cover "Come cantavano i vecchi così cinguettano i giovani" di Jacob Jordaens

"Come cantavano i vecchi così cinguettano i giovani" di Jacob Jordaens

Il proverbio nella scena musicale del pittore fiammingo
6'
L'opera del mese

Il concerto familiare

Jacob Jordaens, Come cantavano i vecchi così cinguettano i giovani, 1638, olio su tela, Museo delle Belle Arti di Anversa.

Jacob Jordaens, Come cantavano i vecchi così cinguettano i giovani, 1638, olio su tela, Museo delle Belle Arti di Anversa.

Nel cuore dell’intimità domestica, Jacob Jordaens ambienta una scena ricca di vita, armonia familiare e sottile morale. Il dipinto rappresenta un vero e proprio concerto in casa, popolato da più generazioni impegnate in un momento spontaneo di musica condivisa. In primo piano, una coppia di anziani canta con concentrazione, seguendo il testo da un libro e da un foglio tenuti tra le mani. Gli occhiali ben calati sul naso sottolineano l’impegno con cui leggono e interpretano le parole, quasi a voler trasmettere un’eredità culturale e affettiva ai più giovani presenti nella stanza. Accanto a loro, un suonatore di cornamusa forse lo stesso Jordaens, secondo un’interpretazione tradizionale ma tutt’altro che certa – accompagna la melodia con il suo strumento. Al centro della composizione, una donna, probabilmente la moglie del musicista e identificata con Catharina van Noort, ascolta con un sorriso compiaciuto: un punto di equilibrio nella vivacità dell’insieme. L’energia dei più giovani è irresistibile. Il neonato in braccio alla madre soffia nel fischietto del suo sonaglio, mentre il fratello maggiore si cimenta con un flauto dolce, imitando gli adulti e completando il piccolo ensemble. È un momento di naturale imitazione, al tempo stesso affettuoso e ironico.

In primo piano, un cane alza le orecchie, distratto per un istante dalla musica che lo circonda. La sua attenzione si stacca momentaneamente dalle prelibatezze sulla tavola, che rivelano un altro talento di Jordaens: la capacità di dipingere nature morte con la stessa naturalezza con cui tratteggia figure ed emozioni. L’angolazione scelta dal pittore consente infatti di apprezzare dettagli minuziosi degli oggetti: frutti, piatti, tessuti, tutti resi con un realismo vibrante che arricchisce la scena e ne amplifica la dimensione quotidiana.

In cima al cartiglio, ben visibile, campeggia il motto:“Come cantavano i vecchi, così cinguettavano i giovani.” Un detto popolare che, nella cultura fiamminga del Seicento, sottolinea come i bambini seguano l’esempio degli adulti. Il proverbio fu probabilmente tratto da Jordaens dal libro di emblemi "Specchio dei tempi antichi e moderni" di Jacob Cats, pubblicato nel 1632. Qui Cats spiegava come, nel mondo animale, i piccoli imitino naturalmente gli adulti, proprio come gli esseri umani. Questa attenzione al proverbio avvicina Jordaens a un’altra grande figura dell’arte fiamminga: Pieter Bruegel il Vecchio, maestro indiscusso nella raffigurazione di detti popolari e scene di vita quotidiana.

Le analisi a raggi X e infrarosse hanno rivelato che Jordaens modificò in modo significativo la composizione originale. La tela venne ampliata di circa 20 centimetri sul lato destro, intervento accompagnato da uno spostamento delle figure: la nonna e la madre erano inizialmente più vicine tra loro. Alcuni elementi, come il cartiglio con il motto, mostrano spostamenti precisi verso destra e verso l’alto. Anche lo strato di pittura del pezzo aggiunto è riconoscibile: presenta una tonalità più rossastra e una consistenza più ruvida, tracce di un aggiustamento successivo forse dovuto a esigenze estetiche… o alla richiesta di un committente desideroso di un dipinto più grande. Un disegno preparatorio del suonatore di cornamusa, un tempo parte della collezione del professor van Regteren Altena di Amsterdam, conferma l’attenzione del pittore per la costruzione della scena.

Questo dipinto del KMSKA fu il primo di una serie di variazioni sullo stesso soggetto che Jordaens realizzò negli anni successivi. Esistono versioni affini – più grandi e con un numero variabile di figure – conservate in diversi musei e collezioni private. Questa diffusione testimonia il successo del tema e la sua popolarità presso i collezionisti del tempo. Con questo dipinto Jordaens unisce la vivacità di una scena familiare alla profondità di un proverbio morale, fondendo ritmo musicale, osservazione sociale e virtuosismo tecnico. È un’opera che parla di trasmissione, imitazione e continuità, mostrando come la quotidianità possa farsi portatrice di valori universali.

Jacob Jordaens, pittore del popolo

Jacob Jordaens, Autoritratto, Bavarian State Painting Collection.

Jacob Jordaens, Autoritratto, Bavarian State Painting Collection.

