
La negromanzia secondo Jacob Cornelisz van Oostsanen
Il maestro di Amsterdam

Jacob Cornelisz van Oostsanen, Autoritratto, 1533 circa, olio su tavola, 38 x 30 cm, Rijksmuseum, Amsterdam.
Jacob Cornelisz van Oostsanen (attivo tra il 1480 e il 1533) è considerato uno dei più importanti protagonisti dell’arte nordica nei primi decenni del XVI secolo e, in particolare, il primo grande maestro di Amsterdam prima dell’ascesa del Secolo d’Oro olandese. Nato probabilmente a Oostzaan (da cui il cognome), si formò con ogni probabilità nel contesto fiammingo, vicino alle tradizioni di Haarlem e di Amsterdam, anche se non si conoscono con certezza i suoi maestri. La sua attività iniziale è legata soprattutto alla produzione di incunaboli e xilografie, settore nel quale divenne uno dei pionieri dei Paesi Bassi settentrionali. Proprio questa familiarità con la stampa contribuì a diffondere rapidamente il suo nome e la sua iconografia. A partire dagli anni Novanta del Quattrocento, van Oostsanen sviluppò una bottega molto attiva ad Amsterdam, capace di combinare pittura su tavola, polittici, xilografie e disegni preparatori. La sua sensibilità, ancora radicata nel tardo gotico, integra progressivamente elementi rinascimentali, pur mantenendo un gusto narrativo densissimo, complesso e simbolico. Dopo il 1520 la sua produzione mostra un progressivo addensarsi di temi morali e apocalittici, probabilmente influenzati dal clima religioso tumultuoso dei Paesi Bassi nel periodo della Riforma. Muore nel 1533, lasciando un corpus di opere che rappresenta la fase di transizione tra la devozione medievale e i nuovi interessi spirituali del Cinquecento settentrionale.
Saul e la Strega di Endor: eccezione negromantica del corpus di van Oostsanen

Jacob Cornelisz van Oostsanen, Saul e la Strega di Endor, 1526, olio su tavola, 85.5 cm x 122.8 cm, Rijksmuseum, Amsterdam.
L’opera Saul e la Strega di Endor, realizzata da Jacob Cornelisz van Oostsanen nel 1526, si presenta come un esempio particolarmente significativo della fase matura dell’artista, in cui il linguaggio tardo gotico nordico si combina con le prime aperture rinascimentali dei Paesi Bassi settentrionali. La scena è costruita con una struttura compositiva fortemente narrativa: una diagonale guida l’occhio dello spettatore dall’oscura cavità della grotta, da cui emerge l’apparizione di Samuele, verso il re Saul, inginocchiato e consumato dalla disperazione. Al centro si colloca la figura della strega, che sembra quasi sostenere l’intero peso drammatico dell’azione e allo stesso tempo fungere da cerniera visiva e simbolica tra mondo terreno e ultraterreno.

Jacob Cornelisz van Oostsanen, Saul e la Strega di Endor, 1526, olio su tavola, 85.5 cm x 122.8 cm, Rijksmuseum, Amsterdam. Dettaglio di una strega a cavalcioni sul teschio di un animale.
La composizione è dominata dalla struttura a quinta architettonica di un’imponente rovina in pietra, posizionata in primo piano. Questo elemento non funge solo da sfondo scenografico, ma svolge un ruolo cruciale nella divisione spaziale e narrativa. L'arco agisce come un palcoscenico, isolando il dramma della negromanzia in un ambiente che è contemporaneamente chiuso (la grotta/rovina) e aperto (verso il paesaggio retrostante). Le figure in primo piano sono raggruppate in modo denso, creando una profondità di campo ridotta che costringe lo spettatore a concentrarsi sul significato simbolico e sull'azione centrale. La prospettiva atmosferica si dispiega oltre l'arco: il paesaggio sullo sfondo, dipinto con dettagli minuti e colori che si attenuano nel blu-verde, contrasta nettamente con la saturazione e la plasticità delle figure in primo piano. Questo contrasto è una caratteristica distintiva della pittura dei Paesi Bassi, che bilancia l'umanesimo delle figure con la celebrazione della natura come locus del racconto.

