lavoro non è più un onere ma un’attività creativa e gratificante, svolta per piacere e in armonia con la natura. L’utopia di Morris rifiuta la meccanizzazione del lavoro e la centralizzazione delle strutture sociali, e propone invece una società decentrata, fondata sull’artigianato, sulla bellezza quotidiana e sulla libera collaborazione tra individui. Particolarmente innovativa è la sua riflessione sulla fusione tra arte, vita e lavoro, che rompe la separazione tra produzione artistica ed esistenza ordinaria. Sebbene la divisione dei ruoli di genere resti in parte tradizionale, le donne appaiono libere dall’oppressione maschile e il lavoro domestico è rappresentato come scelta e fonte di soddisfazione. L’ambiente, restituito al suo splendore preindustriale, diventa simbolo di rigenerazione sociale e spirituale. Con questo romanzo, Morris non solo anticipa il pensiero ecologista e comunitario, ma intende anche intervenire attivamente nel dibattito socialista del suo tempo, opponendo al culto della macchina una visione umanistica, poetica e profondamente etica del futuro.
In copertina: Ladro di fragole, carta da parati disegnata da William Morris, prodotta da Morris & Co., 1883, Victoria and Albert Museum, Londra, Museum no. T.586-1919. © Victoria and Albert Museum, London
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