cover Il cappello barocco: come Rubens trasformò l'accessorio in icona di stile

Il cappello barocco: come Rubens trasformò l'accessorio in icona di stile

I ritratti di Peter Paul Rubens e la moda barocca del cappello
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Moda

L'accessorio barocco nei dipinti di Rubens

Peter Paul Rubens, Ritratto di Hélène Fourment con due dei suoi figli, tra il 1635 e il 1636, olio su tavola, 115 x 85 cm, Museo del Louvre, Parigi.

Peter Paul Rubens, Ritratto di Hélène Fourment con due dei suoi figli, tra il 1635 e il 1636, olio su tavola, 115 x 85 cm, Museo del Louvre, Parigi.

Nel XVII secolo la moda europea era profondamente legata alle immagini. Prima dell’invenzione della fotografia o delle riviste di moda, erano i dipinti a costruire e diffondere modelli estetici. In questo contesto la pittura di Peter Paul Rubens svolse un ruolo fondamentale nel definire l’immagine della femminilità aristocratica barocca. Tra gli elementi più riconoscibili dei suoi ritratti compare spesso un accessorio che diventerà quasi un simbolo di quell’epoca: il grande cappello a tesa larga decorato con piume. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, Rubens non inventò questo tipo di cappello. Nelle Fiandre e nei Paesi Bassi del primo Seicento i cappelli a larga tesa in feltro, spesso realizzati con costoso pelo di castoro, erano già molto diffusi tra le classi agiate.

Questi copricapi erano accessori di grande valore economico e sociale. Il feltro di castoro era un materiale raro e resistente, ottenuto da pellicce provenienti dall’Europa settentrionale e dalla Russia, e il suo utilizzo era quindi un segno evidente di ricchezza. Alle tesi larghe si aggiungevano spesso piume di struzzo o decorazioni preziose che aumentavano l’impatto visivo dell’accessorio.

Rubens rappresentò questo tipo di cappello in diversi dipinti, contribuendo a fissarlo nell’immaginario dell’epoca.

Il Ritratto di Suzanne Fourment

Peter Paul Rubens, Ritratto di Suzanne Fourment, 1622, olio su tavola, 59×74 cm, National Gallery, Londra.

Peter Paul Rubens, Ritratto di Suzanne Fourment, 1622, olio su tavola, 59×74 cm, National Gallery, Londra.

Uno degli esempi dell’estetica barocca sviluppata da Peter Paul Rubens è il Ritratto di Suzanne Fourment, cognata del pittore e appartenente a una ricca famiglia della borghesia mercantile di Anversa. Realizzato intorno al 1622-1625, il ritratto mostra la giovane donna in una posa elegante ma naturale, con il busto leggermente ruotato e lo sguardo rivolto verso lo spettatore. L’elemento più caratteristico dell’opera è il grande cappello a tesa larga che incornicia il volto della protagonista: decorato con una piuma chiara, il copricapo crea un sofisticato gioco di luci e ombre che mette in risalto la luminosità dell’incarnato e la morbidezza dei lineamenti. Suzanne indossa un abito scuro di grande raffinatezza, arricchito da un ampio colletto di pizzo bianco e da guanti eleganti, accessori che sottolineano il suo status sociale elevato. L’effetto complessivo è quello di un’immagine di grande vitalità e naturalezza, lontana dalla rigidità della ritrattistica ufficiale: Rubens costruisce un ritratto dinamico, sensuale e luminoso, in cui il cappello non è soltanto un accessorio di moda ma diventa parte integrante della composizione pittorica, contribuendo a creare quell’atmosfera di eleganza spontanea che caratterizza molte delle sue figure femminili.

Il ritratto di Hélène Fourment

Peter Paul Rubens, Ritratto di Hélène Fourment, 1635, olio su tela, 186 x 85 cm, Calouste Gulbenkian Museum.

Peter Paul Rubens, Ritratto di Hélène Fourment, 1635, olio su tela, 186 x 85 cm, Calouste Gulbenkian Museum.

Altro esempio significativo è il Ritratto di Hélène Fourment, realizzato intorno al 1630. Nel ritratto la giovane moglie del pittore appare con un abito di raso nero e un cappello a tesa larga decorato con una piuma di struzzo, accessorio tipico della moda della ricca borghesia fiamminga. L’effetto visivo è straordinario: la grande tesa del cappello incornicia il volto della donna e crea un gioco di ombre che valorizza la luminosità della pelle. Il risultato è un’immagine di eleganza sofisticata e sensuale che diventerà uno dei modelli più riconoscibili della ritrattistica barocca. Se è vero che questo tipo di cappello non fu inventato da Rubens, fu però proprio la sua pittura a trasformarlo in un simbolo visivo di seduzione e prestigio. I suoi ritratti ebbero enorme diffusione in Europa attraverso incisioni e copie, e contribuirono a costruire un ideale estetico in cui la figura femminile appare naturale, sensuale e allo stesso tempo aristocratica. Il cappello a tesa larga, spesso leggermente inclinato, diventava parte integrante di questa rappresentazione: un accessorio capace di creare movimento, teatralità e mistero.

Non è un caso che questo tipo di immagine abbia influenzato anche pittori successivi. Nel XVIII secolo, ad esempio, la ritrattista Élisabeth Vigée Le Brun citò esplicitamente Rubens nel suo celebre Autoritratto con tavolozza, dimostrando quanto l’estetica rubensiana fosse ancora viva nell’immaginario artistico europeo. Ancora oggi l’iconografia creata da Rubens continua a influenzare il linguaggio visivo della moda. I grandi cappelli a tesa larga compaiono frequentemente nei servizi fotografici di moda, nelle campagne pubblicitarie e nelle passerelle, dove evocano un’estetica teatrale e barocca. Quando un fotografo utilizza un cappello oversize per incorniciare il volto di una modella o per creare giochi di luce e ombra, sta inconsapevolmente dialogando con una tradizione visiva che risale proprio alla pittura del Seicento. In questo senso, l’opera di Rubens dimostra come l’arte possa trasformare un semplice accessorio in una vera icona culturale. Non perché abbia inventato quella moda, ma perché è riuscito a renderla indimenticabile.

In copertina: Peter Paul Rubens, Ritratto di Hélène Fourment con due dei suoi figli, tra il 1635 e il 1636, olio su tavola, 115 x 85 cm, Museo del Louvre, Parigi. Dettaglio.