Jacob Cornelisz van Oostsanen, Saul e la Strega di Endor, 1526, olio su tavola, 85.5 cm x 122.8 cm, Rijksmuseum, Amsterdam. Dettaglio di un satiro con un libro di negromanzia aperto.
Le figure mostrano una tendenza all'allungamento e alla torsione, caratteristiche che preludono al Manierismo, anche se mantengono la robustezza propria del disegno nordico, in opposizione all'idealizzazione classica italiana. L'espressione dei volti è concentrata sul dramma psicologico: la costernazione e la meraviglia dei testimoni, la serietà quasi ieratica della Maga, e l'evocazione spettrale dell'anima di Samuele, la cui nudità fluttuante nell'aria simboleggia la sua natura incorporea.

Jacob Cornelisz van Oostsanen, Saul e la Strega di Endor, 1526, olio su tavola, 85.5 cm x 122.8 cm, Rijksmuseum, Amsterdam. Dettaglio della scena magica.
L’iconografia dell’opera rimanda al celebre episodio del Primo Libro di Samuele, ma van Oostsanen lo interpreta con una sensibilità pienamente rinascimentale nei confronti del dramma umano. Saul, inginocchiato in primo piano, conserva tracce della sua regalità nei tessuti ricercati, ma appare ormai privo della dignità del sovrano: il corpo inclinato, la mano tremante, lo sguardo terrorizzato sottolineano la sua condizione di uomo abbandonato da Dio. La strega di Endor, posta al centro, non è rappresentata come una creatura diabolica, bensì come una figura liminare, scavata, quasi segnata dal peso della conoscenza proibita. Il suo ruolo è ambiguo: al tempo stesso agente del peccato e strumento del destino. L’apparizione di Samuele, infine, costituisce il cuore simbolico della composizione. La sua figura diafana, modellata attraverso colori freddi e contorni appena accennati, incarna il giudizio divino che si manifesta nel mondo dei mortali. Non è un fantasma nel senso medievale del termine, ma una presenza teologica: la memoria vivente del patto infranto, della regalità perduta, del rifiuto di Dio. In questo intreccio di luce e oscurità, di corporeità e trasparenza, di potere e colpa, van Oostsanen riesce a trasformare un episodio biblico relativamente raro nella pittura nordica in un poderoso monito morale.

Jacob Cornelisz van Oostsanen, Saul e la Strega di Endor, 1526, olio su tavola, 85.5 cm x 122.8 cm, Rijksmuseum, Amsterdam. Dettaglio di una figura femminile che beve da una brocca.
L’opera non è soltanto la rappresentazione di un rito proibito, ma la figurazione di un momento di rottura spirituale, dove l’ambizione politica si scontra con i limiti imposti dal divino. L’atmosfera angusta della grotta, la tensione dei gesti, il contrasto tra luce naturale e luce soprannaturale concorrono a creare un’immagine che non illustra un racconto, ma lo interpreta, lo rende vivo e profondamente inquietante. L'opera rimane un unicum nella produzione di Jacob Cornelisz van Oostsanen: un episodio biblico raro, trattato con un’intensità visiva che unisce fede, paura e soprannaturale. Sebbene il pittore non abbia realizzato altre rappresentazioni di magia o negromanzia, il suo interesse per il soprannaturale permea molte opere, soprattutto apocalittiche e moralizzanti. La scena di Endor rappresenta così il culmine di una lunga ricerca iconografica sul rapporto tra mondo divino, destino umano e trasgressione delle leggi sacre, riflettendo profondamente il clima culturale e religioso dei Paesi Bassi nel primo Cinquecento.
In copertina: Jacob Cornelisz van Oostsanen, Saul e la Strega di Endor, 1526, olio su tavola, 85.5 cm x 122.8 cm, Rijksmuseum, Amsterdam. Dettaglio.