
Volker Hermes: decostruire e ricostruire il ritratto
L'originalissima ricerca sul ritratto

Volker Hermes, HIDDEN TITIAN II, 80 x 66 cm © Volker Hermes
La sua ricerca sul ritratto, meravigliosamente espressa nel volume "Hidden Portraits, Ritratti rivelati" (5 Continents) coinvolge il lettore in un inedito e intrigante viaggio attraverso l’arte del ritratto e l'arte di guardare l'arte, esplorando e ridiscutendo i confini tra costruzione e percezione dell'identità e maschere sociali. L’artista realizza collage fotografici basati su ritratti storici, nascondendo i volti dei soggetti. L’irresistibile peculiarità di queste opere, che assomigliano a degli inganni dell'occhio e della fantasia, risiede nell’utilizzo esclusivo di elementi già presenti nei dipinti originali: non viene effettuata nessuna aggiunta, se non che l'immagine originale è reinterpretata e rielaborata. Lo stesso ritratto rivive dunque, scomposto e ricomposto, nell'interpretazione dell'artista, che ci offre il suo nuovo e originale intervento.
Ne risultano opere irresistibili, accattivanti, attraenti, seducenti tanto quanto quegli sguardi che vengono ironicamente celati da tessuti, maschere o parrucche. I volti scompaiono dietro la maschera, celando l’individualità e riconducendo l’attenzione verso i simboli di status e le convenzioni sociali dell’epoca. L’artista ci invita a riflettere su come il nostro sguardo contemporaneo, inevitabilmente estraneo ai codici vestimentari del passato, percepisce queste immagini. La maschera diviene metafora della difficoltà di cogliere l’essenza di un individuo al di là delle apparenze, delle mode e dei ruoli sociali. L’opera di Hermes non si limita a una semplice manipolazione estetica, ma diventa occasione di profonda riflessione sul ruolo dell’arte come strumento di rappresentazione e sul complesso rapporto tra immagine e identità. Questi lavori ci invitano a riconsiderare il nostro sguardo sui ritratti del passato, a interrogarci sul significato intrinseco di queste opere e sul potere che esse hanno di plasmare la nostra percezione della storia e della società. Quelli che potrebbero sembrare - erroneamente - dei raffinati lavori di grafica, sono da considerarsi vere e proprie opere d'arte, ma ancor di più di critica d'arte che coinvolgono temi profondi come il rapporto tra oggetto e soggetto, tra opera e fruitore, tra creatore contemporaneo e Maestri del passato e dunque, tra passato e presente.
Mostrare nascondendo

Volker Hermes, Hidden van Miereveld V, 80 x 66 cm © Volker Hermes
I “Ritratti nascosti” di Volker Hermes sono collage fotografici, che vengono realizzati modificando foto di ritratti storici, nascondendo in vari modi i volti delle persone ritratte. L'intero volto di uomini e donne illustri viene coperto da maschere assurde, tessuti sovrapposti o da parrucche cerimoniali. L'artista sviluppa elementi peculiari del dipinti, esaltandoli e facendoli diventare vere e proprie chiavi di lettura del personaggio e del nostro modo di immaginarlo e di guardare ad esso. Paradossalmente, nascondendo il volto, Hermes mette in luce ciò che nei ritratti tradizionali definiva status, ruolo sociale e identità: la moda, il potere, il prestigio. Il mascheramento diventa quindi un modo per rivelare le logiche di rappresentazione dell’epoca. Nei ritratti rinascimentali e barocchi, l’identità del soggetto è costruita attraverso segni visivi codificati: l’abito, le pose, gli oggetti simbolici. Hermes enfatizza proprio questi segni, li amplifica e li isola, mostrando quanto l’immagine fosse (e sia ancora) costruita secondo regole sociali e di classe. Questa pratica mette in dialogo il passato con il presente, riflettendo sul modo in cui oggi costruiamo le nostre identità nelle immagini — dai ritratti ufficiali ai selfie.
Le sue opere diventano così commenti sulla manipolazione visiva, sulla rappresentazione del sé e sull’artificio iconografico, pur mantenendo un profondo rispetto per i dipinti originali. L’intervento digitale produce effetti estetici volutamente teatrali e surreali, ma sempre coerenti con materiali, tessuti e colori del quadro d’origine. Questa coerenza cromatica e materica crea un equilibrio tra ironia contemporanea e rigore storico. Hermes non distrugge il ritratto storico, ma lo rivela attraverso il linguaggio delle immagini attuali: sottolinea la natura artificiale della rappresentazione, stimolando lo spettatore a osservare il ritratto sotto nuovi punti di vista.
