cover Il ventaglio: storia, design e immagini dalla storia dell'arte tra simbolo, gesto e moda

Il ventaglio: storia, design e immagini dalla storia dell'arte tra simbolo, gesto e moda

La storia del ventaglio e la sua evoluzione nei secoli: da oggetto cerimoniale a sinonimo di status sociale, superficie artistica e oggetto di design
12'
Design

Origini del ventaglio tra funzione e ritualità

Il Flabello (ventaglio cerimoniale) di Tutankhamon privo di piume, in legno dorato e paste vitree, lungo 125 centimetri, custodito presso il GEM del Cairo.

Il Flabello (ventaglio cerimoniale) di Tutankhamon privo di piume, in legno dorato e paste vitree, lungo 125 centimetri, custodito presso il GEM del Cairo.

Il ventaglio è uno di quegli oggetti che hanno attraversato la storia con una doppia identità: da un lato strumento pratico legato al gesto e al corpo, dall’altro, prima ancora, oggetto culturale carico di significati sociali, estetici e simbolici. La sua evoluzione racconta non solo la storia del design, ma anche quella della rappresentazione del corpo femminile, della moda e della comunicazione non verbale. Dalle prime forme cerimoniali dell’antichità fino ai raffinati ventagli dipinti del Settecento e dell’Ottocento, questo oggetto ha sempre oscillato tra utilità e rappresentazione. E proprio nell’arte visiva trova una delle sue espressioni più interessanti.

Le prime forme di ventaglio compaiono in contesti molto antichi, in particolare in Egitto e in Mesopotamia. Non si trattava ancora di oggetti personali, ma di strumenti cerimoniali legati al potere. Il ventaglio era spesso associato alla figura del sovrano e utilizzato per sottolineare la distanza tra chi governava e chi era governato. In Asia orientale, soprattutto in Cina e in Giappone, il ventaglio assume invece una dimensione più evoluta. Nasce il ventaglio rigido e soprattutto il ventaglio pieghevole, che introduce un principio fondamentale del design: la trasformazione. Un oggetto che cambia forma, si apre e si chiude, adattandosi al gesto umano. Questa idea si diffonde progressivamente verso l’Occidente, dove il ventaglio diventa uno degli accessori più iconici della cultura aristocratica.

Il ventaglio orientale destinato all'uso personale

Katsushika Hokusai, Cinque ventagli.

Katsushika Hokusai, Cinque ventagli.

Il ventaglio orientale costituisce una delle più importanti evoluzioni progettuali nella storia di questo oggetto, perché unisce funzione, tecnica artigianale e valore estetico. A differenza dei primi ventagli cerimoniali dell’antichità, in Cina e Giappone si svilupparono forme destinate all’uso personale, tra cui il ventaglio rigido circolare (tuánshàn in Cina e uchiwa in Giappone) e il ventaglio pieghevole (zhéshàn in Cina e sensu o ōgi in Giappone). Quest’ultima tipologia rappresentò una soluzione innovativa dal punto di vista del design: un sistema composto da stecche mobili unite da un perno permetteva all’oggetto di ridursi facilmente quando chiuso e di ampliare la superficie ventilante quando aperto.

Dal punto di vista costruttivo, il ventaglio orientale era caratterizzato da un equilibrio tra struttura e decorazione. Le stecche venivano realizzate in materiali come bambù, legni pregiati, avorio o lacca, mentre la parte mobile poteva essere composta da carta, seta o tessuti decorati. La superficie del ventaglio diventava un vero spazio artistico: pitture di paesaggi, fiori, animali e composizioni calligrafiche trasformavano un oggetto quotidiano in un supporto per la poesia e le arti visive. In particolare nella cultura giapponese il ventaglio era legato anche alla rappresentazione dello status sociale e veniva utilizzato negli ambienti aristocratici e nelle cerimonie tradizionali.

Il ventaglio nella storia dell'arte rinascimentale

Girolamo Francesco Maria Mazzola detto il Parmigianino, Schiava turca, 1532 circa, olio su tavola, 67 × 53 cm, Galleria Nazionale, Parma.

Girolamo Francesco Maria Mazzola detto il Parmigianino, Schiava turca, 1532 circa, olio su tavola, 67 × 53 cm, Galleria Nazionale, Parma.