Jacob Jordaens (Anversa, 19 maggio 1593 – 18 ottobre 1678) è una figura cardine del panorama figurativo del Seicento fiammingo. Pur spesso associato ai suoi più celebri contemporanei – Peter Paul Rubens e Antoon van Dyck – Jordaens occupa un posto autonomo nella pittura barocca del Nord Europa, distinguendosi per una poetica fondata sulla vitalità popolare, sul dinamismo delle scene domestiche e sull’uso magistrale del colore e della luce. Nato in una ricca famiglia borghese di commercianti di tessuti, Jordaens crebbe in un ambiente agiato e culturalmente vivace. Il suo percorso artistico iniziò nella bottega del pittore manierista Adam van Noort, maestro con cui condivise la formazione insieme al giovane Rubens. Nel 1615 Jordaens fu ammesso alla Gilda di San Luca di Anversa, e l’anno successivo sposò la figlia minore di Van Noort, Catharina, dalla quale ebbe tre figli.

La formazione manierista lasciò tracce evidenti nelle sue prime opere: composizioni affollate, gesti ampi, cromie vivaci. Tuttavia, il contatto con lo stile di Rubens, dominante nella scena artistica di Anversa, fu decisivo per la maturazione del giovane pittore. Jordaens assimilò la monumentalità e il dinamismo rubensiani, ma se ne distaccò presto con un linguaggio più impulsivo, terragno e legato alla vita quotidiana. A differenza di Rubens e Van Dyck, Jordaens non fu mai in Italia, circostanza che egli stesso considerò un limite. Nonostante ciò, le opere dei maestri del Cinquecento italiano erano ben conosciute nelle Fiandre e influenzarono profondamente la sua poetica. I modelli di Paolo Veronese, Tiziano, Federico Barocci, e soprattutto Jacopo Bassano furono determinanti per la costruzione di un linguaggio pittorico fondato su: ricchezza cromatica, teatralità delle luci, realismo vivace delle figure, senso narrativo enfatizzato. L’influenza di Bassano – con le sue scene pastorali, le famiglie riunite attorno a tavole imbandite e l’attenzione agli animali e agli oggetti quotidiani – è particolarmente evidente nelle opere più celebri di Jordaens.

Se Rubens fu il pittore della mitologia eroica e Van Dyck il cantore dell’aristocrazia, Jordaens divenne il grande narratore del popolo. I suoi dipinti celebrano l’energia delle feste fiamminghe, il cibo abbondante, il vino condiviso, le risate fragorose e la confusione gioiosa della vita domestica. Opere come Il re beve (Bruxelles, KMSKA) sono emblemi di questa poetica: tavole opulente, figure colte in momenti conviviali, atmosfere cariche di un paganesimo terreno e sensuale. È una vera e propria mitologia fiamminga, in cui l’umanità comune diventa protagonista della pittura barocca. Anche nei soggetti sacri emerge la stessa energia: i primi dipinti religiosi, come I quattro evangelisti, sono dominati da una forza realistica che sovrasta la componente mistica. Jordaens preferisce santi vigorosi, colti in momenti di lavoro o riflessione, immersi in ambienti concreti.

La normalità ritrova dignità

Jacob Jordaens, Il Re Beve, 1640, olio su tavola, 156 cm x 210 cm, Museo Reale delle Belle Arti del Belgio.

Jacob Jordaens, Il Re Beve, 1640, olio su tavola, 156 cm x 210 cm, Museo Reale delle Belle Arti del Belgio.

Nelle celebrazioni dell’Epifania rappresentate da Jordaens, la dimensione religiosa si intreccia con un vivace rito popolare: la presentazione del tradizionale dolce dei Re, all’interno del quale viene nascosto un fagiolo o una fava. Chi tra i commensali lo trova nella propria fetta viene proclamato re della festa e indossa la corona di carta che decora il dolce. Questa consuetudine, diffusa in tutta Europa e di origine antichissima, affonda le sue radici nei Saturnalia romani, festività caratterizzate da banchetti, inversioni di ruolo e giochi conviviali. Da paese a paese il dolce assume forme diverse, così come muta nel tempo il piccolo “gettone” portafortuna: alla fava o alla moneta di un tempo si sostituisce spesso, oggi, una figurina di porcellana raffigurante un re o il Bambino Gesù. Jordaens coglie questo momento rituale con la consueta energia narrativa, trasformando un’usanza popolare in una scena carica di umorismo, partecipazione e simbolismo festivo. Ne esistono diverse versioni, almeno sette, ma la mia preferita rimane senza dubbio quella custodita al Museo reale del Belgio, in quanto particolarmente scatenata: c'è persino un bambino che se l'è fatta sotto e che viene ripulito a tavola, in tutta serenità e senza problemi, nella baraonda generale delluomo che ubriaco rovescia del vasellame e della comitiva allegra che beve e gozzoviglia.

In copertina: Jacob Jordaens, Come cantavano i vecchi così cinguettano i giovani, 1638, olio su tela, Museo delle Belle Arti di Anversa. Dettaglio.