I ritratti pittorici, che dal Rinascimento hanno avuto incredibile fortuna artistica e collezionista, sono le uniche testimonianze visive delle persone fino all'ottocentesca invenzione della fotografia. Essi definiscono la nostra idea visiva di una società storica. Tuttavia, i ritratti erano un vero e proprio lusso e dunque limitati esclusivamente a un'élite privilegiata. L'intenzione nella pittura ritrattistica non era semplicemente quella di raffigurare gli individui, ma piuttosto di siglarne la loro importanza. Funzionavano come veri e propri strumenti di affermazione e legittimazione. Pertanto, gli abiti opulenti e gli accessori e gli attributi elaborati nei dipinti attestano l'alta posizione sociale. Tuttavia, quando i volti dei protagonisti sono nascosti, la loro individualità si ritira dietro i simboli del significato sociale e le superfici opulente che testimoniano lo splendore della classe superiore. Riusciamo comunque a coglierne l'essenza emotiva e spirituale? Traspare comunque il carattere di questi personaggi, se il loro sguardo è celato? Secondo me, sono come incredibilmente sottolineati. Ma le convenzioni di abbigliamento che potevano essere date per scontate al momento della realizzazione dei ritratti hanno cessato di far parte della nostra realtà quotidiana. Non le comprendiamo più e vediamo solo la somiglianza nell'immagine. Per lo spettatore, l'attenzione a queste immagini modificate si sposta dall'espressione di un individuo all'integrazione della pittura in un contesto sociale. I “Ritratti nascosti” esaminano il contesto dell'arte come mezzo di rappresentazione e il rapporto tra immagine e individuo.
Chi è l'autore di questi intriganti ritratti

Volker Hermes, Hidden De Predis, 50 x 40 cm © Volker Hermes
Volker Hermes, ha studiato filosofia e poi pittura all’Accademia d’Arte di Düsseldorf (1995-2002). Hermes espone regolarmente a livello nazionale e internazionale; Il suo progetto "Hidden Portraits” ha ottenuto grande successo, comparendo su riviste d’arte contemporanea, classica e di moda in tutto il mondo. Le sue opere sono supportate da importanti istituzioni come il Metropolitan Museum di New York e la National Gallery di Londra, e sono pubblicate online. Vive e lavora a Düsseldorf, in Germania. Le stampe “Hidden Portrait” in collezione al MET sono tutte dotate di un bordo bianco attorno al ritratto vero e proprio. Questo fa parte dell'opera d'arte. Si potrebbe essere tentati di coprirlo con un passe-partout classico, ma l'intenzione originale di Volker è quella di mantenere visibile il bordo bianco, come elemento visivo distintamente contemporaneo che crea un contrasto con l'estetica altrimenti classica. A parte questo, l'incorniciatura è ovviamente una questione di gusto. La nostra soluzione preferita è una cornice in legno di ontano, che lascia un po' di spazio tra la stampa e la copertura in vetro con rivestimento UV.
Storia dell’arte, identità e metamorfosi dell’immagine

Sinistra: Jacometto Veneziano, Ritratto di giovane, 1480 circa, olio su tavola, 27.9 x 21 cm © Volker Hermes
La formazione di Volker Hermes affonda le proprie radici nella Germania degli anni ’90, un’epoca segnata dall’edonismo post-Muro e dall’esplosione della cultura elettronica. Durante gli anni della scuola, le sue opere erano perlopiù dedicate agli amici e alla loro vita quotidiana: un mondo fatto di feste, musica e movimento continuo. Nonostante la sua inclinazione creativa, Hermes arrivò alla maturità con conoscenze limitate di storia dell’arte. Solo dopo la laurea iniziò un percorso di ricerca più profondo, interrogandosi sulle proprie radici artistiche e sul retaggio di chi aveva dipinto prima di lui.
Entrò così nel mondo della pittura con uno sguardo nuovo, cercando di comprendere il legame tra artisti e società. Perché venivano commissionati certi ritratti? Perché erano dipinti in quel modo? All’inizio, come molti, si concentrava esclusivamente sui volti; poi comprese che in quei dipinti c’era un linguaggio visivo complesso, un sistema, che andava ben oltre le figure rappresentate. Decise fin da subito che non avrebbe imitato quei ritratti: non voleva ridipingerli, ma esplorarli criticamente. La domanda che guidò il suo lavoro fu semplice e radicale: cosa accade se non possiamo più vedere i volti? L’editing digitale si rivelò lo strumento ideale per affrontare il problema senza tradire gli originali.
Hermes ha sempre rifiutato ogni gerarchia tecnica: “si può creare arte con una penna, un pennello o un mouse”. Con questo spirito, si immerse nell’immagine digitale. Il primo lavoro che lo soddisfò pienamente fu un ritratto del Cardinale Richelieu, coperto interamente dalla sua stessa veste: un intervento audace su una figura di enorme potere simbolico. L’opera rimase in studio per anni, fino alla prima presentazione nel 2015.