Nel contesto italiano, il ventaglio appare frequentemente nella pittura di ritratto tra XVIII e XIX secolo, soprattutto in ambito veneziano e lombardo, dove la cultura del costume e della rappresentazione sociale è molto forte. Non mancano però attestazioni di questo oggetto già nella pittura rinascimentale.

Tra le più celebri rappresentazioni del ventaglio nella pittura del Cinquecento figura la Schiava turca di Parmigianino, conservata presso la Galleria Nazionale di Parma. Nonostante il titolo tradizionale, la donna raffigurata non è una schiava né indossa un turbante orientale: il copricapo è infatti un balzo, una raffinata acconciatura tipica dell'aristocrazia dell'Italia settentrionale nella prima metà del XVI secolo.

Nella mano destra la giovane sostiene un elegante ventaglio di piume bianche, fissato al polso mediante una sottile catena dorata. L'oggetto, reso con straordinaria attenzione agli effetti di luce e alla morbidezza del piumaggio, non costituisce un semplice accessorio, ma partecipa alla costruzione dell'immagine ideale della dama. In armonia con il ricco abbigliamento, i gioielli e il prezioso copricapo, il ventaglio contribuisce a evocare un modello di eleganza aristocratica, distinguendo la figura per raffinatezza e prestigio sociale.

Nel ritratto di Parmigianino il ventaglio assume inoltre una funzione compositiva: la sua forma soffice e circolare riecheggia le linee curve del balzo e delle maniche, contribuendo a quel ritmo sinuoso e armonioso che costituisce uno dei tratti distintivi della poetica manierista dell'artista. L'opera testimonia come, già nei primi decenni del Cinquecento, il ventaglio fosse entrato stabilmente nel repertorio della ritrattistica di corte quale emblema di distinzione, gusto e femminilità.

Giovan Battista Moroni, Ritratto di dama con ventaglio, 1570, olio su tela, 73,5 × 65 cm, Rijksmuseum, Amsterdam.

Giovan Battista Moroni, Ritratto di dama con ventaglio, 1570, olio su tela, 73,5 × 65 cm, Rijksmuseum, Amsterdam.

Nel Ritratto di dama con ventaglio, realizzato da Giovan Battista Moroni, il ventaglio assume un ruolo centrale nella definizione dell'identità sociale della protagonista. La dama è raffigurata a mezzo busto, con un abbigliamento sontuoso impreziosito da ricami dorati, gioielli e una ricca acconciatura; il ventaglio, trattenuto con eleganza e impreziosito da un nastro rosa e da una catena d'oro, si inserisce armoniosamente in questo apparato decorativo.

L'opera documenta come, nella seconda metà del Cinquecento, il ventaglio fosse ormai divenuto un accessorio distintivo dell'aristocrazia femminile, capace di comunicare prestigio, ricchezza e raffinatezza. La sua presenza acquista particolare significato anche nel contesto bergamasco, dove le leggi suntuarie del 1540 cercavano di limitare l'ostentazione del lusso, prescrivendo per i ventagli impugnature realizzate esclusivamente in osso. Moroni, raffigurando un oggetto impreziosito da elementi preziosi, sembra volutamente sottolineare lo status elevato della dama, trasformando il ventaglio in un simbolo di rappresentanza sociale oltre che in un elegante accessorio di moda.

Il ventaglio orientale in Europa: la diffusione di un'icona

Claude Monet, La Japonaise, 1876, olio su tela, 231,8 cm × 142,3 cm, Museum of Fine Arts, Boston.

Claude Monet, La Japonaise, 1876, olio su tela, 231,8 cm × 142,3 cm, Museum of Fine Arts, Boston.

Tra il Seicento e il Settecento i ventagli orientali arrivarono in Europa attraverso gli scambi commerciali con l’Asia e contribuirono alla diffusione del gusto per le chinoiseries, influenzando la moda e le arti decorative del periodo rococò. Le forme pieghevoli, le decorazioni esotiche e l’uso di materiali preziosi furono reinterpretati dagli artigiani europei, trasformando il ventaglio in un accessorio di lusso destinato alla nobiltà. Il modello orientale divenne quindi un riferimento fondamentale per il design del ventaglio occidentale del XVIII secolo, dimostrando come un oggetto funzionale potesse diventare un elemento di identità culturale, moda e rappresentazione sociale.

