
Ragazza che mangia ostriche di Jan Steen
Jan Steen: un pittore nella Leida del Seicento

Jan Havicksz. Steen, Autoritratto mentre suona il liuto, 1663 - 1665 circa, olio su tavola, 55,3 x 43,8 cm Museo Nacional Thyssen-Bornemisza, Madrid.
Jan Steen (Leida, 1626 – 1679) è considerato uno dei pittori più versatili e originali dell'età d'oro olandese. Nato a Leida, si formò presso Jan van Goyen e Adriaen van Ostade, assimilando anche l'influenza dei cosiddetti fijnschilders (pittori fini) di Leida, tra cui Frans van Mieris e Gerard ter Borch. Nel corso della sua vita visse tra Leida, L'Aia e Haarlem e, nonostante la notorietà raggiunta come artista, fu costantemente afflitto da difficoltà economiche. La sua produzione spazia dalle scene di genere ai ritratti, dai soggetti storici alle composizioni ispirate alla Bibbia, alla mitologia classica, alla letteratura e al teatro, dimostrando una cultura figurativa e letteraria particolarmente ampia.
Lo stile di Steen si distingue per la straordinaria capacità narrativa, l'uso dell'umorismo e il ricorso a doppi sensi, proverbi e allusioni morali. Celebre per le sue rappresentazioni di interni domestici animati e apparentemente caotici, tanto da dare origine all'espressione olandese «una casa alla Jan Steen», l'artista costruiva scene ricche di dettagli e significati nascosti. Nei suoi dipinti le figure principali, spesso giovani donne associate ai temi dell'amore e della seduzione, emergono grazie a una raffinata regia della luce e a una resa minuziosa dei materiali: velluti, pellicce, sete, metalli e vetri sono dipinti con una tale abilità da apparire quasi tangibili. Pur ammirando la tecnica estremamente accurata dei pittori fini di Leida, Steen conservò sempre uno stile personale, caratterizzato da vivacità espressiva, osservazione della realtà quotidiana e grande attenzione alla psicologia e ai gesti dei personaggi.
Ragazza che mangia ostriche di Jan Steen

Jan Steen, Ragazza che mangia ostriche, 1658-1660 circa, olio su tavola, 20,4 x 15,1 cm, Mauritshuis, The Hauge.
Jan Steen dipinse una vasta gamma di soggetti, con una chiara preferenza però, per le giovani donne. Esempio straordinario di questa predilezione è l'opera che ci apprestiamo ad analizzare: Ragazza che mangia ostriche, l'opera di dimensioni minori dell'intera produzione dell'artista. La giovane ci guarda con dolcezza mentre cosparge delicatamente di sale un'ostrica che, sorridendo, offre allo spettatore. Indossa una giacca di velluto rosso bordata di pelliccia bianca sopra una camicetta rifinita con pizzo a fuselli. Giacche simili, originariamente destinate all'uso domestico, compaiono frequentemente nelle opere di Steen e di altri pittori della seconda metà del Seicento. Questo comodo indumento femminile contribuisce a creare un'atmosfera intima, dando l'impressione che l'osservatore stia sbirciando in uno spazio privato e familiare; allo stesso tempo offriva ai pittori l'occasione di mostrare la propria abilità nella resa delle diverse materie.
Il significato erotico ribadito nella scena che fa da sfondo

Jan Steen, Ragazza che mangia ostriche, 1658-1660 circa, olio su tavola, 20,4 x 15,1 cm, Mauritshuis, The Hauge. Dettaglio della scena sullo sfondo a sinistra: un uomo sta servendo delle ostriche a una donna.
La ragazza porta una fascia azzurra tra i capelli, ornata da un nastro annodato con raffinata eleganza. I capelli sono raccolti strettamente sulla nuca, ma alcuni riccioli giocosi ricadono sul suo volto arrossato. Sul tavolo davanti a lei è disposto uno splendido brano di natura morta: diverse ostriche aperte, un vassoio d'argento con un piccolo involto di pepe, un po' di sale, un panino parzialmente consumato e un coltello, un bicchiere di vino bianco e una brocca in ceramica di Delft. Sullo sfondo, in cucina, un uomo apre altre ostriche sotto lo sguardo attento di una donna; sulla parete è appeso un piccolo paesaggio e nel camino rivestito di piastrelle arde il fuoco.
Le ostriche e la loro tradizione afrodisiaca

