
Francesco Colonna e l’arte come enigma iniziatico
Nel panorama del Rinascimento italiano, caratterizzato da una narrazione progressiva della razionalità umanistica, esistono opere che resistono a una lettura univoca e che rivelano una dimensione più ambigua, simbolica e iniziatica della cultura figurativa del tempo. Tra queste, l’Hypnerotomachia Poliphili, pubblicata a Venezia nel 1499 da Aldo Manuzio e tradizionalmente attribuita a Francesco Colonna, rappresenta un caso unico: un libro illustrato in cui testo e immagine concorrono a costruire un percorso conoscitivo che va oltre la semplice allegoria letteraria. Pur non essendo un artista in senso stretto, Colonna può essere considerato una figura centrale per comprendere una concezione dell’arte rinascimentale come strumento di conoscenza simbolica, in cui architettura, iconografia e linguaggio visivo assumono un valore iniziatico.
L’Hypnerotomachia nasce in un ambiente permeato dalla riscoperta dei testi antichi, dall’interesse per il neoplatonismo e dalla circolazione di dottrine ermetiche e pitagoriche. Venezia, a fine Quattrocento, è uno dei principali centri editoriali europei e rappresenta un crocevia tra cultura umanistica, sperimentazione tipografica e gusto antiquario.
Le celebri xilografie che accompagnano il testo — di autore ignoto, ma di altissima qualità formale — riflettono un’attenzione straordinaria per l’architettura classica, per la proporzione e per la relazione tra spazio, figura e iscrizione. In questo senso, il libro si colloca pienamente nella storia dell’arte rinascimentale, non come semplice supporto illustrativo, ma come opera visiva complessa, paragonabile a un ciclo decorativo o a un programma iconografico monumentale.
L’intera narrazione è costruita come un sogno: Polifilo attraversa giardini, templi, rovine, architetture immaginarie alla ricerca dell’amata Polia. Questa struttura onirica non va intesa come espediente letterario, bensì come dispositivo conoscitivo, in linea con una tradizione che associa il sogno alla rivelazione e all’accesso a livelli superiori di sapere.
Dal punto di vista iconografico, il viaggio di Polifilo è scandito da immagini che rappresentano passaggi, soglie, porte, labirinti, obelischi e piramidi: elementi ricorrenti nella simbologia iniziatica. L’arte, in questo contesto, non illustra il testo, ma lo completa e talvolta lo contraddice, invitando il lettore-osservatore a un’interpretazione attiva.
L'architettura come linguaggio esoterico

Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna, editore Aldo Manuzio, Venezia, 1499, 29.5 × 22 × 4 cm, pagina con illustrazione di un anfiteatro, segnatura y 4 recto, The Metropolitan Museum of New York.
Uno degli aspetti più rilevanti per la storia dell’arte è il ruolo centrale dell’architettura. Le strutture rappresentate nell’Hypnerotomachia non sono riproduzioni fedeli dell’antico, ma ricostruzioni ideali, cariche di significato simbolico. Templi circolari, edifici a pianta centrale, colonne isolate e iscrizioni enigmatiche rimandano a una concezione dell’architettura come immagine del cosmo e come espressione di un ordine nascosto. Questa visione dialoga con le teorie architettoniche rinascimentali, da Alberti a Francesco di Giorgio, ma se ne distingue per l’intento non normativo bensì contemplativo. L’architettura diventa un linguaggio esoterico, comprensibile solo a chi possiede le chiavi interpretative adeguate.
Un ulteriore livello di complessità è dato dall’uso di una lingua artificiale, composta da latino, volgare, grecismi e neologismi. Questo aspetto ha un parallelo diretto nelle immagini: entrambe funzionano come codici, non immediatamente decifrabili. Dal punto di vista storico-artistico, ciò implica una fruizione dell’opera non passiva ma iniziatica, in cui la comprensione è progressiva e selettiva. Le xilografie non spiegano, ma alludono; non narrano, ma suggeriscono. In questo senso, l’Hypnerotomachia anticipa una concezione dell’immagine come spazio di ambiguità semantica, che avrà sviluppi nel Manierismo e in certa arte simbolica del Cinquecento. Considerata nel suo insieme, l’Hypnerotomachia Poliphili può essere letta come un esempio estremo di opera d’arte totale, in cui testo, immagine, tipografia e impaginazione concorrono a un’unica esperienza estetica e intellettuale. Il lettore non è semplice spettatore, ma partecipe di un percorso che richiama rituali di iniziazione antichi, reinterpretati alla luce della cultura umanistica.
Per la storia dell’arte, l’opera di Colonna rappresenta una testimonianza fondamentale di come il Rinascimento non sia stato soltanto il secolo della misura e della razionalità, ma anche un periodo in cui l’arte ha continuato a essere pensata come strumento di accesso a un sapere simbolico, riservato e stratificato. Francesco Colonna, attraverso l’Hypnerotomachia Poliphili, offre una visione dell’arte come enigma e come percorso iniziatico, collocandosi in una tradizione che unisce immagine, filosofia e simbolo. L’opera, pur marginale rispetto al canone pittorico tradizionale, occupa un posto centrale nella storia dell’arte rinascimentale intesa non solo come evoluzione formale, ma come storia delle funzioni cognitive e spirituali dell’immagine.
In copertina: Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna, editore Aldo Manuzio, Venezia, 1499, 29.5 × 22 × 4 cm, segnatura C7 verso, dettaglio, The Metropolitan Museum of New York.