cover L'inaspettata connessione tra Beato Angelico, le sue pitture religiose e il mondo della moda

L'inaspettata connessione tra Beato Angelico, le sue pitture religiose e il mondo della moda

Come un pittore italiano del Quattrocento ha influenzato la moda internazionale
29 ott 2025
7'

La riscoperta di Beato Angelico

Beato Angelico, Armadio degli Argenti (primo pannello), 1451-1453, tempera su tavola, Museo nazionale di San Marco, Firenze.

Beato Angelico, Armadio degli Argenti (primo pannello), 1451-1453, tempera su tavola, Museo nazionale di San Marco, Firenze.

Nato intorno al 1395 nel Mugello (Vicchio) e scomparso a Roma nel 1455, Beato Angelico — al secolo Fra Giovanni da Fiesole — è una delle figure chiave della pittura del Quattrocento italiano. Di formazione inizialmente legata all’eredità tardogotica, il suo linguaggio si apre ai principi innovativi del Rinascimento: la prospettiva, un uso della luce più misurato, la restituzione dello spazio e della figura umana con delicatezza sacra.

Il suo nome — “Beato” Angelico — deriva dalla sua beatificazione nel 1982: una testimonianza non solo del valore artistico ma anche della profondità spirituale della sua opera. Le sue immagini uniscono il sacro e l’umano, in un equilibrio di grazia e devozione che ancora oggi conquista.

Le sue Annunciazioni, le Madonne dell’Umiltà, i tabernacoli e gli affreschi per il convento di Convento di San Marco a Firenze mostrano una raffinata sintesi tra simbolo e narrazione. L’uso del colore — fra cui il blu lapislazzuli, l’oro di foglia, e la tempera – e la composizione spaziale mostrano come Angelico si ponesse al crocevia tra la tradizione gotica e l’innovazione rinascimentale. Le opere travalicano la dimensione di “oggetto d’arte”, ponendosi come veri e propri strumenti di meditazione: figure assunte in gesti di preghiera, silenzio, rapporto con il divino.

L'alba del Rinascimento in scena a Palazzo Strozzi

Beato Angelico, Annunciazione, 1435 circa, tempera su tavola, 154 × 194 cm, Museo del Prado, Madrid.

Beato Angelico, Annunciazione, 1435 circa, tempera su tavola, 154 × 194 cm, Museo del Prado, Madrid.

Dal 26 settembre 2025 al 25 gennaio 2026, Firenze celebra uno dei suoi figli più luminosi con la grande mostra "Beato Angelico. L’alba del Rinascimento", promossa dalla Fondazione Palazzo Strozzi in collaborazione con la Direzione regionale Musei della Toscana e il Museo di San Marco. È la prima esposizione monografica dedicata al pittore dopo settant’anni e rappresenta un evento di portata internazionale, capace di restituire al pubblico la figura di un artista che fu insieme frate, innovatore e poeta del colore.

Il percorso espositivo si articola su due sedi complementari. A Palazzo Strozzi, un ampio itinerario raccoglie oltre 140 opere provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo — dipinti su tavola, miniature, sculture e disegni che raccontano l’evoluzione di Fra Giovanni da Fiesole, divenuto “Beato” Angelico per la purezza spirituale della sua arte. A San Marco, il convento dove l’artista visse e lavorò per anni, il visitatore ritrova invece il cuore mistico della sua pittura: le celle affrescate, la celebre Annunciazione, e quel silenzio che ancora oggi custodisce la dimensione contemplativa del suo linguaggio.

La mostra offre l’occasione di riscoprire l’originalità di Beato Angelico nel momento di passaggio tra il tardo Gotico e il primo Rinascimento. Accanto alla grazia elegante di Lorenzo Monaco o alla forza innovativa di Masaccio, l’artista emerge come un ponte tra due mondi: le sue figure sono immerse in una luce che diventa preghiera, le architetture si aprono a una nuova profondità prospettica, mentre il colore — l’oro, l’azzurro di lapislazzuli, i rossi intensi — vibra di spiritualità e umanità. Curata con rigore scientifico e sensibilità poetica, "Beato Angelico. L’alba del Rinascimento" non è solo una mostra, ma un viaggio nella Firenze del Quattrocento, nel clima in cui nacque l’arte moderna. Tra le opere da non perdere, spiccano l’Annunciazione di Cortona, la Madonna dell’Umiltà e il Tabernacolo dei Linaioli, affiancate a capolavori di artisti contemporanei come Filippo Lippi, Ghiberti e Luca della Robbia, per restituire il dialogo fecondo di un’epoca straordinaria.

Il blu dei suoi affreschi ispirò la stilista francese Jeanne Lanvin

L"Angelo" in blu Lanvin della stilista francese, presentato per la prima volta in mostra a New York nel 1939 e ispirato agli affreschi di Beato Angelico.

L"Angelo" in blu Lanvin della stilista francese, presentato per la prima volta in mostra a New York nel 1939 e ispirato agli affreschi di Beato Angelico.

Nel panorama della moda del primo Novecento, Jeanne Lanvin fu una delle figure più raffinate e colte, capace di trasformare la sartoria in una forma d’arte totale. La sua estetica, intrisa di eleganza spirituale e sensibilità cromatica, trovò un punto di riferimento sorprendente nella pittura del Beato Angelico, il frate domenicano fiorentino che nel Quattrocento aveva saputo trasfigurare la realtà in luce e colore. Il legame tra Lanvin e Beato Angelico si rivela soprattutto in un tono di colore che divenne leggendario: il "blu Lanvin", un’intensità di azzurro profondo e vellutato, capace di evocare allo stesso tempo purezza, silenzio e devozione. La stilista, grande appassionata d’arte e viaggiatrice instancabile, durante una visita a Firenze rimase profondamente colpita dagli affreschi del convento di San Marco, dove Angelico aveva dipinto le sue Annunciazioni e le scene della vita di Cristo per la meditazione dei frati. Quelle stesure di azzurro — ottenute con il prezioso lapislazzuli — sembravano emanare una luce interiore, una spiritualità che andava oltre la materia pittorica.