L’influenza del ventaglio orientale sulla cultura europea non si limitò al Settecento, ma continuò a svilupparsi nel corso dell’Ottocento con la diffusione del giapponismo, ovvero il crescente interesse occidentale per l’arte e l’estetica giapponese. L’apertura del Giappone ai commerci internazionali nella seconda metà del XIX secolo favorì l’arrivo in Europa di stampe ukiyo-e, oggetti decorativi e ventagli dipinti, che esercitarono un forte impatto sugli artisti europei, in particolare sugli Impressionisti. Questi ultimi furono affascinati dalla semplicità compositiva, dall’uso dello spazio, dalle linee essenziali e dal rapporto tra decorazione e natura tipici dell’arte giapponese. Un esempio significativo è La Japonaise di Claude Monet, dove il ventaglio compare come elemento centrale della scena. Nell’opera la figura femminile indossa un kimono decorato e tiene alcuni ventagli giapponesi sullo sfondo, trasformando questi oggetti in simboli del fascino esercitato dall’Oriente sulla società europea dell’epoca. Il ventaglio non è rappresentato solo come accessorio esotico, ma come parte di un nuovo linguaggio visivo basato sulla ricerca di colori, motivi decorativi e atmosfere lontane dalla tradizione accademica occidentale. Attraverso opere come quella di Monet, il ventaglio orientale diventa quindi un punto d’incontro tra design, moda e pittura: da oggetto funzionale e decorativo proveniente dall’Asia si trasforma in un elemento capace di testimoniare gli scambi culturali tra Oriente e Occidente e il rinnovamento del gusto artistico europeo.

Il ventaglio nell’arte: ritratto, moda e rappresentazione sociale

Francisco Goya, Ritratto di dama con ventaglio (Lorenza Correa?), 1806 circa, olio su tela, 103 x 83 cm, Musée du Louvre, Parigi.

Francisco Goya, Ritratto di dama con ventaglio (Lorenza Correa?), 1806 circa, olio su tela, 103 x 83 cm, Musée du Louvre, Parigi.

Quando il ventaglio entra stabilmente nella cultura europea tra XVI e XVIII secolo, diventa rapidamente un elemento centrale nella pittura di ritratto. Non è mai un semplice accessorio, ma un segno visivo che contribuisce a costruire identità, status e atteggiamento. Uno degli esempi più significativi è il ritratto dell’alta società francese realizzato da Élisabeth Vigée Le Brun, pittrice ufficiale di Maria Antonietta. Nei suoi ritratti, come Maria Antonietta con un abito di mussolina, il ventaglio compare spesso come complemento dell’eleganza aristocratica. Non domina la scena, ma completa la costruzione di un’immagine femminile raffinata, controllata e perfettamente codificata secondo l’estetica di corte. Il ventaglio, in questi contesti, non è mai neutro: diventa parte del linguaggio della grazia e della rappresentazione del potere femminile mediato dalla corte.

Un altro esempio particolarmente significativo è il Ritratto di dama con ventaglio di Francisco Goya. L'identità della donna ritratta non è ancora del tutto certa, ma ciò che colpisce è il ruolo che il ventaglio assume all'interno della composizione. L'accessorio non è un semplice elemento decorativo: Goya lo colloca con naturalezza nella mano della protagonista, trasformandolo in un segno di eleganza, sicurezza e consapevolezza di sé.

Lo sguardo diretto della dama, unito alla posa rilassata e al gesto misurato con cui tiene il ventaglio, restituisce un'immagine lontana dalla rigidità dei ritratti di corte del secolo precedente. Il ventaglio diventa un'estensione del linguaggio del corpo, contribuendo a definire il carattere della figura più ancora del ricco abito o dei gioielli. In Goya gli accessori non servono soltanto a documentare il rango sociale, ma diventano strumenti psicologici che rivelano l'individualità del soggetto. È proprio questa capacità di trasformare un oggetto di uso quotidiano in un elemento narrativo che rende il ventaglio uno dei protagonisti silenziosi della ritrattistica tra XVIII e XIX secolo.