Quell’anno fu anche la prima volta in cui Hermes mostrò pubblicamente i suoi esperimenti digitali, pubblicandoli sulla piattaforma online del Rijksmuseum. I lavori, così distanti dalla sua pittura, suscitarono inizialmente poca attenzione. Tutto cambiò nel 2019, quando un’amica lo convinse ad aprire un profilo Instagram. Scettico all’inizio, Hermes iniziò a caricare alcune sue immagini. Dopo una prima fase di silenzio, un singolo repost fece esplodere la visibilità del suo account: in poche ore arrivarono centinaia di nuovi follower, poi migliaia. Musei e riviste iniziarono a contattarlo; la sua prima intervista arrivò da un magazine cileno. Per l’artista, che aveva esitato per anni prima di diffondere i Hidden Portraits, quella risposta entusiasta fu una rivelazione.
Il passo successivo fu affrontare la produzione fisica dei collage, una sfida tecnica che affrontò grazie anche alla ricca tradizione fotografica di Düsseldorf. Dopo anni trascorsi al computer, Hermes poté finalmente occuparsi della scelta della carta, delle cornici e dei dettagli che avrebbero definito le stampe finali.
La selezione delle opere da manipolare è un processo intuitivo, guidato dall’umore del momento e dal fascino che un’immagine esercita su di lui. Ogni giorno Hermes esplora collezioni digitali di musei, accumulando un vasto archivio di ritratti — Barocchi, Rinascimentali o di epoche meno celebrate — che lo attraggono per ragioni diverse. Non punta ai capolavori sfruttati dal pop globale, come la Gioconda o la Ragazza con l’orecchino di perla: preferisce opere che svelino perché un ritratto è stato dipinto, che cosa racconti di una società, di un’epoca, di un artificio visivo.
Un esempio emblematico è la sua reinterpretazione del Ritratto di giovane di Jacometto, in cui Hermes fa scendere la massa compatta dei capelli sul volto del giovane. L’intervento, ironico e incisivo, al tempo stesso sottolinea la resa pittorica originale e mette in luce il valore sociale di un dettaglio come un taglio di capelli aristocratico. Senza lo sguardo del soggetto, lo spettatore percepisce nuove sfumature: la struttura, la luce, la costruzione del volume. L’umorismo, per l’artista, è una chiave d’accesso al passato, capace di rendere comprensibili messaggi che altrimenti apparirebbero didascalici.
Il processo creativo varia da opera a opera: alcuni collage, come il Jacometto, richiedono poche ore; altri, come la Comtesse de la Châtre di Vigée Le Brun — in cui un nastro avvolge quasi completamente il volto della nobildonna — richiedono settimane di minuzioso lavoro sui dettagli. La sua esperienza nella sartoria di costumi d’opera lo aiuta a rendere credibili tessuti, ornamenti e drappeggi: Hermes conosce le logiche della stoffa, delle pieghe, della luce. Alla base del progetto c’è una serie di regole ferree: non aggiungere elementi esterni, non modificare i colori originali, non introdurre oggetti contemporanei. Ogni trasformazione deve provenire dal dipinto stesso. Così, pur intervenendo su aspetti significativi, l’artista mantiene il rispetto per la dignità dell’opera e del suo autore. “Il dipinto appartiene a sé stesso”, afferma spesso Hermes.
Tra i suoi soggetti preferiti ci sono gli estremi: ritratti maschili colmi di posture ostentate e status symbol, perfetti per far crollare i linguaggi del potere attraverso l’ironia; e, all’opposto, le delicate rappresentazioni femminili settecentesche, dove giardini idilliaci, letture colte e stoffe leggere costruiscono scenografie dichiaratamente artificiali. Accanto agli Hidden Portraits, Hermes porta avanti altre serie che combinano forme poliedriche, disegni naturalistici, studi accademici e sistemi visivi storici. Collage che intrecciano mondi diversi per interrogare la storia della rappresentazione. Negli ultimi anni ha lavorato anche su battaglie navali e paesaggi marini, reinterpretati attraverso disegni dinamici eseguiti con marker indelebili. Queste scene, ricostruite originariamente dagli artisti in studio dopo eventi caotici avvenuti in mare, diventano per Hermes uno spazio di energia, invenzione e riflessione sulle narrazioni del mondo. Come gli studi anatomici e le mappe, anche questi materiali rivelano la loro bellezza autonoma, fatta di linee, geometrie, errori e intuizioni.
Per Hermes, infatti, il compito fondamentale dell’artista è l’invenzione: combinare abilità e materiali esistenti per portare nel mondo qualcosa di nuovo.
In copertina: Volker Hermes, HIDDEN NAVEZ, 80 x 93 cm © Volker Hermes