
Il Pantheon: arte, astrologia e misteri dell’Antica Roma
Storia, significato e funzioni del Pantheon

L'iscrizione di Agrippa, ricollocata da Adriano © Remi Jouan
Nell’epoca imperiale, Roma non era soltanto la città delle legioni e dei senatori, ma un luogo dove arte, religione e conoscenze occulte si intrecciavano in modi sorprendenti. Tra tutti i monumenti simbolici della città eterna, il Pantheon emerge non solo come capolavoro ingegneristico, ma anche come custode di misteri astrologici e cosmici, un vero tempio dell’armonia tra cielo e terra. Il Pantheon, costruito originariamente da Agrippa nel 27 a.C. e ricostruito dall’imperatore Adriano intorno al 118-128 d.C., significa letteralmente “tutti gli dei”. Ma la sua struttura architettonica suggerisce un significato più sottile: non si tratta solo di un luogo di culto, ma di un calendario cosmico scolpito in pietra.
La grande cupola emisferica con l’oculo centrale non è solo un capolavoro tecnico. L’oculo, aperto verso il cielo, cattura la luce del sole in modo da segnare il passaggio delle stagioni. Alcuni studiosi di esoterismo sostengono che l’edificio fosse progettato per sincronizzarsi con eventi astrologici importanti, come solstizi e equinozi, rendendo la visita al Pantheon un’esperienza quasi iniziatica. Ogni elemento del Pantheon sembra avere un preciso significato cosmico: la cupola rappresenta il cielo celeste, una mappa simbolica degli astri che avvolge i visitatori.
L’oculo funge da “occhio del divino”, una connessione diretta tra il mondo terreno e quello celeste. Durante il solstizio d’inverno, la luce solare cade esattamente sull’ingresso, un richiamo al ciclo eterno di morte e rinascita. Il numero sette ricorre nella struttura originale, forse un richiamo ai sette pianeti conosciuti dell’epoca (Saturno, Giove, Marte, Sole, Venere, Mercurio e Luna), ciascuno associato a un dio romano e a precise influenze astrologiche. Questi dettagli suggeriscono che il Pantheon non fosse soltanto un tempio pubblico, ma un luogo di meditazione astrologica, dove gli iniziati potevano contemplare l’ordine celeste e il destino degli uomini. Nella Roma antica, l’astrologia non era un mero passatempo: era una scienza sacra, strettamente intrecciata con la religione e la politica. I sacerdoti e gli architetti del Pantheon potevano utilizzare la posizione del sole e della luna per determinare il momento giusto per cerimonie e riti, creando un ponte tra dimensione umana e cosmica. Alcuni testi esoterici suggeriscono che il Pantheon fosse anche un luogo di rituali iniziatici, dove il candidato, osservando la luce solare che si muove attraverso l’oculo, poteva “leggere” le stelle e i loro influssi sulla propria vita. La geometria perfetta e la luce mobile rendono l’edificio un autentico oracolo di pietra, capace di trasmettere conoscenze astrologiche agli adepti più sensibili. Oggi il Pantheon è una delle mete turistiche più visitate al mondo, ma chi sa guardare con occhi attenti può ancora percepire il suo antico legame con il cielo. La cupola sembra avvolgere i visitatori in un abbraccio cosmico, e l’oculo continua a proiettare fasci di luce che mutano con le stagioni, ricordandoci che ogni opera d’arte è anche un riflesso dell’universo. In un’epoca in cui arte e scienza spesso sembrano distanti, il Pantheon ci ricorda che nell’antica Roma queste discipline erano un’unica via verso la conoscenza, un percorso dove gli astri, gli dei e l’uomo si incontravano in perfetta armonia.
In copertina: La Cupola del Pantheon di Roma.