Il linguaggio non verbale del ventaglio

Giacomo Ceruti, detto il Pitocchetto, Ritratto di fanciulla con ventaglio, 1740 circa, olio su tela, 60,5 × 55 cm, Accademia Carrara, Bergamo.

Giacomo Ceruti, detto il Pitocchetto, Ritratto di fanciulla con ventaglio, 1740 circa, olio su tela, 60,5 × 55 cm, Accademia Carrara, Bergamo.

Nel corso del Settecento il ventaglio si configura come un oggetto profondamente radicato nella cultura sociale. La cosiddetta idea del “linguaggio del ventaglio”, anche se oggi spesso romanticizzata, nasce proprio da questo contesto: l’oggetto come strumento di comunicazione indiretta.

Nella pittura, questo si traduce in una rappresentazione codificata. Il ventaglio può suggerire distanza, interesse, curiosità o controllo emotivo. Anche quando non è protagonista, contribuisce a costruire la narrativa del ritratto, diventando parte della costruzione psicologica del soggetto. I ventagli erano realizzati con materiali preziosi, come seta, avorio e madreperla, e decorati con scene mitologiche, paesaggi o motivi floreali che riflettevano il gusto rococò dell'epoca. Anche nell'arte il ventaglio assunse un importante valore simbolico: nei ritratti veniva utilizzato per esaltare la grazia, la ricchezza e la personalità della figura rappresentata. Un esempio significativo è il Ritratto di fanciulla con ventaglio di Giacomo Ceruti, conservato all'Accademia Carrara di Bergamo. In quest'opera il grande ventaglio, insieme ai gioielli e all'abito elegante, suggerisce il desiderio di apparire secondo la moda del tempo; tuttavia l'espressione malinconica della giovane crea un forte contrasto con questi elementi di lusso, conferendo al dipinto una profonda dimensione psicologica. Il ventaglio diventa così non solo un accessorio di moda, ma anche un elemento capace di raccontare l'identità e la condizione sociale della persona ritratta.

Il ventaglio nella ritrattistica impressionista

Berthe Morisot, Al Ballo, 1874, Musée Marmottan Monet, Parigi.

Berthe Morisot, Al Ballo, 1874, Musée Marmottan Monet, Parigi.

Pierre-Auguste Renoir, Ragazza con ventaglio, 1881, olio su tela, 65 x 50 cm, Hermitage Museum, San Pietroburgo.

Pierre-Auguste Renoir, Ragazza con ventaglio, 1881, olio su tela, 65 x 50 cm, Hermitage Museum, San Pietroburgo.

Nell’Ottocento il ventaglio continua a mantenere il suo valore sociale e simbolico, ma il suo significato si trasforma insieme ai cambiamenti della società e della rappresentazione artistica. Da accessorio dell’eleganza femminile diventa un elemento legato alla vita moderna, alla moda e alla costruzione dell’identità pubblica della donna. Nella pittura impressionista il ventaglio perde progressivamente la funzione di simbolo codificato per assumere un ruolo più legato alla percezione visiva e all’atmosfera della scena. Gli artisti lo rappresentano spesso attraverso pennellate rapide e giochi di luce, concentrandosi più sull’impressione del momento che sul suo significato narrativo. Nelle opere di pittori come Edgar Degas, Pierre-Auguste Renoir e Édouard Manet, il ventaglio contribuisce a definire la gestualità e il movimento delle figure, diventando un dettaglio capace di raccontare la vita quotidiana, la moda e la dimensione sociale della Parigi ottocentesca.

I ventagli dipinti: da oggetto a superficie artistica

Ventaglio pieghevole, Il trionfo di Alessandro, foglia in pergamena dipinta ad acquerello, stecche in avorio con decorazioni a piqué d’argento e terminali, Italia, 1690–1700, Victorian & Albert Museum, Londra.

Ventaglio pieghevole, Il trionfo di Alessandro, foglia in pergamena dipinta ad acquerello, stecche in avorio con decorazioni a piqué d’argento e terminali, Italia, 1690–1700, Victorian & Albert Museum, Londra.