Jan Steen, Interno con un uomo che offre un'ostrica a una donna, 1660-1665, olio su tavola di legno, 38,1 × 31,5 cm, National Gallery, Londra.
Le ostriche sono da sempre considerate un afrodisiaco. Il medico Johan van Beverwijck le descriveva nel suo popolare manuale del 1651 come «il più delicato» tra tutti i molluschi e crostacei. Jacob Cats, nel suo trattato Houwelick (Matrimonio), metteva invece in guardia contro l'uso dei «filtri d'amore», tra cui il «salato succo d'ostrica». La giovane, dunque, non offre soltanto un'ostrica, ma anche se stessa. Il sale che sparge così generosamente era anch'esso ritenuto afrodisiaco perché, secondo Van Beverwijck, «risveglia i lombi dell'uomo» e «con il suo calore e la sua forza accende il desiderio dell'unione carnale». Le ostriche sono già salate per natura, ma la ragazza rende ancora più piccante sia il boccone sia il messaggio. Il letto a baldacchino visibile sullo sfondo conferma il carattere amoroso della scena: oltre al tavolo e alla sedia, è l'unico altro arredo presente nella stanza. Sebbene nel Seicento la presenza di un letto in una sala di soggiorno non implicasse necessariamente un significato scandaloso, nelle opere di Steen esso assume quasi sempre un valore allusivo e ambiguo.
Steen disseminò spesso gusci d'ostrica sul pavimento o sui tavoli delle sue scene di vita dissoluta, ma raramente le ostriche assumono un ruolo così centrale come in questo dipinto. Un altro esempio è Interno con un uomo che offre un'ostrica a una donna alla National Gallery di Londra, dove il significato erotico è ancora più esplicito: in primo piano un uomo offre un'ostrica a una dama, mentre sullo sfondo una coppia si prepara a entrare in un letto con tende. In altri dipinti del 1660 e del 1661 compare una vecchia mezzana che prepara ostriche per un uomo sorridente seduto a tavola — probabilmente un autoritratto dello stesso Steen — mentre prende il sale da una grande saliera d'argento e riceve un bicchiere di vino da una giovane donna. Nella versione conservata a Rotterdam, il proverbio «Soo gewonne, soo verteert» («Facile a guadagnarsi, facile a spendersi») rafforza il tema della dissipazione e della fortuna mutevole. Anche qui amore, vino e ostriche si intrecciano come simboli di piacere e seduzione.
Questo capolavoro di Steen può essere paragonato alle migliori opere dei cosiddetti «pittori fini» di Leida, Gerrit Dou e il suo allievo Frans van Mieris il Vecchio. Tessuti e materiali appaiono quasi tangibili: il velluto morbido e la pelliccia soffice della giacca, il pizzo delicato, il nastro variopinto, i riflessi dell'argento lucente, la superficie opaca della brocca di terracotta, l'umidità delle ostriche, la freschezza della pelle della ragazza e perfino una minuscola crepa nel manico osseo del coltello. Steen dipinse ogni dettaglio in primo piano con pennelli sottilissimi, talvolta combinando rapidamente colori diversi ancora freschi per ottenere effetti di straordinaria vivacità, come nel cangiante tessuto della gonna azzurro-rosa della giovane.
Caratteristica del suo stile è invece la resa sommaria delle figure sullo sfondo, eseguite con pennellate più rapide e opache. In questo modo l'artista guida lo sguardo dell'osservatore verso le zone più rifinite e significative della composizione.
Scene intime con allusioni erotiche

Jan Steen, Ragazza che mangia ostriche, 1658-1660 circa, olio su tavola, 20,4 x 15,1 cm, Mauritshuis, The Hauge. Dettaglio dello sguardo malizioso della giovane protagonista.
Diversi aspetti di quest'opera risultano eccezionali nella produzione di Steen. Il piccolo formato della tavola, la sommità arrotondata, la concentrazione su una sola figura e la finissima esecuzione sembrano riflettere l'influenza dei pittori fini di Leida. Anche la scelta compositiva della figura rappresentata a mezza figura, seduta a un tavolo tagliato dal margine del dipinto, era frequente nelle opere di Frans van Mieris ma rara in Steen. Elementi simili compaiono nella Visita del medico di Van Mieris del 1657. È probabile inoltre che Steen abbia tratto proprio da Van Mieris l'idea della stanza secondaria visibile sullo sfondo.
Steen non si ispirò soltanto alla tecnica dei pittori di Leida, ma anche ai loro soggetti. Tra i precedenti più diretti di Ragazza che mangia ostriche figurano le immagini di Gerrit Dou raffiguranti giovani donne affacciate a una finestra o inserite in una nicchia architettonica, mentre guardano direttamente lo spettatore. In tali opere, la giovane sembra offrire non soltanto la frutta che tiene nel cestino, ma anche se stessa. Steen riprese la forma arcuata della nicchia di Dou trasformandola nel profilo arrotondato della tavola dipinta, eliminando però la cornice architettonica e accentuando così il carattere diretto e seduttivo della figura.
La giovane protagonista — riconoscibile per la fronte alta, il labbro inferiore leggermente sporgente e il mento arrotondato — compare più volte nelle opere di Steen. Mantiene quasi sempre la stessa inclinazione del capo e stabilisce un contatto diretto con lo spettatore. È probabile che il pittore disponesse di modelli ricorrenti, pur evitando qualsiasi ripetizione meccanica.
Nel complesso, è verosimile che Steen abbia realizzato quest'opera non datata, probabilmente la più «leidese» della sua carriera, verso la fine degli anni Cinquanta del Seicento. In quel periodo viveva a Warmond, nei pressi di Leida, e nel 1658 risultava iscritto alla corporazione di San Luca. Negli anni attorno al 1660 dipinse una serie di lezioni di musica, pasti a base di ostriche e visite mediche, temi affrontati anche da Frans van Mieris, più giovane di lui di nove anni. Secondo il biografo Arnold Houbraken, i due artisti erano amici e intrattenevano una sorta di rivalità artistica. Van Mieris apprezzava l'umorismo e le scene popolari di Steen, mentre quest'ultimo ammirava la raffinatezza tecnica del collega. Ragazza che mangia ostriche potrebbe essere stata un tentativo di Steen di eguagliare o persino superare la straordinaria capacità di Van Mieris nella resa dei materiali. A sua volta, Van Mieris sembra aver risposto con il suo Pasto di ostriche del 1661, oggi al Mauritshuis.
Jan Steen e i suoi colleghi di Leida dipingevano queste scene intime per una clientela colta, capace di apprezzare la pittura raffinata e le sue allusioni amorose. L'intimità del soggetto, il piccolo formato e la straordinaria qualità esecutiva fanno di questa tavola un autentico gioiello, destinato a essere osservato da vicino e contemplato nei minimi dettagli.
In copertina: Jan Steen, Ragazza che mangia ostriche, 1658-1660 circa, olio su tavola, 20,4 x 15,1 cm, Mauritshuis, The Hauge. Dettaglio delle ostriche.