Jeanne Lanvin seppe tradurre quella rivelazione in linguaggio tessile. Nacque così il suo blu iconico, una sfumatura che oscillava tra il blu oltremare e il blu pavone, ricca di riflessi mutevoli come quelli della pittura rinascimentale. In esso si fondevano due mondi: la sacralità della pittura di Angelico e la modernità della moda parigina degli anni Venti. Il colore divenne un segno distintivo della maison, comparendo nei sontuosi abiti di seta e velluto, nei ricami, nei flaconi di profumo e persino nel logo della casa, disegnato da Paul Iribe, dove la stilista è rappresentata con la figlia Marguerite — un’immagine quasi mariana, immersa in un’aura azzurra.

La stilista rese omaggio ufficiale all'Angelico in una mostra del 1939 a New York in cui presentò una bellissima lunga veste interamente ricamata d'oro e d'argento e che battezzò “L'Angelo”, esplicitando l'ispirazione dal pittore quattrocentesco. Per Lanvin, quel blu non era soltanto un colore, ma un simbolo di purezza, grazia e interiorità, un modo per infondere alle sue creazioni un senso di armonia spirituale. Così come Beato Angelico aveva voluto che i suoi affreschi ispirassero la meditazione dei frati, Jeanne Lanvin desiderava che le sue donne indossassero la luce della bellezza, una bellezza non ostentata ma contemplativa. Nel blu di Lanvin si può quindi leggere una continuità ideale con l’arte di Beato Angelico: entrambi cercarono una forma di trascendenza attraverso il colore, una luce che illumina l’anima prima ancora che lo sguardo. E così, a secoli di distanza, la delicatezza monastica del pittore fiorentino trovò nuova vita nelle sete parigine di una stilista che fece del sogno e della grazia il suo credo artistico.

Il Giudizio Universale di Beato Angelico e l'ultima sfilata di Dior

Beato Angelico, Giudizio Universale, 1431 circa, tempera su tavola, 105 × 210 cm, Museo nazionale di San Marco, Firenze.

Beato Angelico, Giudizio Universale, 1431 circa, tempera su tavola, 105 × 210 cm, Museo nazionale di San Marco, Firenze.

Nella sfilata di Dior Homme per la collezione Primavera/Estate 2024, presentata a Parigi i modelli sono letteralmente usciti fuori dal pavimento grazie al ricorso a pedane mobili all'interno della scenografia, creando un effetto sorpresa per il pubblico. Questo espediente scenografico potrebbe avere dei collegamenti visivi proprio con un'opera di Beato Angelico presente nel percorso espositivo di Palazzo Strozzi: il Giudizio Universale. Questo gesto teatrale sembra evocare infatti l'ambientazione della tela, in cui il pavimento della scena sacra si apre, si scoperchia, per rivelare la soglia tra il mondo terreno e quello ultraterreno. In entrambe le occasioni — quella della passerella contemporanea e quella del dipinto quattrocentesco — il suolo diventa spazio di passaggio e di rivelazione: da esso sorgono figure che ascendono verso la luce, simboli di rigenerazione e speranza. Così, il linguaggio della moda incontra quello dell’arte sacra, e l’apparizione dei modelli Dior si trasforma in un moderno atto di resurrezione estetica, dove il gesto del sorgere dal pavimento rinnova la potenza visiva e spirituale dell’“alzarsi alla vita” angelichiano.

La contemporaneità di Beato Angelico

Beato Angelico, Annunciazione di San Giovanni Valdarno, 1432 circa, tempera su tavola, 195×158 cm, Museo della basilica di Santa Maria delle Grazie, San Giovanni Valdarno.

Beato Angelico, Annunciazione di San Giovanni Valdarno, 1432 circa, tempera su tavola, 195×158 cm, Museo della basilica di Santa Maria delle Grazie, San Giovanni Valdarno.

Oggi, a distanza di sei secoli, Beato Angelico continua a parlare con sorprendente attualità agli occhi di chi crea forme, colori e visioni. La sua pittura, intrisa di luce e di armonia, non è soltanto testimonianza di fede, ma un linguaggio universale che attraversa i secoli per ispirare la sensibilità contemporanea. Designer e stilisti – da Jeanne Lanvin, che ne trasse il celebre blu profondo, a Maria Grazia Chiuri per Dior, che ne rievoca la spiritualità attraverso installazioni sceniche e gesti simbolici – trovano in Angelico un modello di equilibrio tra materia e spirito, tra rigore formale e poesia. La sua arte, fatta di silenzi luminosi e geometrie divine, suggerisce ancora oggi un’idea di bellezza che va oltre la superficie: una bellezza che invita a meditare, a guardare dentro, a cercare la grazia nelle cose. In questo dialogo tra Rinascimento e contemporaneità, Beato Angelico non appare come un maestro del passato, ma come un artista del presente, capace di ispirare nuovi linguaggi e di ricordarci che la luce dell’arte — come la fede che la anima — non conosce tempo.

In copertina: Beato Angelico, Incoronazione della Vergine, 1435 circa, tempera su tavola, 213 × 211 cm, Musée du Louvre, Parigi.

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