Accanto alla sua presenza nei dipinti, il ventaglio diventa anche una vera e propria superficie artistica autonoma. Tra XVIII e XIX secolo, soprattutto in Italia, Francia e Inghilterra, si sviluppa una produzione raffinata di ventagli decorati, realizzati da artisti specializzati. Questi oggetti spesso presentano scene complesse ispirate alla mitologia classica, alla letteratura o alla vita aristocratica. Alcuni ventagli conservati al Louvre e al Victoria and Albert Museum di Londra mostrano composizioni pittoriche di grande qualità, in cui il ventaglio diventa una tela in miniatura. Un esempio particolarmente interessante è rappresentato dai ventagli settecenteschi con scene galanti ispirate alla pittura rococò, dove figure eleganti si muovono in giardini idealizzati. Queste composizioni riprendono lo stile di artisti come François Boucher, la cui estetica fatta di leggerezza, colori pastello e atmosfere teatrali si presta perfettamente alla superficie curva del ventaglio.

Nel XIX secolo, con il gusto orientalista, molti ventagli decorati si ispirano invece a immaginari esotici, con motivi giapponesi e cinesi reinterpretati secondo lo sguardo europeo. Anche in questo caso il ventaglio non è solo oggetto funzionale, ma veicolo di narrazione visiva e culturale.

Il ventaglio nell’Ottocento tra fotografia e modernità

La cantante e attrice americana Nora Bayes in uno scatto degli anni Venti di Nickloas Murray.

La cantante e attrice americana Nora Bayes in uno scatto degli anni Venti di Nickloas Murray.

Con l’Ottocento e l’inizio della modernità, il ventaglio continua a essere un accessorio ampiamente diffuso in Europa e nelle Americhe, sia nella vita quotidiana sia nella rappresentazione artistica, soprattutto come elemento di eleganza femminile e di comunicazione sociale. Nelle fotografie d’atelier vittoriane, così come nei ritratti pittorici coevi, il ventaglio diventa spesso un oggetto “di posa”, utile a costruire atteggiamenti di compostezza, modestia o raffinatezza, coerenti con i codici comportamentali dell’epoca. Con la crescente produzione industriale, il ventaglio diventa più accessibile e si diffonde anche tra la borghesia urbana, mantenendo tuttavia un forte valore simbolico legato alla femminilità “educata” e al controllo delle emozioni in società. Con il Novecento, pur perdendo parte della sua funzione sociale originaria a causa dei cambiamenti nei costumi e nella moda, il ventaglio sopravvive sia come accessorio cerimoniale sia come elemento iconografico ricorrente nell’arte, nel teatro e nella danza, in particolare nel contesto del flamenco e delle tradizioni performative mediterranee.

Il ventaglio oggi: tra design e cultura visiva

Ventaglio AC/AL Studio

Ventaglio AC/AL Studio

Oggi il ventaglio ha perso la sua centralità funzionale nella vita quotidiana europea, ma continua a vivere come oggetto culturale. È ancora utilizzato in contesti performativi come il flamenco, nel teatro e nella danza, e rimane un simbolo estetico fortemente riconoscibile. Nel design contemporaneo, il ventaglio è spesso studiato come esempio di oggetto trasformabile, leggero e interattivo. La sua struttura semplice ma dinamica lo rende un precursore di molte logiche progettuali moderne basate su portabilità e adattabilità.

Il ventaglio è un oggetto che non esiste mai in forma statica. La sua identità nasce nel movimento, nel gesto e nella relazione con il corpo. È allo stesso tempo strumento, accessorio e linguaggio. Attraverso la sua presenza nella pittura, nella moda e nel design, il ventaglio racconta una storia che va oltre la sua funzione: quella di un oggetto che comunica senza parole e che, proprio per questo, continua a essere affascinante anche oggi. Più che un semplice accessorio, il ventaglio è un piccolo dispositivo culturale che ha saputo attraversare i secoli trasformandosi continuamente, ma senza perdere la sua essenza: essere un linguaggio del gesto.

In copertina: Girolamo Francesco Maria Mazzola detto il Parmigianino, Schiava turca, 1532 circa, olio su tavola, 67 × 53 cm, Galleria Nazionale, Parma.